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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








sabato 20 settembre 2008

Non so. Non ho idee precise sull'argomento, ma in prima battuta se mi chiedessero che senso abbia a mio parere la vita di una persona, direi che esso risiede come minimo nelle cose che quella persona ha fatto/detto/pensato/visto/letto/ascoltato/amato nella sua vita.
Anche nelle cose in cui, in un certo momento, ha smesso di avere fiducia o di credere, o in quelle per le quali ha perso il gusto o l'interesse, perchè tutte hanno fatto parte della sua storia, la storia che l'ha resa quello che è, che l'ha portata lì piuttosto che là.
Se mi interrogo sul significato della vita me la immagino, per darle un senso minimo, come una lunga strada. Tu parti da qui e arrivi là. Nel tragitto ti vesti di oggetti, accessori, fantasie, musiche, affetti.
E cambi, evolvi, involvi, cresci, salti avanti e a volte torni anche indietro, per dei motivi e delle colpe, tue o di altri.
E i ricordi, le sensazioni, le emozioni le collezioni tutte in una valigia che porti con te per tutto il viaggio.
E alla fine della strada sei lì con una valigia in mano, pronto a partire di nuovo per andare in qualche sconosciuta direzione e approdare a una meta. Ignota, ma rassicurante per chi ha fede, indifferente per chi pensa che nella valigia stia la fine o il senso, esfoliante per chi pensa che il significato del tutto risieda nell'anima, che finalmente libera della zavorra corporea potrà librarsi in volo, ricca e leggera ed eterna.
E' un'immagine che rassicura, perchè è umana: parti, viaggi e arrivi. Solo la destinazione è ignota, ma questo è sopportabile.
Esistono malattie che verso la fine del viaggio fanno perdere il senso e la rotta. Malattie che annebbiano i ricordi, le persone, gli oggetti. Che offuscano la vita vissuta e con essa il te-stesso. La tua identità. La tua essenza.
Malattie che si nutrono del bagaglio di volti cari, di parole dette e lette, dei ricordi, della musica, dei sorrisi e del dolore di una vita.
Che restituiscono al traguardo della vita ombre di esistenze reali, sagome di un qualcosa che è stato e che non è più e che ha perso il bagaglio del viaggio. E senza bagaglio, non c'è più niente.
Rimangono gli altri a raccontare di te. Della parte che di te hanno assaporato. Parziale. Incompleta.
Chissà a quel punto quale anima proceda il viaggio, se quella del prima o quella del dopo.
Quella ricca, immortalata a un passo dal traguardo, prima del niente, o la sagoma del dopo, quella che ha una valigia vuota.
Il mio rassicurante software dell'esistenza, quella comoda sequenza in cui nasci, vivi, muori e poi prosegui ricco di esperienza e di vita vissuta, qui ha un baco.

Qualche anno fa uscì un film, Iris di Richard Eyre, che raccontava la storia della scrittrice inglese Iris Murdoch, una donna entusiasta, sfrontata, provocatoria. Una donna che ha terminato la sua esistenza nelle nebbie dell'Alzheimer.
Un film molto bello, delicato, drammatico, tratto dal libro Elegy for Iris, scritto dal marito di lei, John Bayley che in quelle pagine dà la sensazione di voler raccontare l'anima che gli era cara, per riempirla lui quella valigia vuota, con le sensazioni e le emozioni che ha fatto proprie nello stesso viaggio, a fianco a lei.
Domani, invece, in Francia uscirà il film-documentario di Nicolas Baulieu su Annie Girardot. Energica, forte, di una bellezza straordinaria ma non folgorante, la Nadia di Rocco e i suoi fratelli di Visconti, a 77 anni ha la mente che combatte con l'oscurità vischiosa dell'Alzheimer.
L'occhio spietato della telecamera si è insinuato nei suoi ultimi vani tentativi di raccapezzarsi in un' esistenza che le sta sfuggendo di mano. Un occhio che per lei e su di lei hanno aperto altri. Un occhio che la scruta dal fuori, come un povero animale di laboratorio. Che documenta. Un documentario della malattia dell'attrice. Un occhio che sadicamente ha estorto un consenso già dimenticato.
"Forse avrà un valore per chi soffre della malattia e potrebbe essere un mezzo per convivere con essa. Personalmente ne dubito." dice Maria Pia Fusco
Ne dubito anch'io, dirò.

6 commenti:

  1. Luggage left unattended will be destroyed

    [http://www.youtube.com/watch?v=K9RYODGSurM]

    Viaggiando può accadere che ti rubino il bagaglio, o che tu lo smarrisca, o persino che tu lo lasci più o meno volontariamente da qualche parte. Ma il viaggio continua, magari con sommo dispiacere, ma continua. E così anche la tua metafora.

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  2. Voglio dire: se assumi che la vita sia la conseguenza di ciò che ci accade e di ciò con cui ci siamo vestiti lungo il viaggio, allora anche un incidente di percorso continua a far parte di essa. Con tutte le sue conseguenze. Alla fine siamo quello che siamo diventati. Il baco non è nel tuo software, ma nel fatto che non ti piaccia il risultato che esso ti fornisce. Può non essere di tuo gradimento che alla fine si perda tutto, ma così può essere. Il tuo parere su come finiscono le vite non conta; anzi, aggiunge un giudizio di valore "umano", che nel software non ci vuole. Tant'è.

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  3. no, mi sa che non mi sono spiegata.
    Il fatto che tutto quello che succede, brutto o bello, entra nella valigia è proprio quello che dicevo all'inizio e per mio conto lo prendo come un dato di fatto. Il qualcosa (tutto) che ti porta a un certo punto.
    E non volevo nemmeno dire che non mi piace il risultato del software, perchè non credo, personalmente, che sempre la valigia si svuoti.
    Mi riferivo alla tristezza di quando una malattia come l'Alzheimer svuota tutto e alla fine dei tuoi giorni arrivi con una valigia vuota invece che piena.
    E che può accadere, ahimè lo so bene. Può accadere che tu non riconosca tuo figlio e che tu non ti ricordi nemmeno di averlo avuto un figlio.
    Ma stante il fatto che può accadere, disprezzo il fatto che lo si documenti spietatamente, col gusto sadico di vedere che la valigia si svuota anche ai migliori.

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  4. Tant'è che sono d'accordo.

    xuntbm, o quello che ci vuole per poter postare questo commento.
    Ho sbagliato. Ci vuole lwranon

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  5. Oggi sarà uno di quei giorni in cui mi faranno indossare un abito che non mi piace.Ma domani, se Dio vorrà, sarà un altro giorno, e cercherò con tutte le mie forze di spingere in valigia qualcosa di buono.
    Ho tanti "incidenti di percorso" dietro le spalle ma tutti sono ripiegati per bene dentro la valigia, man mano occupano meno spazio ma non spariranno mai, fanno parte di me, a volte riaffiorano con prepotenza, a volte sonnecchiano.
    Anche a me fanno paura i buchi neri della memoria e personalmente avrei lasciato in pace Annie.

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  6. @Stria: spero che il vestito di oggi non sia stato così sgradevole come te l'aspettavi..

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