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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








sabato 9 agosto 2008

Oggi.
Sono depressamente inviluppata nella domanda: ma io, le passioni, le avevo e non le ho mai curate, o non le ho mai avute?

Ieri.
Sono stata alla presentazione di Versilia Rock city .
Presentavano l'Autore, Edoardo Nesi, un politico locale.

Osservazioni e impressioni.

1. Odio i politici, anche i benintenzionati.
I politici, a qualsiasi livello si collochino, pensano di avere la capacità di fare qualsiasi cosa e, quel che è peggio, forti di questa convinzione, la fanno.

2. L'Opera prima.
Edoardo Nesi ha introdotto il romanzo soffermandosi melanconicamente su come solo in opera prima uno scrittore riesca ad essere totalmente disinvolto e spontaneo. Dopodichè, ha affermato, ogni volta che scriverà due righe, sentirà su di sè tutto il peso dell'essere scrittore e addio disinvoltura.
E' un po' triste, si. Ma forse no.

3. L'emozione non ha voce e ti manca un po' il respiro.
L'Autore del libro ha raggiunto, fino a sfiorarli, i limiti dell'umana tensione.
Oddio schianta - ho pensato.
La prima presentazione è carica di tensione, ha sottolineato Nesi, perchè il pubblico è composto quasi completamente dagli amici, dai parenti, dalla mamma, dal papà.
L'Autore si dondolava avanti indietro col busto, mentre attendeva il momento di parlare, assumeva smorfie impanicate, sgranando gli occhi a momenti e piegando la testa sulla destra di tanto in tanto, stile carro di carnevale.
Questa emozione che ci arrivava, filtrata e trasmessa dalle buffe movenze, niente aveva del ridicolo, perchè portava un grande umanità, che non è mai ridicola.
Umano, mai troppo umano.
Svanita la tensione, l'Autore ha brillato, ha divertito, ha intrattenuto.

4. Erano quattro amici al bar, anzi tre.
C'erano tre amici al bar, non erano quattro, ma forse volevano lo stesso cambiare il mondo.
Erano destinati a qualche cosa in più che a una donna e a un impiego in banca.
C'erano questi 3 ragazzi di Forte dei Marmi, normali all'apparenza, amici fra loro.
Ognuno coltivava una propria passione, ognuno aveva un proprio sogno.
Un giorno hanno iniziato a rincorrerlo, quel sogno, e adesso sono già un bel pezzo avanti.
Michele Pellegrini, Fabio Genovesi, Matteo Raffaelli.
Accidenti, bravi.
Questa onda di ammirata constatazione è partita ieri sera dai miei pensieri, ha raggiunto i tre e si è riflessa su di loro, quindi è tornata indietro, ma distorta e foriera di una certa impressione.
Questa onda mi confonde con turbanti domande senza senso, oggi.

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