..."poichè niente succede senza interruzione, niente persiste nè persevera nè si ricorda in eterno, ciò che avviene è identico a ciò che non avviene, ciò che scartiamo o ignoriamo identico a ciò che accettiamo o afferriamo, impieghiamo tutta la nostra intelligenza e i nostri sensi e le nostre ansie al fine di discernere ciò che sarà uniformato, o che lo è già, e per questo siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute, di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate, quando l'unica certezza è che nulla si afferma e tutto si perde. O forse non c'è mai stato niente."
Javier Marias - Un cuore così bianco
venerdì 6 febbraio 2009
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E allora, tutta questa fatica, tutta questa passione, tutti questi nervi che si tendono dentro gli avambracci ... a che servono ?
RispondiEliminaPer carità ! Tantus labor non sit cassus.
E non hai paura, a volte, che l'eternità sia un'umana illusione?
RispondiEliminaUn'invenzione dell'uomo per autodirigersi, una meta per credere di non procedere a caso, l'espediente per sfuggire quotidianamente la sensazione annichilente che siamo un lampo nel buio eterno, un "qualcosa che non resta"?
Oddioddio, oddioddio. Oddioddio.
RispondiEliminaSarà bene che se ne riparli quando passa lo spleen.
Gli inglesi la chiamano disteleologia, ossia mancanza di causa finale in ogni atto dell'esistenza. Credo proprio che tu abbia ragione. Dev'essere davvero come dici . Tutto è vano, inutile e ed illusorio.
RispondiEliminaIl principio di causalità ? Alle ortiche !
A dimostrazione della bontà di questa tesi, piglia un martello è battitelo sul pollice. Così, tanto per dar corpo alle teorie.
Si vede che mi è passato lo spleen?
Mi avevi lasciato senza parole.
RispondiEliminaAdesso seguo i link della tua mail e vedo un po'.