Mentre procede l'adattamento ai nuovi ritmi da studentessa di Alice, i primi quattro giorni di compiti hanno già visto un pianto, due alterchi e una mezza tregua, che forse ho fatto bene a non fare l'insegnante elementare e c'avevo pure una mezza idea, mentre i contenuti acquisiti sono:
a piccola, a grande, a corsiva piccola, a corsiva grande (cantIlena);
e piccola, e grande, e corsiva ... bla bla bla... (cantIlena);
i piccola ... bla bla bla... (cantIlena);
intervallo.
Tipo: "Alice! Vieni facciamo i compiti"
"Ah sì...dunque...
lapis, eccolo qua!...
vediamo...
i....
i...
...
quanto manca all'intervallo?"
...
"Finito! INTERVALLOOOOO!"
Embè.
Io, nel frattempo, sono priva di ispirazioni, però mi vien da ridere ogni volta che apro la libreria e vedo la scatola di gessetti colorati. Non per la scatoletta in sè, che è anche bellina, ma per il fatto di averla comprata a giugno per le spiegazioni di quest'anno. Chissà, forse avevo paura di non esser pronta quando mi avessero chiamato (uah-uah-uah). Il mio amico Diego dice che mi chiameranno al sicuro, che devo solo avere fiducia. Meglio così.
Intanto per non saper nè leggere nè scrivere oggi vado a vedere un fondo per una cosa con il cognato matto, che a me queste attese m'han già saturato.
T. invece è entrato in fissa col ciclismo. Si è comprato la bici da corsa e tutto il necessario per l'impresa ciclistica, compresa una di quelle oscene tutine elasticizzate aderenti. Inguardabile.
Beata la Eva, lei la sua condizione di esclusione la vive con soddisfazione, che di andare all'asilo non gliene frega un tubo e vuole stare a casa con Ciccio.
Che il mondo è una questione di punti di vista.
giovedì 17 settembre 2009
domenica 13 settembre 2009
Questo è per te, che non leggi i miei post se non sotto tortura e che quindi non lo saprai.
Questo è per te, che non guardi le mie foto, che ti disinteressi di twitter, che non mi prendi troppo sul serio,
che ridi per le mie fisse e ti innervosisci per le fughe della mia mente, ma le comprendi.
Questo è per te, che sei a trafficare in cucina per fabbricare la birra e sembri un mago fra le sue pozioni e
ti è dispiaciuto stamani quando ti ho dato il pacco e tu non avevi niente e mi hai detto " ti regalo me stesso".
Questo è per te, perchè eravamo insieme 6 anni fa e siamo insieme adesso. E ogni giorno è una conquista,
ogni giorno è una vittoria, ogni giorno è una sorpresa.
Questo è per te che hai per la vita lo stesso mio progetto e hai deciso di dividerla con me, questa vita,
e io ho deciso di dividerla con te.
Questo è per te, perchè ho la stessa volontà, la stessa intenzione di 6 anni fa, quando ci siamo presi la mano e l'abbiamo detto al mondo che la nostra intenzione era quella.
E non ci siamo fatti una promessa di eternità, ma una dichiarazione di intenti perchè esisteranno sempre persone migliori di noi,
ma nessuna sarà T. ed è con T. che voglio passare la mia vita e ci metterò tutto l'impegno.
Questo è per te: è un pensiero, è un augurio, è una speranza. Che possiamo passarne altri cento di 13 settembre insieme.
Continua a tenermi la mano, continuiamo ad andare.
Il bello deve ancora venire.
Questo è per te, che non guardi le mie foto, che ti disinteressi di twitter, che non mi prendi troppo sul serio,
che ridi per le mie fisse e ti innervosisci per le fughe della mia mente, ma le comprendi.
Questo è per te, che sei a trafficare in cucina per fabbricare la birra e sembri un mago fra le sue pozioni e
ti è dispiaciuto stamani quando ti ho dato il pacco e tu non avevi niente e mi hai detto " ti regalo me stesso".
Questo è per te, perchè eravamo insieme 6 anni fa e siamo insieme adesso. E ogni giorno è una conquista,
ogni giorno è una vittoria, ogni giorno è una sorpresa.
Questo è per te che hai per la vita lo stesso mio progetto e hai deciso di dividerla con me, questa vita,
e io ho deciso di dividerla con te.
Questo è per te, perchè ho la stessa volontà, la stessa intenzione di 6 anni fa, quando ci siamo presi la mano e l'abbiamo detto al mondo che la nostra intenzione era quella.
E non ci siamo fatti una promessa di eternità, ma una dichiarazione di intenti perchè esisteranno sempre persone migliori di noi,
ma nessuna sarà T. ed è con T. che voglio passare la mia vita e ci metterò tutto l'impegno.
Questo è per te: è un pensiero, è un augurio, è una speranza. Che possiamo passarne altri cento di 13 settembre insieme.
Continua a tenermi la mano, continuiamo ad andare.
Il bello deve ancora venire.
giovedì 10 settembre 2009
L'unico, vero, efficace metodo per combattere l'angoscia è il sano dedicarsi anima e core allo shopping sfrenato. Ne conveniamo?
Magari l'effetto finirà, magari il giorno seguente l'ovosodo tornerà nel gozzo, ma, diciamocelo, - oh, io lo dico - non c'è niente di più rinfrancante, duri quel che duri, di mettere mano al portafogli e indulgere senza ritegno nell'appagamento dei più materiali e tangibili desideri.
Io, ieri, alla fase del mettere mano al portafoglio non ci son nemmeno arrivata - e già sto meglio, figurarsi - perchè mi sono persa nei dettagli e nelle caratteristiche di quel che volevo comprare.
Un-esposimetro-manuale-esterno. Lui.
Questo è quel che voglio per sanare la mia angoscia, o meglio è quel che avrei voluto comprare ieri, totalmente in botta con la mia macchinina analogica [è pur vero che non mi vengono foto decenti nemmeno con la digitale e allora cosa vado cercando con la analogica lo sa iddio che sa tutto, ma qui non si rinviene tanto nemmen lui -as chicory-the-mother would say].
Ora, il problema è stato che non sono riuscita a comprendere nella maniera più assoluta il funzionamento di quell'arnese russo, appartenente al mio povero nonno, che mi son rigirata fra le mani tutto ieri, che sposti una levetta e la lancetta va da una parte, sposti un'altra levetta e la lancetta va da un'altra parte senza apparenti nessi di causalità.
Ciò poteva essere assai avvilente.
Sono stata ore a fare prove con luci diverse, orientazioni diverse, levette spostate diversamente e non c'ho tirato fuori nulla, se non la drastica scelta da compiere fra le due possibilità: o è rotto o io sono completamente andata. Inutile dire che ho scelto la prima.
Ad ogni buon conto, ciò che voglio è questo: un esposimetro manuale esterno, datato, che fa figo (e costa meno), al selenio, così non ha bisogno di batterie. Marca seKonic o lunasix (meglio). Non va bene il weston master, chiariamolo subito, che ha una forbice di voltaggio stretta e che quindi non può usarsi in notturna (che cosa sia e come incida la forbice di voltaggio stretta non ne ho la più pallida idea, ma rendiamoci conto che non si può comprendere tutto, certe cose vanno anche prese per buone santo iddio).
Mi sono fatta una cultura. Debolina, sia pure, ma mi accontento. Tutto fa.
Ovviamente, e sottolineo ovviamente, questo non è il mio unico oggetto del desiderio, che l'angoscia è tanta.
C'è lui: OBIETTIVO NIKON AF-D 50mm f 1.8 D. Voglio lui, lui, lui. Quell'apertura smodata del diaframma mi fa impazzire. Voglio sfondi sfocati, voglio sfondi sfocati, voglio sfondi sfocati.
Poi, già che ci siamo voglio un polarizzatore e questo, lo confesso, lo voglio quasi esclusivamente perchè ce l'han tutti. [Il polarizzatore è quel filtro che si mette per fotografare le trasparenze dell'acqua e il cielo azzurro. Anch'io voglio fotografare le trasparenze dell'acqua e il cielo azzurro.]
E anche un fisheye, già che ci siamo.
Altre cose, poi.
Voglio il piedino per la macchina da cucire per cucire le cerniere. E un miliardo di gomitoli colorati per fare la coperta della nonna per la mia sedia a dondolo (stupendissimo acquisto al mercatino dell'usato dovuto all'angoscia della settimana scorsa).
Un cellulare nuovo [Samsung. tastiera qwerty. love it!], un divanetto per l'ingresso, una plastificatrice e un phon professionale, che questo taglio di capelli mi fa schifo.
Ohh. Sto già meglio.
[Alice ha iniziato ieri. Che tenerezza.
Hanno fatto il disegno della scuola e scritto la data. Era tutta contenta.
E' nel banchino con una bambina di nome Michela che conosceva di vista.
La madre prima di salire ripeteva senza soluzione di continuità "Alice vieni qui, dai la mano a Michela! Michela con Alice! Bimbe state insieme! Alice qui!, Michela qui! Insieme! Tenetevi la mano!".
Siamo saliti al piano di sopra e in piena fibrillazione ha acciuffato due banchini e ha iniziato a chiamare "Alice! Michela! Qui! Qui! Tu qui e lei qui!". La madre di Michela.
"Che bello che hanno scelto di sedersi vicine!!!" mi ha detto poi "era quel che desideravo, son proprio contenta!"
"Eh già".
Mi sa che eravamo tutte un po' fuori di testa.]
Magari l'effetto finirà, magari il giorno seguente l'ovosodo tornerà nel gozzo, ma, diciamocelo, - oh, io lo dico - non c'è niente di più rinfrancante, duri quel che duri, di mettere mano al portafogli e indulgere senza ritegno nell'appagamento dei più materiali e tangibili desideri.
Io, ieri, alla fase del mettere mano al portafoglio non ci son nemmeno arrivata - e già sto meglio, figurarsi - perchè mi sono persa nei dettagli e nelle caratteristiche di quel che volevo comprare.
Un-esposimetro-manuale-esterno. Lui.
Questo è quel che voglio per sanare la mia angoscia, o meglio è quel che avrei voluto comprare ieri, totalmente in botta con la mia macchinina analogica [è pur vero che non mi vengono foto decenti nemmeno con la digitale e allora cosa vado cercando con la analogica lo sa iddio che sa tutto, ma qui non si rinviene tanto nemmen lui -as chicory-the-mother would say].
Ora, il problema è stato che non sono riuscita a comprendere nella maniera più assoluta il funzionamento di quell'arnese russo, appartenente al mio povero nonno, che mi son rigirata fra le mani tutto ieri, che sposti una levetta e la lancetta va da una parte, sposti un'altra levetta e la lancetta va da un'altra parte senza apparenti nessi di causalità.
Ciò poteva essere assai avvilente.
Sono stata ore a fare prove con luci diverse, orientazioni diverse, levette spostate diversamente e non c'ho tirato fuori nulla, se non la drastica scelta da compiere fra le due possibilità: o è rotto o io sono completamente andata. Inutile dire che ho scelto la prima.
Ad ogni buon conto, ciò che voglio è questo: un esposimetro manuale esterno, datato, che fa figo (e costa meno), al selenio, così non ha bisogno di batterie. Marca seKonic o lunasix (meglio). Non va bene il weston master, chiariamolo subito, che ha una forbice di voltaggio stretta e che quindi non può usarsi in notturna (che cosa sia e come incida la forbice di voltaggio stretta non ne ho la più pallida idea, ma rendiamoci conto che non si può comprendere tutto, certe cose vanno anche prese per buone santo iddio).
Mi sono fatta una cultura. Debolina, sia pure, ma mi accontento. Tutto fa.
Ovviamente, e sottolineo ovviamente, questo non è il mio unico oggetto del desiderio, che l'angoscia è tanta.
C'è lui: OBIETTIVO NIKON AF-D 50mm f 1.8 D. Voglio lui, lui, lui. Quell'apertura smodata del diaframma mi fa impazzire. Voglio sfondi sfocati, voglio sfondi sfocati, voglio sfondi sfocati.
Poi, già che ci siamo voglio un polarizzatore e questo, lo confesso, lo voglio quasi esclusivamente perchè ce l'han tutti. [Il polarizzatore è quel filtro che si mette per fotografare le trasparenze dell'acqua e il cielo azzurro. Anch'io voglio fotografare le trasparenze dell'acqua e il cielo azzurro.]
E anche un fisheye, già che ci siamo.
Altre cose, poi.
Voglio il piedino per la macchina da cucire per cucire le cerniere. E un miliardo di gomitoli colorati per fare la coperta della nonna per la mia sedia a dondolo (stupendissimo acquisto al mercatino dell'usato dovuto all'angoscia della settimana scorsa).
Un cellulare nuovo [Samsung. tastiera qwerty. love it!], un divanetto per l'ingresso, una plastificatrice e un phon professionale, che questo taglio di capelli mi fa schifo.
Ohh. Sto già meglio.
[Alice ha iniziato ieri. Che tenerezza.
Hanno fatto il disegno della scuola e scritto la data. Era tutta contenta.
E' nel banchino con una bambina di nome Michela che conosceva di vista.
La madre prima di salire ripeteva senza soluzione di continuità "Alice vieni qui, dai la mano a Michela! Michela con Alice! Bimbe state insieme! Alice qui!, Michela qui! Insieme! Tenetevi la mano!".
Siamo saliti al piano di sopra e in piena fibrillazione ha acciuffato due banchini e ha iniziato a chiamare "Alice! Michela! Qui! Qui! Tu qui e lei qui!". La madre di Michela.
"Che bello che hanno scelto di sedersi vicine!!!" mi ha detto poi "era quel che desideravo, son proprio contenta!"
"Eh già".
Mi sa che eravamo tutte un po' fuori di testa.]
lunedì 7 settembre 2009
Ho dormito 9 ore. Era dalla terza media che non dormivo così tanto.
Detesto settembre, l'autunno, il freddo che torna, le malattie che incombono, la precarietà, l'attesa. Detesto anche dormire tanto.
Ho l'angoscia perenne. Mi sembra tutto storto, anche quel che prima era diritto. Com'è che accade?
Comunque.
Giovedì Alice va in prima elementare. E non so mica se io (io, ahaha) sono pronta. Sarà che continua a perdere denti, sarà che ha imparato ad andare in bici senza rotelle, sarà che già a vederla col grembiulino blu col contornino bianco mi è venuto il groppo in gola, sarà che io i cambiamenti non li so mica gestire come niente fosse, ma boh, ho l'angoscia.
Eva invece segue il triste destino di sua madre: è in lista di attesa e aspetta e spera [anzi, a sperare ci penso io, che sono allenata]. E qui altro che angoscia.
Perchè poi penso "... e se non entra? e se il fatidico posto non si materializza? Se nessun bambino si vaporizza e lascia il posto libero? Starà con chicory-la-madre? Gesù santo. Ah no, son disoccupata, al limite starà con me. Certo son disoccupata, che angoscia. Che poi a casa ci sto anche bene, ma se devo essere casalinga voglio riconosciuto il mio status, ecchediamine. Mamma mia, ma com'è che questa bimba è in lista d'attesa? Ma possibile che son tutti furbi men che la sottoscritta? Ma ci sarà un corso dove ti insegnano la furbizia, a colazione pane e volpe? Ma com'è che son disoccupata?"
Ecco, tra l'altro vorrei cambiare il lavoro che non ho. Peccato il piccolo dettaglio che per iniziare un qualsiasi progetto uno i soldi li debba già avere.
No no, non son dell'umore.
Detesto settembre, l'autunno, il freddo che torna, le malattie che incombono, la precarietà, l'attesa. Detesto anche dormire tanto.
Ho l'angoscia perenne. Mi sembra tutto storto, anche quel che prima era diritto. Com'è che accade?
Comunque.
Giovedì Alice va in prima elementare. E non so mica se io (io, ahaha) sono pronta. Sarà che continua a perdere denti, sarà che ha imparato ad andare in bici senza rotelle, sarà che già a vederla col grembiulino blu col contornino bianco mi è venuto il groppo in gola, sarà che io i cambiamenti non li so mica gestire come niente fosse, ma boh, ho l'angoscia.
Eva invece segue il triste destino di sua madre: è in lista di attesa e aspetta e spera [anzi, a sperare ci penso io, che sono allenata]. E qui altro che angoscia.
Perchè poi penso "... e se non entra? e se il fatidico posto non si materializza? Se nessun bambino si vaporizza e lascia il posto libero? Starà con chicory-la-madre? Gesù santo. Ah no, son disoccupata, al limite starà con me. Certo son disoccupata, che angoscia. Che poi a casa ci sto anche bene, ma se devo essere casalinga voglio riconosciuto il mio status, ecchediamine. Mamma mia, ma com'è che questa bimba è in lista d'attesa? Ma possibile che son tutti furbi men che la sottoscritta? Ma ci sarà un corso dove ti insegnano la furbizia, a colazione pane e volpe? Ma com'è che son disoccupata?"
Ecco, tra l'altro vorrei cambiare il lavoro che non ho. Peccato il piccolo dettaglio che per iniziare un qualsiasi progetto uno i soldi li debba già avere.
No no, non son dell'umore.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)