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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








giovedì 30 ottobre 2008

Sono triste. Sarà l'autunno, sarà il tempo, sarà il buco nell'ozono [che, per inciso, non è che vada neanche più di moda].
Qualcuno ha detto che la tristezza è noiosa.
Vero. Verissimo.
Sono noiosissima. Confermo.

Fra le varie cose c'è la questione dei ricordi, che andrebbero lasciati lì a decantare per sempre e non andrebbero mai smanettati.
Che se tu ti metti a smanettare i ricordi, in definitiva poi ti trovi a fronteggiare una delle seguenti paturnie [come minimo]:
*** ma come? Io sapevo che lì c'era questo, questo e quest'altro.
Com'è che non c'è più nulla?
E com'è, piuttosto, che la mia mente non riesce ad accettare che non ci sia più questo, questo e quest'altro e continua a credere imperterrita e presuntuosa di trovare quello e quello là, e sempre, ogni santa volta, rimane così, a bocca aperta, basita, come se avesse assistito a un barbatrucco?

***ehi! Ma che schifo è questo qui!? No, no, no, un attimo. Io ricordavo questa cosa, assai più gradevole di questo falso che manco è d'Autore.
E ora com'è che adesso, quando penso a quella cosa, non ho più il mio bel ricordo, ma questa copia fasulla che, Cristo santo, mi fa schifo?
E com'è che non si riesce a cancellare questa nuova immagine?
Please, give me back my memories.

*** Caspita. E' tutto uguale. Il ricordo è aderente al presente. Qui tutto è uguale.
Solo che io non sono più qui. Io sono là, e se mi avvicino mi viene una malinconia da suicidio.
Perchè il tempo passa, perchè vai in una direzione e anche se al limite la cambi una direzione è.
Che poi non è la direzione il guaio. Ma il fatto che escludi, escludi, escludi.
E quello che sembra là è qui. Ma deve stare là.

Danieggiamenti.
Sarà il romanzo che sto leggendo che, a pagina 100, mi ha già consegnato la protagonista malata di cancro, il suo uomo arrestato per falsa accusa, la madre di lei rassegnata ad una vita con un uomo che non ama (mentre con quello che ama ha concepito la protagonista), la figlia dell'accusato in un letto di ospedale dopo un aborto non voluto, ma imposto.
Una schioppettata nelle palle. Lasciatemelo dire.

Nel frattempo, mia figlia ha la chiave di tutto.
Sdraiata nel suo lettino a fianco a lei per leggerle la favola della buonanotte, le chiedo se non ci siano delle caccolette sparse per il lenzuolo. Quelle che, di nascosto, si leva dal naso.
- No, mi rassicura.
- Ah, saranno mica appiccicate sulla sponda?
Nemmeno.
Lei le tira in aria.
Secondo il suo modo di essere, che è sempre rivolto in su.
Alle favole, al cielo, alla fantasia.

3 commenti:

  1. Non so quanto possa essere lenitivo e consolatorio per questo tuo attacco di spleen, ma ricordo una prima pagina di Versilia Oggi dello scorso anno nella quale un certo A.G.C. si lamentava più o meno delle stesse cose.
    Panorami cambiati, restauri peggiorativi, ed - ancor peggio - luoghi intatti ai quali noi non apparteniamo più.
    Nel mio minimo, aver lasciato dopo XXXIII anni la casa che tutto mi ha dato, è equivalso ad un lutto.

    Oddio, sarà bene smettere, che da consolatorio divento condolente.

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  2. Ecco, potessi avere l'arretrato di V.O., leggerei volentieri l'articolo di Calusta.
    Lui che (mica come noi) sa quel che dire, mi tirerebbe su. Son sicura.

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  3. L'articolo in questione comparve su Versilia Oggi, Anno XLII, n. 487 - Giugno 2007 (n° 06/07 della gestione Cannas/Mattei). Te lo mando sulla email privata, anche se temo che ti tirerà ad imo, altro che su.

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