.

Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

.
.
.
.
Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








martedì 27 gennaio 2009

Possiamo dire che sono guarita.
Azzardiamo. Sono guarita.
In realtà ho un raffreddore da fieno, la testa come un pallone e il corpo come una ciabatta.
Però non ho più febbre da un paio di giorni e sono tristemente tornata al lavoro, indi ragion percui, visto che mia madre quando ero piccola mi diceva "se sei malata per andare a scuola allora sei malata anche per andare a giro" che ribaltata suona "se sei guarita per andare a scuola, allora sei guarita anche per andare a spasso", sono guarita.
Ecco, invece volevo dire che mi è piaciuto un sacco il libro che ho finito ieri sera Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli.
Bello. Un po' Marquez, un po' Allende.
I personaggi vivono cullati dalle tante parole con cui sono raccontati e si raccontano e in quelle parole, le parole del raccontare, del tramandare, del rivivere, accolgono il sogno, l'ideale.
Lo accolgono, lo vivono e lo rigenerano.
Vivono di sogni, di utopie. Sognano la democrazia, la libertà, sognano di poter generare il moto eterno.
Utopie che sembrano diverse e lontane, e che invece si rivelano assai vicine tra loro.
Perchè nel sogno che rincorrono essi intravedono la chiave per dare senso al mondo. Ma il senso si immerge, si mescola e si confonde con le parole dei loro racconti e le parole dei loro racconti si nutrono del loro stesso sogno.
E dunque in quello scovano il vero segreto del movimento eterno: quell'immobilità perfetta con la quale tutto ritorna, scorre e rimane dentro le persone per sempre.

Punto.
C'avete capito qualcosa?
No?
Ovvio. Manco io a rileggere.
Meglio per voi se lo leggete da soli il libro.

Invece, quello che andrò a comprare nel pomeriggio, legato alla memoria che si celebra oggi è Il nazista e la bambina di Liliana Manfredi.
Pare che nel racconto della tragica notte in cui l'Autrice vide uccidere fra gli altri anche la sua mamma e nella quale ebbe salva la sua, di vite, solo per aver risposto all'ordine del tedesco di recarsi tutti nella camera da letto per essere fucilati infilandosi di corsa sotto le coperte, (quel gesto tipico che fanno i bambini e che ambientato in quella situazione fa venire subito un nodo allo stomaco), sia veicolato un messaggio che a dispetto di tutto non è di rancore e di vendetta, ma di pace. E dunque sia.
( a me già solo l'intervista ha fatto passare la fame, non dico altro)

2 commenti:

  1. Scuserai la mia franchezza, spero.

    La recensione de Il dolore perfetto è inintellegibile. Non riesco, neppure sforzandomi, a capire il messaggio. Abbi pazienza.

    Non aderirò neppure al tuo suggerimento su Il nazista e la bambina perchè non ho più energie per leggere resoconti di deportazione. Ho toccato il fondo con Sonderkommando

    Per tutto resto, come sai, ti stimo molto.

    RispondiElimina
  2. eheheh...
    Ma come??? Vuoi dirmi che non si capisce quel che volevo dire??!??!
    :-D

    RispondiElimina