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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








venerdì 19 giugno 2009

daniuccia life story - part 769 of 1543

Ho due tatuaggi.
Uno mediamente piccolo sull'anca. L'altro mediamente medio sulla spalla, posizione marinaio, come disse all'epoca dei fatti chicory - la madre. La sagace.
Sto maturando per il terzo, giacchè ho saputo che due portano sfiga. Notizia che sembra niente, ma che ha reso individuabile il colpevole di tutti questi anni un po' storti.
Otto, per esser precisi. Dal 2001. Una vita fa.
Con T. c'eravamo lasciati da un po' perchè le cose non andavano e stavo iniziando a frequentare un ragazzo. E.
Anima eccezionale, che vive nel cuore.
Andammo a fare un tatuaggio lo stesso giorno, l'uno all'insaputa dell'altra.
Il secondo tatuaggio. Che mi ricorda E., che mi ricorda un periodo della mia vita tutto diverso e che è andato a render sfavorevolmente pari il numero dei tatuaggi da me posseduti.
Il secondo tatuaggio.
Cos'è? Quando voglio fare la ganza rispondo chiedendo "E tu? Cosa ci vedi?"
Niente. Nessuno ci vede mai niente.
Una volta uno c'ha visto un naso. E' stato inquietante.
Inquietante realizzare che mi credeva capace di tatuarmi un naso, soprattutto, ma presi atto.
Poi niente.
Fantastico, considerando che è partorito dalla mia medesima testa.
E' un 4, comunque.
Un 4 perchè adoro questo numero, un 4 perchè lo sono io numerologicamente, un 4 perchè quando ero piccola a colazione mangiavo un quantitativo di biscotti che fosse o multiplo di 4 o lo contenesse. Tipo, se avevo più fame di quattro biscotti passavo a 7 (nominato sostituto onorario dell'8, primo multiplo disponibile, ma estremamente sgradevole), se avevo ancora più fame arrivavo minimo a 14. Sì, forse non erano esattamente i multipli, ma numeri con il 4 o che gli somigliavano, tipo il 7.
E poi 4 di tutto, dovendo scegliere.
Ora, su questo 4 un po' c'ho lavorato. C'ho messo del mio, ecco.
E ho partorito un 4 formato da un uccello dal becco allungato con un'ala spiegata e una fiamma.
Uccello. Volare. wow.
In senso metaforico ovviamente, che altrimenti mi cago sotto.
La fiamma. Il fuoco. La vita. wow.
Nessuno lo capisce.
Un naso. Ma si può?
Invece, a proposito di uccelli, il tatuatore, tale Federico (michele? simone? Decisamente ho rimosso il suo nome) mi disse, ridendosela sotto i baffi e scuotendo la sua chioma di capelli rastoni, "sempre uccelli, sempre uccelli...ahah... tutti diranno 'oh a quella lì gli garbino gli uccelli' ahah".
Perfetto direi.
Già. Sempre uccelli.
Perchè anche il primo (tatuaggio) ha come leit motiv il volatile.
Due anatre, per la verità.
Una più avanti, volo già spiccato, un'altra, più indietro, che arranca un po' ma alla fine ce la fa anche lei.
I tempi del primo tatuaggio erano i tempi della post ribellione, della presa di coscienza, dell'esaltazione del mio IO.
Tutti possiamo volare. Tu mi colpisci e io mi rialzo. E bla bla bla.
Proferivo solo frasi di film(s) del tipo:" Ricordati, chi ha subito un danno è pericoloso, sa di potersi rialzare", "ti sei inoltrato nella cupa foresta, la cupa foresta si inoltra in te" o di poesie tipo: "In tutto io vivo tacito come la morte e la mia vita è divina". Per dirne due-tre a caso.
E le rimuginavo in bicicletta passando davanti a una casa che aveva due sculture di ottone appese a un muro esterno. Due anatre in volo.
Avanti e indietro. Avanti e indietro su quella strada. Ogni giorno.
Alla fine mi innamorai di quelle due anatre.
Mi sembravano in grado di dir tutto.
Le fotografai. Le ricalcai. E le impressi su di me.
Vedi? E' scritto: se cado mi rialzo. E torno a volare. Fantastico, no?

12 commenti:

  1. "Meditai a lungo sulle avventure della giungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno.
    Il mio disegno numero uno (...) Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava. Mi risposero: 'Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?'
    Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinchè vedessero chiaramente che cos'era, disegnai l'interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi (...)
    Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori sia di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all'aritmetica e alla grammatica. Fu così che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore. Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disanimato.
    I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta"
    E le analogie non finiscono qui...anche lui torna (anzi inizia) a volare e fare il pittore...
    Voglio le altre 1542 puntate :)

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  2. Carissima, ti parla un fanatico del 6 (e del 3, che lo divide equamente in due non scontentando nessuno).

    Non capisco gli arcani collegamenti tra il 4 ed il 7 e, soprattutto, non capisco perchè in un attacco famelico tu non abbia scelto di fermarti al 12. Numero straordinario che raddoppia il 6 e che - addirittura - triplica il tuo "adorato" 4.

    La cosa non è di secondaria importanza. Come non lo è il fatto che la parte 769 sia poco meno della metà di 1543. E' come se tu avessi voluto scrivere "... nel mezzo del cammin ..."

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  3. Carissimo, legami tra il 4 e il 7 io ne vedo, ma spiegarli non saprei. Non sono numerici, pari e dispari, non primo e primo, e via dicendo, ma a me i due sembrano affini. Che devo dire? Danieggiamenti?
    E nel mezzo del cammin della mia vita (ehehe) mi diletto con le somme delle cifre, quello sì.
    In ultimo, fermarmi al dodici era rinnegare,per un attimo di pigrizia, per un'inezia, il 14, fosse mai!
    E tu? Come mai eleggesti il 6? Potresti farci un post...

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  4. Carissima,

    non possono scrivere del 6. Argomento troppo personale. La lama taglia sempre dov'è fine. E dov'è fine è il cuore.

    In breve: il 6 è la sufficienza, il senso che ci manca, la tranquillità. In sua mancanza può andar bene anche il 3, che ne è contenuto, ed al limite anche il 2, essendo suo divisore. Ma non il 4 - ahimè - che è la bara. E nemmeno il 5, che è il morto. Purtroppo dopo il 6 non ci sono più numeri naturali, se non quelli divisibili per 3 e per 6. Quindi il 7 non esiste. Mi dispiace.

    Sommare le cifre per trovarvi serenità è uno dei primi sintomi che andrebbero confessati al proprio medico curante. E' uno dei campanelli d'allarme della patologia mentale. Te lo assicuro io, che da quindici anni e più sommo le targhe delle automobili che mi precedono. E non solo quelle.

    E tua sorella ? Che numero ha ?
    E tuo cugino ? Lo sapevi che è numerologo ?
    Ed il 9 ? Lo sapevi che vale 0 ?

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  5. Eccoci. Allora dico la mia, che anch'io sono assai ossessionata (w le ESSE) dai numeri, e dalle lettere. In modo assai spiccio e anche se Solus sostiene la sua non-esistenza, il mio numero preferito è sempre stato il 7. Sarò banale ma 7 è tutto: i peccati capitali, i doni dello spirito santo, i nani, le chiese di cui l'omonimo giro indica il perdersi dilungandosi (cosa a me cara), le meraviglie del mondo, i metalli alcalini, le classi di simmetria dei sistemi cristallini, i colori dell'arcobaleno, i colli di Roma, i mari, le vertebre cervicali, gli attributi di Allah, i chakra, le pleiadi........cucù-sette, le sette sataniche......Da piccola lo vedevo rosa, poi il rosa mi ha cominciato a fare orrore e adesso non lo vedo di nessun colore, però lo sento proprio. Così come sento la lettera S che è la più bella dell'alfabeto. Non si può spiegare, è così e basta. Tutto questo sensitivismo mi preoccupa, e mi sa che prima o poi mi tatuo 7 S in 7 diversi punti del corpo.
    Ok, nascosti :)
    (Dania, il tuo tatuaggio col 4 e il volatile è splendido!).
    Francesca

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  6. senti senti quanti altarini si scoprono.. eheh.
    @francesca: in effetti il 7 ti sta addosso! [e ammazza quante cose son 7, e chi c'aveva mai pensato.. :S]
    @solus: il 9 fa zero! lo so! infatti prima escludo tutti i nove e le somme che lo generano.
    E mia sorella? boh! mi risulta non veneri nessun numero [persona equilibrata] ma simpatizzi per uno che non esiste [tarlo del disequilibrio].

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  7. Vabbè... potrei mai desimermi?
    No, direi di no.
    E allora:
    Il mio numero fortunato/ossessionante è il 12 (in seconda battuta arriva il 6). Io sono nato il 6 e mia moglie il 12 (provate a dire che non sono la sua metà! :D)
    Tutto iniziò a metà degli anni 90: ero in Francia con mio fratello e decidemmo di andare ad un casinò dove avevamo saputo che andava negli anni '60 il mio povero nonno). Non ero andato al casinò prima di allora, quindi giacca e cravatta e dentro. Appena presi le fiches ragionai su quali numeri puntare (vi evito le smancerie mentali che mi portarono a scegliere la data di nascita della mia futura moglie). Siccome il gioco d'azzardo mi spaventa volli puntare tutto sul 12 (non pensate ad una gran cifra eh!). Lo so non ci crederete: 12 secco e 36 volte la posta!!! Appena preso il gruzzolo: alla cassa a cambiare le fiches e via a casa!
    Anno successivo: ripassiamo nelle vicinanze e memore dell'esperienza volli tornare: entro, cambio, punto sul 12, 12!, 36x, cambio e via. Non volli più tornarci.
    Ah! Io però ho un numero che rifuggo poichè è legato alle cose più brutte: è il 12-1, non lo scrivo, non si sa mai... :)

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  8. volevo dire "esimermi"... mi scappò una "d" tastierando... :(

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  9. @darker: no, cioè, tipo: quanto cacchio hai vinto????

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  10. In entrambi i casi puntai intorno alle 20-25.000 lire di allora, quindi me ne andai in con circa 850.000 lire... (in totale 1.700.000 in due anni) Non è un cifrone però all'epoca mi sembrava di aver sbancato il casinò... ;)

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