Ricordo una donna piccola e sorridente e arrabbiata. Una donna che amava emozionarsi e ridere e piangere.
Ricordo un viso che si illuminava tutto quando sentiva le barzellette del figlio.
Ricordo la tavola apparecchiata, il ventilatore acceso sulla mensola del camino, che fa caldo, la tazza bianca con dentro la confezione della mozzarella aperta, lasciata con la sua acqua così non si sciupa, col basilico accanto, per te che non mangi la carne.
Ricordo il nome del padre mentre ero già sotto le coperte, la sera in montagna, d'estate. E una donna piccola che dormiva nel posto sotto di me, nel letto a castello, con la camicia da notte lilla.
Ricordo i crostini con i fegatini, per Natale, e la tavola imbandita e i grissini nel vassoietto di vimini allungato e il pranzo che iniziava alle due e mezzo perchè prima si aprivano i regali.
Ricordo l'odore del rossetto e della cera di cupra e delle sigarette nazionali con la scatola verde che mi avvolgevano in un abbraccio.
Ricordo una bocca sorridente che mi salutava: Maghella!
Ricordo una voce che rispondeva al telefono e mi chiamava Amorosa!.
Ricordo una collana con le perle rosse.
Ricordo i colpetti per far scendere la sigaretta dal pacchetto verde e i buchi su tutte le tende di cucina, piccoli, rotondi, che la mattina è bello fumare una sigaretta mentre si aspetta che passi il caffè e guardare fuori nella strada, e perdersi nei pensieri.
Ricordo le torte coi pizzi più buone del pianeta.
Ricordo una donna piccola, nella cucina illuminata mentre il resto della casa è buio, a stirare una montagna di panni e a fumare, intanto.
Ricordo le cene tutti insieme e una donna piccola e sorridente che, mentre sfaccendava avanti e indietro, si fermava in piedi con lo straccio in mano per sentire il discorso.
Ricordo il venerdì dopo pranzo, quando tutti sono a letto, ad ascoltare dalle cuffie giganti dello stereo Moonlight shadow e Rocky.
Ricordo una donna arrabbiata contro il governo, contro i politici, contro Dio. E la mano alzata contro il cielo. E un paio di pantaloni troppo corti.
Ricordo una donna nel dolore, una mente che inizia a far cilecca.
Ricordo i capelli grigi e bianchi su un cuscino dell'ospedale e "Amorosa".
Ricordo un respiro affannoso e poi nulla. E un viso sereno, rilassato, disteso. Sollevato. E un saluto, l'ultimo, un anno fa.
sabato 12 luglio 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
"Amorosa" è la parola evocativa. Chiudo gli occhi e ricordo anch'io. E mi trovo costretto a sospendere le trattative delle tue azioni per eccesso di rialzo.
RispondiEliminaGianluca
Carissimo, grazie davvero.
RispondiEliminaE' talmente bello il tuo complimento che ho dovuto chiedere lumi perchè, lo confesso, non lo comprendevo.
Grazie grazie
Dania