Banchetti di vestiti, di scarpe, di cianfrusaglie, di accessori per la casa, dolci, dolciumi, dolcetti, zucchero filato, croccante, brigidinini di Lamporecchio, hot dog, giocattoli, giocattoli, giocattoli e fuochi d'artificio sulla spiaggia per concludere in bellezza. Il paese dei balocchi in miniatura.
"Oddio mamma, svengo!" ha detto ieri piccolo mostro primogenito eccitata al sentire quello che le prospettava la giornata di oggi.
Qui al Forte i festeggiamenti del patrono iniziano la sera prima con la tradizionale focata, che per i fortemarmini
rappresenta un evento di gran lunga più significativo della fiera, quello in cui il fortemarmino sente scorrere la fortemarminità nelle vene.La tradizionale focata di sant'Ermete altro non è che un grande fuoco acceso nella piazza del Fortino, fuoco che riecheggia il falò che veniva acceso un secolo fa da chi attendeva il marmo in arrivo dalle Apuane.
Una volta tutti i fortemarmini contribuivano all'innalzamento del cumulo di legna da bruciare, chi con una sedia, chi con le ante di un armadio vecchio, chi con un pattìno, con un tavolo o con vecchie assi che non erano state buttate proprio in vista della focata. La fiamma si alzava così, leggera, scomposta e naturale verso il cielo e in ultima battuta strinacchiava il fantoccio simbolico che la troneggiava. In un caso era il viareggino, storico antagonista del fortemarmino, in un altro era un personaggio del forte, messo lì per simpatia. Una volta dettero fuoco anche a mia nonna, conosciutissima pionieressa delle confezioni di Forte dei Marmi. Cioè, negli anni '80 i jeans li compravi dalla Terè: non avevi scelta.
Per questo mia nonna si ritrovò in cima alla focata con ai piedi un cartello recante: "Oh Terè, brucia anco te!".
Io, in quanto fortemarmina purosangue da sempre vivo la focata in stato emozionale. Fin da piccola ho sempre cercato di dare il mio personale contributo al cumulo di legne destinate al rogo, fosse anche con un foglietto di carta.
Da brava fortemarmina sono in prima fila quando il rogo viene acceso e sono in prima fila quando il rogo viene spento.
Con la mestizia nel cuore davanti allo spettacolo che suggestiona, pur sempre uguale a se stesso, ogni anno ripeto diligentemente il rito di pensare a quale fase della mia vita vivessi durante la focata passata. Ricordo quando ero ragazzetta che ero in piazzetta con gli amici, ricordo quando avevo il fagiolino di piccolomostro primogenito nella pancia e nessuno lo sapeva e così via.
Da brava fortemarmina per un attimo, durante il rogo, chiudo gli occhi e esprimo un desiderio.
Ecco, sempre così, ma ieri sera no.
Ieri sera avevo un mostro petulante che lamentosamente e senza soluzione di continuità esprimeva il desiderio di andare via, che aveva caldo, sonno, sete.
Ieri sera avevo un Mancio che voleva il cocomero ad ogni costo e che dietro le spalle andava ripetendo che non trovava niente di che in questa focata che a me piace tanto. Sarà che non sono di Forte dei Marmi, considerava.
Ieri sera avevo una focata che non era stata accumulata da tutti i fortemarmini, ma era stata pensata ad arte da qualcuno ed era composta, ordinata, sistemata.
Ieri sera avevo una banda che mi suonava nell'orecchio le canzoni inneggianti a Viareggio, viva Viareggio viva il fox-trot e mi chiedevo quale genere di erba avesse fumato chi aveva ingaggiato quella banda.
Ieri sera non riuscivo a pensare a nessun ricordo di focate di anni passati per l'incapacità di estraniarmi per un nanosecondo dalla truppa e, per non gettare tutta la truppa nel falò, mi sono arresa ad una fetta di cocomero sotto il gazebo e ad un repentino ritorno a casa.
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