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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








venerdì 8 agosto 2008

Stamani leggevo questo articolo di repubblica.it di un paio di settimane fa, scritto da tale Marino Niola professore di antropologia all'università di vattelappesca.
Suggestivo nell'incipit, peraltro non suo:
"Dovessi spiegarti che cos'è il mio blog ti direi che è un luogo, riscaldato d'inverno ed aerato d'estate, con un indirizzo e una buca delle lettere, finestre per guardarci dentro se passi nei pressi ed una porta aperta per entrare se ti andrà...",
il resto potete anche evitare di leggerlo.
Invece, dicevo, questa descrizione mi ha riportato alla mente quanto sia gradevole e gustoso sbirciare dentro le finestre altrui, reali o virtuali. Assaporare pezzi di vita non nostra, che hanno un sapore diverso, alle volte strano, alle volte familiare.
Dopo le stagioni che non sono più quelle di una volta, dopo l'acquisita consapevolezza che si stava meglio quando si stava peggio, dopo tutto quello che volete, ormai siamo anche tutti figli del grande fratello, si sa, e a tutti ci piace guardare quello che fanno gli altri.
Però, dirò di più, su di me il grande fratello non è che ha portato tutti questi cambiamenti, perchè io questo gusto voyeristico l' ho sviluppato fin dalla tenera età.
A me è sempre piaciuto cogliere attimi fuggenti di normale vita familiare di altre persone, stregata e affascinata dalla totalità relativa delle emozioni e degli avvenimenti.
No, ditemi per esempio, cosa c'è di più personale e di certo e di banale nella vita di un uomo, che il pasto serale consumato con i familiari? Uno non ci pensa, perchè è talmente scontato da non sembrare rilevante, ma dietro un'azione così normale e ripetitiva si cela un intero mondo che non è di altri se non di quell'intimità, nè può esserlo.
Ecco, a me ha sempre fatto gusto mettermi fuori della scena e cogliere questa normalità altrui che rappresenta la totale estraneità per me. Ed ha il suo fascino. Il fascino dell'alterità.
Arredi, piatti, modi di fare, di stare. E' tutto diverso, è tutto lontano, tutto vicino.
Non so, mi viene in mente adesso che forse sono rimasta flashata da Bianca di Nanni Moretti (oddio, forse davvero), che se non l'avete mai visto scaricatelo, noleggiatelo, compratelo, basta che lo facciate adesso, all'istante, perchè davvero ne vale la pena.

Oddio però, forse davvero, il personaggio è un prof. di matematica con un insieme allucinante di nevrosi e manie, fra le quali quella di studiare ossessivamente i comportamenti degli altri. Uscì nel 1983 e io avevo 9 anni. Oddio, che davvero?

Una sera d'estate di tanti anni fa, io ne avrò avuti dieci, in montagna con i miei, noi si era già finito di cenare, salii in camera e vidi che dalla finestra si potevano osservare i vicini che consumavano il loro pasto.
Mi sdraiai sul letto a pancia in giù e iniziai a spiarli, chiamiamo le cose col loro nome,via, anche se fa un po' effetto. Ovviamente non potevo sentire niente, ma questo non era importante, nè lo è. Erano i modi di essere ad attrarmi. Gli oggetti. Ricordo che mangiavano in piatti con decorazioni blu, sullo stile di quelli della famiglia Engalls.
Rimasi lì un po', ingenuamente sdraiata con la luce accesa, ad osservare i loro costumi - si versavano l'acqua da una brocca, la mamma serviva - fintanto che la figlia, mia coetanea, si alzò dalla tavola, andò verso la finestra e la chiuse, serrando anche gli scurini.
Fine dello spettacolo. The end.

No, dico, rimasi male e per questo qui gli scurini non ci sono. Al limite chiudo le imposte, se c'è troppa aria, perchè soffro di mal di gola.

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