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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








venerdì 26 giugno 2009

Considerazioni sparse.

Premessa
-piove, esce un po' di sole. Piove, esce un po' di sole. Dov'è l'estate?

Considerazioni sparse.

-Ultimo giorno di asilo di A. Ho il magone. Sarò? Sono.
Saluta quella maestra, saluta quella cuoca, svuota la cassettina. Qui non si torna.
A presto. Non ci vedremo più.
Eva è in lista d'attesa. Andremo altrove, forse.
Magone.
Ma si può? Emotiva (o stupida).
E poi il tempo.
Ma quanto corre?
Non erano di stamani le foto di Alice col grembiulino a quadretti nuovo nuovo?
No. Tempo un paio di mesi e andrà all'elementari. Scriverà, leggerà, volerà.
Tempo.
Tempo che non mi lasci il tempo di capirci un bel niente, diceva quello.

-E' morto Michael Jackson. Dice mio padre: "Meglio lui che io". Giusto.
A me piace-va, ho un sacco di suoi dischi.
La risonanza dell'evento smuove le old daniuccia memories [autoreferenziale], con la qual cosa resuscita il Michael Jackson de noartri.
E' su Facebook.
In mutande, fisico scolpito, posa statuaria, addominali tirati. Era magrolino.
Per me no, ma per altri non è un valore secondario. Per cui, vedi là: cerca su Facebook. Questo è un mio ex fidanzato. Ti par niente?

- A Pietrasanta, in piazza, ci sono dei pesci giganti attaccati per la coda a una struttura reticolare. Un quarto più fortunato giace stiaccione per terra, il muso legato con una corda, la corda stretta, all'altra estremità, da una bambina che tira, tira, tira.
Una fatica immane.
Non salire.

-Si parlava di rapporti.
Aborrisco il mental-tipo:
"Oh piccola, il mondo è brutto e cattivo. Io sono uno sfigato, tu sei una poverina. Sistemiamoci qui in questo cantuccio e ripariamoci. Coccoliamoci e lasciamo che il mondo fuori non ci tocchi. Io proteggerò te e tu proteggerai me. Solo tu ed io, io e te.",
a favore di:
"Ehi, il mondo fa un po' schifo, ma prendiamoci la mano e andiamo avanti un pezzo insieme. Scopriamo le cose belle. Guarda là, avevi notato? Che meraviglia. Andiamo? Andiamo."

venerdì 19 giugno 2009

daniuccia life story - part 769 of 1543

Ho due tatuaggi.
Uno mediamente piccolo sull'anca. L'altro mediamente medio sulla spalla, posizione marinaio, come disse all'epoca dei fatti chicory - la madre. La sagace.
Sto maturando per il terzo, giacchè ho saputo che due portano sfiga. Notizia che sembra niente, ma che ha reso individuabile il colpevole di tutti questi anni un po' storti.
Otto, per esser precisi. Dal 2001. Una vita fa.
Con T. c'eravamo lasciati da un po' perchè le cose non andavano e stavo iniziando a frequentare un ragazzo. E.
Anima eccezionale, che vive nel cuore.
Andammo a fare un tatuaggio lo stesso giorno, l'uno all'insaputa dell'altra.
Il secondo tatuaggio. Che mi ricorda E., che mi ricorda un periodo della mia vita tutto diverso e che è andato a render sfavorevolmente pari il numero dei tatuaggi da me posseduti.
Il secondo tatuaggio.
Cos'è? Quando voglio fare la ganza rispondo chiedendo "E tu? Cosa ci vedi?"
Niente. Nessuno ci vede mai niente.
Una volta uno c'ha visto un naso. E' stato inquietante.
Inquietante realizzare che mi credeva capace di tatuarmi un naso, soprattutto, ma presi atto.
Poi niente.
Fantastico, considerando che è partorito dalla mia medesima testa.
E' un 4, comunque.
Un 4 perchè adoro questo numero, un 4 perchè lo sono io numerologicamente, un 4 perchè quando ero piccola a colazione mangiavo un quantitativo di biscotti che fosse o multiplo di 4 o lo contenesse. Tipo, se avevo più fame di quattro biscotti passavo a 7 (nominato sostituto onorario dell'8, primo multiplo disponibile, ma estremamente sgradevole), se avevo ancora più fame arrivavo minimo a 14. Sì, forse non erano esattamente i multipli, ma numeri con il 4 o che gli somigliavano, tipo il 7.
E poi 4 di tutto, dovendo scegliere.
Ora, su questo 4 un po' c'ho lavorato. C'ho messo del mio, ecco.
E ho partorito un 4 formato da un uccello dal becco allungato con un'ala spiegata e una fiamma.
Uccello. Volare. wow.
In senso metaforico ovviamente, che altrimenti mi cago sotto.
La fiamma. Il fuoco. La vita. wow.
Nessuno lo capisce.
Un naso. Ma si può?
Invece, a proposito di uccelli, il tatuatore, tale Federico (michele? simone? Decisamente ho rimosso il suo nome) mi disse, ridendosela sotto i baffi e scuotendo la sua chioma di capelli rastoni, "sempre uccelli, sempre uccelli...ahah... tutti diranno 'oh a quella lì gli garbino gli uccelli' ahah".
Perfetto direi.
Già. Sempre uccelli.
Perchè anche il primo (tatuaggio) ha come leit motiv il volatile.
Due anatre, per la verità.
Una più avanti, volo già spiccato, un'altra, più indietro, che arranca un po' ma alla fine ce la fa anche lei.
I tempi del primo tatuaggio erano i tempi della post ribellione, della presa di coscienza, dell'esaltazione del mio IO.
Tutti possiamo volare. Tu mi colpisci e io mi rialzo. E bla bla bla.
Proferivo solo frasi di film(s) del tipo:" Ricordati, chi ha subito un danno è pericoloso, sa di potersi rialzare", "ti sei inoltrato nella cupa foresta, la cupa foresta si inoltra in te" o di poesie tipo: "In tutto io vivo tacito come la morte e la mia vita è divina". Per dirne due-tre a caso.
E le rimuginavo in bicicletta passando davanti a una casa che aveva due sculture di ottone appese a un muro esterno. Due anatre in volo.
Avanti e indietro. Avanti e indietro su quella strada. Ogni giorno.
Alla fine mi innamorai di quelle due anatre.
Mi sembravano in grado di dir tutto.
Le fotografai. Le ricalcai. E le impressi su di me.
Vedi? E' scritto: se cado mi rialzo. E torno a volare. Fantastico, no?

domenica 14 giugno 2009

Ci sono persone che ti entrano nel cuore.
Senza motivi, se vuoi. Senza colpe.
Sono odori, sensazioni, colori, occasioni. Ti conquistano con un sorriso, un modo di essere, un tono di voce, un'esperienza vissuta, un'affinità.
Ti si piantano lì e bon.
Poi escono dalla tua vita, magari, ma tu rimani col tuo guadagno, che è sempre un qualcosa.
Una carezza. Un po' di sale. Un non so che.
Adesso, per esempio, quando sento passare un elicottero sopra la mia testa, alzo lo sguardo, mi vien da sorridere e penso: "saranno quei matti".
Riabbasso la testa, riprendo a fare le mie cose, ma il rumore dell'elicottero mi mette di buonumore, mi fa compagnia.
Lo diceva no?, quel disadattato del piccolo principe, "ci guadagno il colore del grano-diceva". Ecco è così.
Credo.
Io prima, per esempio, quando sentivo un elicottero pensavo "Ecco, manca solo l'elicottero a scassare."
Per dire.

martedì 9 giugno 2009

Come sto?
Sto che ho bisogno di visi, di voci, di pensieri. Di essere edotta, affascinata, punta.
Mi aggiro affamata di vita, di situazioni, di colori - ammorbatrice dei più, molestia per i miei vicini - come un'ape che si aggira su una corolla decisa a succhiarne il nettare.
Bramo un calice di eterna ambrosia.
Così sto. Sto così.
Trasmigrando dalla misantropia a nuovi fertili lidi.

sabato 6 giugno 2009

-6.
Faccio il conto alla rovescia anch'io. Sei giorni e finisce la scuola.
Spirito a metà, umore in bilico.
Ormai ho imparato che è così per me.

Arrivo esausta e non vedo l'ora di chiudere, di fare altre cose. Tutte le cose della mia infinita lista. Miliardi di libri da leggere, mille lavoretti da fare, mille posti da andare a fotografare, mille posti dove portare le mie bimbe.
E più che altro voglia di loro. Di godermele, di portarmele un po' in giro.
Di riscoprirle, dopo questo inverno pesante.
Sono cambiate e io ho assistito a questo cambiamento come da dietro un vetro. Quasi impassibile, quasi lontana. Era freddo e io ero presa dal riscaldare le mani, le gambe, la testa. Troppo chiusa nei miei guanti, troppo avvolta nelle mie sciarpe.
Alice a settembre andrà a scuola. Mi sento come se questa fosse la mia ultima possibilità, la mia ultima estate.

Ma sono triste al pensiero di lasciare tutto. Di nuovo. I semi che ho piantato o che ho pensato, sperato, di mettere a dimora.
Spunteranno? Chissà. Io non ci sarò. Incrocio le dita.
Visi, sorrisi, battute. Persone.

Per il suo compleanno Alice ha voluto una macchina fotografica. Gliel'ha regalata nonna chicory. Gialla e rossa, da bambino.
E' la sua mano tesa verso di me. Non sono una mamma che gioca. Non ho fantasia. Mi annoio dopo poco. Ho bisogno dei miei spazi, delle mie fughe.
Ieri mentre ero in macchina, diretta a scuola, ho percepito quella mano tesa.
Sono tornata e le ho detto: "Prendiamo la macchina fotografica, un giorno di questi, e andiamo a fare un giro, a cercare cose da fotografare. Ti va?".
Ho visto un lampo di luce. Un ponte. L'ho abbracciata.