Ieri sera siamo stati in piazza a vedere una rappresentazione teatrale di Pinocchio. Carina, molto suggestiva con i movimenti del burattino scanditi dai suoni di uno xilofono, il palco tutto nero con le fiaccole accese e disposte lungo tutto il perimetro. I piccoli mostri erano incantati ed io e il Mancio ci siamo rilassati un'oretta.
Nell'arietta fresca della pineta, gustandosi le scenette di Pinocchio e Mangiafoco, Dania ha preso la sofferta decisione di togliersi l'orecchino dal naso. Definitivamente, Credo.
Nel tempo il piercing al naso ha assunto lo stesso significato, nè più nè meno, di quello del tappeto etnico di Stefano Accorsi ne L'ultimo bacio. Non so se vi ricordate. Una specie di coperta di Linus della terza età.
Messo a fuoco questo aspetto era da un po' che Dania guardava con sospetto la pallina d'argento che troneggiava sul suo naso.
Ieri la svolta decisiva, dopo che Dania ha vista riflessa la sua immagine nello specchio di un negozio. Sussulto di repulsione, moto di disgusto, e non potendo liberarsi di altro, suo malgrado, Dania ha fatto fuori l'orecchino e au revoir memento di giovinezza sbiadita.
L'orecchino era comparso sulla mia faccia nell'estate del 2001, dopo 6 anni di training autogeno. La mia amica Ele aveva detto che non conosceva nessuno che si fosse messo l'orecchino al naso a 27 anni. Ma io avevo dovuto, tramite training autogeno appunto, superare tutto l'imbarazzo derivante dall'importanza del mio naso, acquisendo la fondamentale consapevolezza che al mondo non poteva fregare di meno del fatto che io avessi o meno il piercing e di quali fossero le dimensioni del mio naso. Un certo egocentrismo, ma in versione negativa insomma.
Fino a 10 anni la questione dimensione-esistenza-naso non aveva costituito un problema: vivevo felice e spensierata la mia infanzia senza dare all'organo facciale altra importanza se non quella olfattiva.
Poi a scuola arrivò una bambina, tale Cosetta, che aveva un nasino piccolo piccolo, alla francese, che veniva dalla città e che aveva già fatto mille esperienze, esperienze che noi ci sognavamo, aveva già anche baciato un bambino sulla bocca e per questo e non solo si era imposta come leader della classe e godeva di rispetto e di ammirazione totale.
Un giorno mi disse, senza che nessuno le avesse peraltro chiesto l'opinione, con un candore tipico da amica sincera pensai, tipico da stronza penso, che il mio naso non era osceno, solo aveva quella sporgenza lì che, insomma, era antiestetica.
Da quel momento le cose cambiarono. Niente fu come prima. Seguirono giorni di sgomento, nei quali, alla stregua di Pirandello, iniziai a chiedermi chi altro si fosse accorto prima di me di quanto fosse brutto e sgraziato il mio naso e di conseguenza ad ammorbare tutti con la pretesa di un'opinione al riguardo. Ricordo gli specchi del gabinetto di mia nonna orientati e fissati ad ore per acquisire la piena consapevolezza del problema, per scrutare impietosa e piena di odio la mia nappa tridimensionale. I milioni di fogli con la sagoma del mio naso riprodotta seguendone con la penna il profilo tipo normografo facciale.
La linea di confine ridisegnata con la matita nera per vedere l'effetto del mio profilo con un'altra forma.
Qualcuno cercava di consolarmi Dania, sei una bella bambina, dai.
Peggio. Li odiavo. Ma non vedete il naso? Siete ciechi?
E non vi dico gli anni dell'adolescenza. Insomma, si fa presto a dire ti sei messa l'orecchino a 27 anni. Certi traumi non si superano mica così, in un attimo. E ancora grazie a Cosetta.
lunedì 28 luglio 2008
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L'incipit con Pinocchio per un post sul piercing al naso è degno di Rostand. Il livello letterario del blog sale di un grado.
RispondiEliminami piace come scrivi e mi e' di sollievo vedere che moscarda vitangelo non ha scassato i marroni solo a me ! ps ho messo 2 rr per evitare di essere volgare ! a proposito appena puoi dovresti sviluppare un modello stocastico basato sul moto browniano al fine di ottenere attraverso simulazioni montecarlo il pricing di opzioni complesse . ciao daniuccia.
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