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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








sabato 6 giugno 2009

-6.
Faccio il conto alla rovescia anch'io. Sei giorni e finisce la scuola.
Spirito a metà, umore in bilico.
Ormai ho imparato che è così per me.

Arrivo esausta e non vedo l'ora di chiudere, di fare altre cose. Tutte le cose della mia infinita lista. Miliardi di libri da leggere, mille lavoretti da fare, mille posti da andare a fotografare, mille posti dove portare le mie bimbe.
E più che altro voglia di loro. Di godermele, di portarmele un po' in giro.
Di riscoprirle, dopo questo inverno pesante.
Sono cambiate e io ho assistito a questo cambiamento come da dietro un vetro. Quasi impassibile, quasi lontana. Era freddo e io ero presa dal riscaldare le mani, le gambe, la testa. Troppo chiusa nei miei guanti, troppo avvolta nelle mie sciarpe.
Alice a settembre andrà a scuola. Mi sento come se questa fosse la mia ultima possibilità, la mia ultima estate.

Ma sono triste al pensiero di lasciare tutto. Di nuovo. I semi che ho piantato o che ho pensato, sperato, di mettere a dimora.
Spunteranno? Chissà. Io non ci sarò. Incrocio le dita.
Visi, sorrisi, battute. Persone.

Per il suo compleanno Alice ha voluto una macchina fotografica. Gliel'ha regalata nonna chicory. Gialla e rossa, da bambino.
E' la sua mano tesa verso di me. Non sono una mamma che gioca. Non ho fantasia. Mi annoio dopo poco. Ho bisogno dei miei spazi, delle mie fughe.
Ieri mentre ero in macchina, diretta a scuola, ho percepito quella mano tesa.
Sono tornata e le ho detto: "Prendiamo la macchina fotografica, un giorno di questi, e andiamo a fare un giro, a cercare cose da fotografare. Ti va?".
Ho visto un lampo di luce. Un ponte. L'ho abbracciata.

3 commenti:

  1. Ecco la fontana vivace che torna a zampillare. Ecco l'urna inesausta. Ecco fugati i tremori di siccità.

    La macchina fotografica come mano tesa è riflessione d'alto livello.

    Indeficienter. Ecco cosa sei: indeficienter.
    Con rispetto parlando, naturalmente.

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  2. "Nessun libro, nessun specialista può avere la pretesa di trattare i mille e i mille problemi che si possono incontrare nell'educazione dei figli (...) Per il suo stesso bene, nonchè per quello del figlio, il genitore deve risolvere i problemi via via che gli si presentano, e deve risolverli a modo suo altrimenti la soluzione non andrà bene nè per il bambino nè per lui, non lo farà sentire a posto con se stesso (...) A mio avviso, il compito più importante del genitore è imparare a intuire con il sentimento il senso che possono avere le cose per suo figlio (...) Perchè allevare figli è un'impresa creativa, un arte più che una scienza"
    Bruno Bettelheim - Un genitore quasi perfetto
    Questo libro parla ovviamente di genitori ma Rosetta lo usa spesso per fare la metafora del "bravo" insegnante...forse per questo mi sembra che sia la cerniera ideale al tuo post...
    Qual è il dono dell'artista? Credo quello di far brillare gli occhi agli altri...ci sei riuscita!!! Solo per questo dovresti essere debordante di felicità (e anche fiera di te stessa)...si lo so da genitori ci si vorrebbe riuscire sempre ma come spesso accade in matematica anche nella vita i teoremi di esistenza significano qualcosa...

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