Doveva accadere. Un po' di sfighetta dovevamo raccattarla.
Niente di che, cosette storte. Cosette così.
Tipo che ieri salutando Valerie le abbiamo lasciato in ricordo il letto bagnato da Eva, che forse era troppo stanca, forse aveva dormito male. Chi lo sa.
E non è mica niente. Son cose che capitano.
Certo se non capitavano a casa di Valerie eravamo anche più contenti, che Valerie, con la sua apparenza acidula da moglie del sergente Kappler un po' di paura ce la metteva.
Glielo dici tu, no tu. Tu.Tu. (e gliel'ha detto T.)
E invece Valerie? Non ha battuto ciglio. Non c'è nessun problema, ci mancherebbe.
E noi che avevamo paura che ci mangiasse. Vedi, come siamo poverini?
Tipo che ieri dopo esserci dedicati alla visita del Connemara con gusto e appagamento totale della vista e dell'anima, mentre poi ci dirigevamo al sud, meta Ennis, con la prospettiva di un paio di orette di viaggio, che lì, nella transumanza accanto alle mucche e ai cavalli, scoppiasse forte e ineludibile il senso di mancanza per ciccio.
Voglio andare a cassa, voglio andare da cicciobello... oh ciccio....oh ciccio.... cicciocicciociccio.... ahhh.... ciccio... voglio andare a cassa da ciccio... voglio ciccio....
E che a niente servissero, e questo si sa, i tentativi per alleviare il cuore innamorato.
Oh ciccio...oh ciccio...
Due ore e mezza, però.
E che l'unica breve pausa dai sospiri e dai lamenti potesse essere strappata con la promessa dell'acquisto di un piccolo presente per ciccio, un vestitino irlandese solo per lui. Che poi glielo mettiamo e chissà come sarà carino.
Ma che l'effetto fosse incerto e perituro, ché un cuore innamorato è un fiume in piena, si sa.
...oh ciccio...oh ciccio.... voglio andare a cassa da ciccio....
Due ore e mezza, però.
Doveva accadere poi che arrivassimo in un posto sudicio. Era scritto. E doveva accadere che questo fosse non uno dei B&B in cui entriamo con le dita incrociate proprio con quella paura, che tanto tanto per me e T. che ci adattiamo, ma per Alice e la sua asma, ma un signor albergo di Ennis prenotato appositamente -nel caso davvero si fosse stufi-. Ma sudicio da aver ribrezzo a far la colazione, eh?.
Doveva accadere poi che oggi saltasse la visita alle mete più attese del viaggio, le Cliffs of Moher e le Aran Island, a causa del tempo da lupi. Pioggia forte e vento.
Impossibile pensare di portare due bambine su un traghetto. Le nostre poi.
Ma son cosette, l'ho premesso. Ritorneremo, no?, in Irlanda?
Doveva accadere poi che avessimo la bella idea di sciropparci 5 ore di macchina tutte insieme per approdare con largo anticipo a Killarney e fuggire il tempo da lupi.
E che trovassimo un altro B&B incantevole e pulito, arredato con così tanto gusto da far impallidire l'IKEA, ma ancora pioggia e vento e pioggia. The worst day - in pratica -come direbbe, e ha detto, Peggie (l'anzianotta del B&B Holly grove, che voleva fare conversazione-amicizia-combriccola. E scusa, Peggie, ma non è proprio il momento).
Eh.
E doveva accadere che ad Alice, passata in uno schiocco di dita la febbre altissima, senza se e senza ma [*ma tu pensa che fortuna*], venisse l'asma. E certo.
Ma insomma, abbiamo il distanziatore. Son cosette. Pensa se non l'avessimo portato via.
Ecco, è la mia nuova tecnica irlandese: dico "pensa come sarebbe stato peggio se... "
Ritira su il morale, no?. Ci vuole solo un po' di sforzo.
E anche un po' di riflessi pronti. Che T. pare mi voglia colpire alla nuca ogni volta che inizio con "pensa se...".
Ma son cosette.
venerdì 31 luglio 2009
giovedì 30 luglio 2009
Irish trip - the third day
Poco fuori Dublino si trova la Guinness brewery, la fabbrica dove producono la Guinness.
L'ultima mezza giornata a Dublino la trascorriamo lì, in un suggestivo edificio dei primi del '900, fra malto, orzo e luppolo.
Per un attimo abbiamo perso la testa e ci è balenata l'idea che fosse più interessante visitare il sito archeologico di Newgrange. Ma poi ci siamo ripresi.
T. si è incredibilmente contenuto ed ha acquistato solo una decina di cavatappi, accendini, tovagliette e magneti. Le mani gli prudevano, però.
Seduta davanti allo shop con le bimbe, l'ho atteso mentre dava sfogo alla sua smania di shopping. Al ritorno, dopo un discreto po', ha detto che non ci trovava, per questo aveva fatto tardi.
Dopo pranzo diamo inizio al cost to cost irlandese. Partiamo da Dublino diretti a Westport, costa occidentale. Attraversiamo paesaggi semideserti, dove per chilometri e chilometri le uniche anime viventi sono le mucche e i cavalli (ma tanti, ma tanti) che pascolano in prati senza confine alla mercè del capriccioso tempo irlandese. Un momento piove come Dio la manda, un momento dopo ti devi togliere la giacca perchè il sole è davvero caldo.
Le bimbe fanno a gara per chi vede prima una mucca o un cavallo. E' molto suggestivo.
Arriviamo a Westport nel tardo pomeriggio. E' molto carina. Il centro è attraversato da un corso d'acqua. Ci sono le paperelle che nuotano e sulle spallette sono appesi vasi colmi di fiori. Anche qui dominano le fioriere e i colori delle facciate. Davvero bello.
Stavolta alloggiamo da Valerie dell'Aillmore B&B, che è decisamente meno smanceriosa di Mary, ma molto più professionale. Anche qui (ribadisco vivaiddio) troviamo un ambiente pulitissimo e accogliente. Le bimbe si attardano un nanosecondo davanti all'acquario che è nell'ingresso del B&B. Valerie cinge le loro spalle, le fa girare verso le scale che portano al piano di sopra e le esorta: go and see your room.
In camera in un cartello affisso alla porta leggiamo a few reminders of Valerie. Non rompere le scatole. please. Valerie non gradisce.
L'ultima mezza giornata a Dublino la trascorriamo lì, in un suggestivo edificio dei primi del '900, fra malto, orzo e luppolo.
Per un attimo abbiamo perso la testa e ci è balenata l'idea che fosse più interessante visitare il sito archeologico di Newgrange. Ma poi ci siamo ripresi.
T. si è incredibilmente contenuto ed ha acquistato solo una decina di cavatappi, accendini, tovagliette e magneti. Le mani gli prudevano, però.
Seduta davanti allo shop con le bimbe, l'ho atteso mentre dava sfogo alla sua smania di shopping. Al ritorno, dopo un discreto po', ha detto che non ci trovava, per questo aveva fatto tardi.
Dopo pranzo diamo inizio al cost to cost irlandese. Partiamo da Dublino diretti a Westport, costa occidentale. Attraversiamo paesaggi semideserti, dove per chilometri e chilometri le uniche anime viventi sono le mucche e i cavalli (ma tanti, ma tanti) che pascolano in prati senza confine alla mercè del capriccioso tempo irlandese. Un momento piove come Dio la manda, un momento dopo ti devi togliere la giacca perchè il sole è davvero caldo.
Le bimbe fanno a gara per chi vede prima una mucca o un cavallo. E' molto suggestivo.
Arriviamo a Westport nel tardo pomeriggio. E' molto carina. Il centro è attraversato da un corso d'acqua. Ci sono le paperelle che nuotano e sulle spallette sono appesi vasi colmi di fiori. Anche qui dominano le fioriere e i colori delle facciate. Davvero bello.
Stavolta alloggiamo da Valerie dell'Aillmore B&B, che è decisamente meno smanceriosa di Mary, ma molto più professionale. Anche qui (ribadisco vivaiddio) troviamo un ambiente pulitissimo e accogliente. Le bimbe si attardano un nanosecondo davanti all'acquario che è nell'ingresso del B&B. Valerie cinge le loro spalle, le fa girare verso le scale che portano al piano di sopra e le esorta: go and see your room.
In camera in un cartello affisso alla porta leggiamo a few reminders of Valerie. Non rompere le scatole. please. Valerie non gradisce.
martedì 28 luglio 2009
Irish trip. Secondo giorno.
Mentre siamo seduti su uno degli autobus con cui attraversiamo in lungo e in largo la città, penso che ogni posto mi sembra migliore dell'Italia, che in ogni altrove mi piacerebbe viverci.
Ci muoviamo veloci in strade alberate, fra case con portoncini colorati, quartieri puliti, umanità variopinta. L'autobus accosta al marciapiede, si inclina leggermente, la pedana si allinea al livello del marciapiede e un uomo su una sedia a rotelle elettrica sale.
E' il mio grande rimpianto: 6-7 anni fa avrei dovuto muovermi verso un angolo del nord Europa, giocare ad ambientarmi e nel frattempo mettere radici.
Adesso, nonostante ricorsivamente l'idea di emigrare solletichi me e T. , siamo consapevoli del fatto che non partiremo mai.
Siamo troppi, ci sono troppe esigenze, troppe incertezze. Ci sentiamo di dover essere responsabili, di non aver più la possibilità di mollare tutto.
L'autobus si ferma un secondo dopo esser ripartito dalla sua fermata, entra una signora anziana, "è molto gentile da parte sua" dice. Il rumore delle monete che rotola nella cassetta dell'autista mi distoglie dai miei pensieri.
Giriamo in una Dublino bagnata da una pioggerella fine e battuta dal vento.
Trinity college, Temple bar, O'connel street. Il mercato è in un vicolo colorato, coperto da una struttura reticolare fatta di metallo rosso e vetro. Lì, accanto a stands di Hello kitty, cineserie varie e abbigliamento originale, si trovano negozietti di libri antichi e dischi in vinile d'epoca.
Lo percorriamo nei due sensi. Da una porta sulla parete rossa di un angolo si sprigiona un soave odore di cannella. E' un pub, "tipico-irlandese-non turistico" direbbe la guida.
Nello scuro dell'arredamento in legno si distinguono dall'esterno sagome di avventori che si rilassano chiacchierando.
Ci sono tavoli accostati alle pareti di vetro che danno sulla strada. Un ragazzo guarda fuori e controlla l'orologio. Una ragazza legge il suo libro e sorseggia la bevanda dalla sua tazza. Una donna tiene il segno del suo romanzo col dito e intanto guarda la parete rossa, assorta nei suoi pensieri.
Proseguiamo verso la fermata dell'autobus. Alice sta seduta nel cestino del passeggino trasformandolo in double decker e attira la curiosità degli altri turisti. Alcuni fanno battute e sorridono.
Scendiamo dopo qualche fermata dall'autobus sbagliato e ci troviamo ad aspettare l'autobus giusto in un quartiere un po' periferico. Una donna nera un po' robusta appoggia il capo sulla spalla del suo compagno. Lui le accarezza i capelli raccolti in treccine. Ha un'espressione triste.
T. e le bimbe giocano a rincorrersi col passeggino. Saliamo.
I national botanic gardens sono un luogo metafisico. Incontriamo qui una mia amica che si è trasferita da 7 anni. E' con la sua bambina che ha l'età di Eva.
Le bimbe rincorrono gli scoiattoli per nutrirli con le noccioline.
Il silenzio è assordante.
La pioggia fine ci bagna, il cielo è grigio, l'aria è grigia.
La mia amica ride e ha una risata calda, sonora, coinvolgente.
Passeggiamo per i vialetti immersi nel verde di alberi secolari e siepi variopinte.
Lo scuotere cadenzato di una campanella ci avvisa che l'orario per le visite è finito.
Torniamo al B&B a piedi.
Abbiamo sbagliato ancora una volta l'autobus.
Ci muoviamo veloci in strade alberate, fra case con portoncini colorati, quartieri puliti, umanità variopinta. L'autobus accosta al marciapiede, si inclina leggermente, la pedana si allinea al livello del marciapiede e un uomo su una sedia a rotelle elettrica sale.
E' il mio grande rimpianto: 6-7 anni fa avrei dovuto muovermi verso un angolo del nord Europa, giocare ad ambientarmi e nel frattempo mettere radici.
Adesso, nonostante ricorsivamente l'idea di emigrare solletichi me e T. , siamo consapevoli del fatto che non partiremo mai.
Siamo troppi, ci sono troppe esigenze, troppe incertezze. Ci sentiamo di dover essere responsabili, di non aver più la possibilità di mollare tutto.
L'autobus si ferma un secondo dopo esser ripartito dalla sua fermata, entra una signora anziana, "è molto gentile da parte sua" dice. Il rumore delle monete che rotola nella cassetta dell'autista mi distoglie dai miei pensieri.
Giriamo in una Dublino bagnata da una pioggerella fine e battuta dal vento.
Trinity college, Temple bar, O'connel street. Il mercato è in un vicolo colorato, coperto da una struttura reticolare fatta di metallo rosso e vetro. Lì, accanto a stands di Hello kitty, cineserie varie e abbigliamento originale, si trovano negozietti di libri antichi e dischi in vinile d'epoca.
Lo percorriamo nei due sensi. Da una porta sulla parete rossa di un angolo si sprigiona un soave odore di cannella. E' un pub, "tipico-irlandese-non turistico" direbbe la guida.
Nello scuro dell'arredamento in legno si distinguono dall'esterno sagome di avventori che si rilassano chiacchierando.
Ci sono tavoli accostati alle pareti di vetro che danno sulla strada. Un ragazzo guarda fuori e controlla l'orologio. Una ragazza legge il suo libro e sorseggia la bevanda dalla sua tazza. Una donna tiene il segno del suo romanzo col dito e intanto guarda la parete rossa, assorta nei suoi pensieri.
Proseguiamo verso la fermata dell'autobus. Alice sta seduta nel cestino del passeggino trasformandolo in double decker e attira la curiosità degli altri turisti. Alcuni fanno battute e sorridono.
Scendiamo dopo qualche fermata dall'autobus sbagliato e ci troviamo ad aspettare l'autobus giusto in un quartiere un po' periferico. Una donna nera un po' robusta appoggia il capo sulla spalla del suo compagno. Lui le accarezza i capelli raccolti in treccine. Ha un'espressione triste.
T. e le bimbe giocano a rincorrersi col passeggino. Saliamo.
I national botanic gardens sono un luogo metafisico. Incontriamo qui una mia amica che si è trasferita da 7 anni. E' con la sua bambina che ha l'età di Eva.
Le bimbe rincorrono gli scoiattoli per nutrirli con le noccioline.
Il silenzio è assordante.
La pioggia fine ci bagna, il cielo è grigio, l'aria è grigia.
La mia amica ride e ha una risata calda, sonora, coinvolgente.
Passeggiamo per i vialetti immersi nel verde di alberi secolari e siepi variopinte.
Lo scuotere cadenzato di una campanella ci avvisa che l'orario per le visite è finito.
Torniamo al B&B a piedi.
Abbiamo sbagliato ancora una volta l'autobus.
lunedì 27 luglio 2009
Secondo giorno di viaggio. Prima alba Irlandese.
Ora locale 6.20 a.m. Stanno dormendo tutti qui intorno.
Alle spalle il primo giorno di viaggio.
E già questo è un traguardo.
L'essere partiti, l'essere arrivati, l'aver dormito.
All'alba di ieri la situazione era questa: Alice 39.2 di febbre, Eva non vuol salire sull'aeroplano.
Alle 7, T. parte alla volta del pronto soccorso: la bambina venga visitata da persona competente. Le risultanze dell'e.o. ci danno una faringite acuta, bronchi liberi e puliti, nessuna traccia di broncospasmo, asma zero.
Ok: antibiotico in tasca, testa sulle spalle, può partire.
Eva continua a proclamare la sua ferma intenzione di non salire sul velivolo.
Io ho un mal di testa da schiantare, da due giorni.
Freneticamente diamo l'avvio ai preparativi per la dipartita, i quali, notoriamente, prevedono la potatura delle siepi del giardino. Tobi il fuggitivo ci si arrampica come una scimmia e, appunto, fugge. Sia mai che evada durante la nostra assenza. Madre chicory è già impanicata.
Eliminare le vie di fuga.
Io faccio e disfo 3 volte la valigia.
Poi mi stoppo. A tutto c'è un limite.
Docce, saluti ai nonni, consegne e si va.
Aeroporto, code chilometriche, imbarco.
Eva: io ho palura, io ho palura, io ho palura. Andiamo a casa.
Sette giornetti e andiamo a casa. Sette giornetti così, in cui speriamo bene.
I soliti pensieri ansiolitici sul volo. Ho un po' d'ansia, ma non ho paura se siamo tutti insieme. Un destino comune l'affronto.
Si vola, si pennica, si atterra.
Irlanda. Siamo arrivati!
Ok, prima tappa noleggio dell'auto.
Cerchiamo il rental car office. Destra, sinistra, sinistra, destra.
Usciamo dall'aeroporto, rientriamo nell'aeroporto.
Troviamo l'ufficio. L'impiegato è un omino sbiadito sui quaranta con i capelli, quelli che sopravvivono agli effetti di una non incipiente calvizie, rossicci e le mani grassocce.
Fa il simpatico.
Approccia con una battuta sulla mia macchina fotografica: fighissima, dice, che modello è? Ah be' lui ha quello dopo quello sopra.
You are great pelorosso! Tutta la mia stima.
T. è catatonico. Sarà la preoccupazione per la guida a sinistra, sarà il viaggio, saranno le siepi, ma pare inebetito. Lui che sempre spikka come niente fosse, ha serie difficoltà ad interagire con pelorosso. Non comprende una - che sia una - parola, si blocca di fronte alla richiesta di scrivere su un foglio numeri di telefono e indirizzi.
Alla non acquisita richiesta di scrivere le "initial letters of his name", anche pelorosso si sente in diritto di prenderlo per il culo "pianooouuu, pianooouuu" dice [I know some italian words aggiunge soddisfatto]. Bene. That's all.
Io e la parodia di T. raccattiamo armi, bagagli e figliole e ci allontaniamo con il modulo.
where. is. the. car.?
Trangugiamo un panino crema di formaggio, cipolla, pomodori sott'olio e cetrioli e finalmente, via! si parte per la nuova avventura!
No. Alt. Uscire dal parcheggio del noleggio auto richiede [a noi] un'oretta.
Oltre le complicazioni della guida c'è la fondamentale questione di non aver idea di dove andare.
Siamo animali dall'adattamento lento.
Mando un messaggio al bed and breackfast. Si sa mai. Mento e scrivo: ehi siamo appena scesi dall'aeroplano! Saremo lì fra una quarantina di minuti!
E' da più del doppio che cerchiamo di rinvenirci.
Risponde Mary: sarà bellissimo vedervi! Vi aspettiamo!
B&B trovato, macchina parcheggiata, problemi per guida speculare n.d.r.
Apre Mary, donnona da 1,90, sorridente e accogliente: you are welcome!
Me: Hi! Nice to meet you! What a nice place! [unit 1, pag 9]
Davvero incantevole questo Cashel Lodge b&b. Pulitissimo. Vivaiddio.
Mary ama il classico: colonne doriche, cornici, mobili in legno antico. Plaid di pelliccia [non umana] sul letto con una semplice infinità di cuscini con trinette.
Usciamo per consumare la cena. Sono le 9 ora locale.
Annoto quelle che sono le mie prime scoperte sull'Irlanda oltre all'ovvietà del meteo variabilissimo.
*dopo le 7.30 i bambini non possono entrare nei locali. Sono le 9. Siamo affamati.
Alex take away ci salva dalla certa morte per inedia.
*Il "chip box" non è un cofanetto con dentro patatine fritte, o meglio non solo. Prima di arrivare alle patate c'è un cosciotto di pollo. Che non era proprio necessario.
*anche le finestre ragionano specularmente e si aprono al contrario.
*paese che vai supermarket che trovi. E' sempre possibile trovare l'occorrente per la colazione da consumare alle 5 di mattina.
*mary ha il router assai più potente del mio. La connessione wifi ha "potenza del segnale ottima" anche al piano di sopra.
*in giro non ci sono piccioni, ma altri pennuti che devo ancora classificare.
*il quartiere del b&b è da favola. Fiori e fiorellini da tutte le parti, persino sopra le indicazioni stradali. Casette in mattoncini rossi e tetti spioventi. Sono conquistata.
Propongo di venire ad abitare qui, di trasferirci. Alice piange. Non gradirebbe.
Oggi visiteremo Dublino. Alice sta meglio. Pare vada tutto bene.
Alle spalle il primo giorno di viaggio.
E già questo è un traguardo.
L'essere partiti, l'essere arrivati, l'aver dormito.
All'alba di ieri la situazione era questa: Alice 39.2 di febbre, Eva non vuol salire sull'aeroplano.
Alle 7, T. parte alla volta del pronto soccorso: la bambina venga visitata da persona competente. Le risultanze dell'e.o. ci danno una faringite acuta, bronchi liberi e puliti, nessuna traccia di broncospasmo, asma zero.
Ok: antibiotico in tasca, testa sulle spalle, può partire.
Eva continua a proclamare la sua ferma intenzione di non salire sul velivolo.
Io ho un mal di testa da schiantare, da due giorni.
Freneticamente diamo l'avvio ai preparativi per la dipartita, i quali, notoriamente, prevedono la potatura delle siepi del giardino. Tobi il fuggitivo ci si arrampica come una scimmia e, appunto, fugge. Sia mai che evada durante la nostra assenza. Madre chicory è già impanicata.
Eliminare le vie di fuga.
Io faccio e disfo 3 volte la valigia.
Poi mi stoppo. A tutto c'è un limite.
Docce, saluti ai nonni, consegne e si va.
Aeroporto, code chilometriche, imbarco.
Eva: io ho palura, io ho palura, io ho palura. Andiamo a casa.
Sette giornetti e andiamo a casa. Sette giornetti così, in cui speriamo bene.
I soliti pensieri ansiolitici sul volo. Ho un po' d'ansia, ma non ho paura se siamo tutti insieme. Un destino comune l'affronto.
Si vola, si pennica, si atterra.
Irlanda. Siamo arrivati!
Ok, prima tappa noleggio dell'auto.
Cerchiamo il rental car office. Destra, sinistra, sinistra, destra.
Usciamo dall'aeroporto, rientriamo nell'aeroporto.
Troviamo l'ufficio. L'impiegato è un omino sbiadito sui quaranta con i capelli, quelli che sopravvivono agli effetti di una non incipiente calvizie, rossicci e le mani grassocce.
Fa il simpatico.
Approccia con una battuta sulla mia macchina fotografica: fighissima, dice, che modello è? Ah be' lui ha quello dopo quello sopra.
You are great pelorosso! Tutta la mia stima.
T. è catatonico. Sarà la preoccupazione per la guida a sinistra, sarà il viaggio, saranno le siepi, ma pare inebetito. Lui che sempre spikka come niente fosse, ha serie difficoltà ad interagire con pelorosso. Non comprende una - che sia una - parola, si blocca di fronte alla richiesta di scrivere su un foglio numeri di telefono e indirizzi.
Alla non acquisita richiesta di scrivere le "initial letters of his name", anche pelorosso si sente in diritto di prenderlo per il culo "pianooouuu, pianooouuu" dice [I know some italian words aggiunge soddisfatto]. Bene. That's all.
Io e la parodia di T. raccattiamo armi, bagagli e figliole e ci allontaniamo con il modulo.
where. is. the. car.?
Trangugiamo un panino crema di formaggio, cipolla, pomodori sott'olio e cetrioli e finalmente, via! si parte per la nuova avventura!
No. Alt. Uscire dal parcheggio del noleggio auto richiede [a noi] un'oretta.
Oltre le complicazioni della guida c'è la fondamentale questione di non aver idea di dove andare.
Siamo animali dall'adattamento lento.
Mando un messaggio al bed and breackfast. Si sa mai. Mento e scrivo: ehi siamo appena scesi dall'aeroplano! Saremo lì fra una quarantina di minuti!
E' da più del doppio che cerchiamo di rinvenirci.
Risponde Mary: sarà bellissimo vedervi! Vi aspettiamo!
Il navigatore non ci è d'aiuto: ovunque si sia, ci dice di svoltare a sinistra e di giungere felici e soddisfatti a destinazione. Il buon vecchio metodo dell'accostare e chiedere informazioni ai passanti ci toglie dall'impiccio. [gli ultimi banchi di nebbia resistono nel cielo della mente di T. che dichiara "we are in the true zone."]
3,2,1.. tac! ci siamo sbloccati. Procediamo lesti e sicuri.B&B trovato, macchina parcheggiata, problemi per guida speculare n.d.r.
Apre Mary, donnona da 1,90, sorridente e accogliente: you are welcome!
Me: Hi! Nice to meet you! What a nice place! [unit 1, pag 9]
Davvero incantevole questo Cashel Lodge b&b. Pulitissimo. Vivaiddio.
Mary ama il classico: colonne doriche, cornici, mobili in legno antico. Plaid di pelliccia [non umana] sul letto con una semplice infinità di cuscini con trinette.
Usciamo per consumare la cena. Sono le 9 ora locale.
Annoto quelle che sono le mie prime scoperte sull'Irlanda oltre all'ovvietà del meteo variabilissimo.
*dopo le 7.30 i bambini non possono entrare nei locali. Sono le 9. Siamo affamati.
Alex take away ci salva dalla certa morte per inedia.
*Il "chip box" non è un cofanetto con dentro patatine fritte, o meglio non solo. Prima di arrivare alle patate c'è un cosciotto di pollo. Che non era proprio necessario.
*anche le finestre ragionano specularmente e si aprono al contrario.
*paese che vai supermarket che trovi. E' sempre possibile trovare l'occorrente per la colazione da consumare alle 5 di mattina.
*mary ha il router assai più potente del mio. La connessione wifi ha "potenza del segnale ottima" anche al piano di sopra.
*in giro non ci sono piccioni, ma altri pennuti che devo ancora classificare.
*il quartiere del b&b è da favola. Fiori e fiorellini da tutte le parti, persino sopra le indicazioni stradali. Casette in mattoncini rossi e tetti spioventi. Sono conquistata.
Propongo di venire ad abitare qui, di trasferirci. Alice piange. Non gradirebbe.
Oggi visiteremo Dublino. Alice sta meglio. Pare vada tutto bene.
mercoledì 22 luglio 2009
Eccoci. Siamo quasi pronti per la partenza. E non che in tutto questo tempo abbia fatto solo questo. O quasi.
Prepararmi, dico.
Migreremo alla volta dell'Irlanda [Dublino, midlands, connemara, ennis, ring of kerry, kilkenny. siamo.precisi.]
Passaporti pronti [certezza], volo prenotato [certezza], macchina fissata [incertezza original-linguistica], accomodations fissate [incertezza].
Lista delle cose da mettere in valigia pronta: macchina fotografica, pc, cellulare, libro [e io sarei a posto]. Aggiungo: vestiti, necessaire per la toelettatura e medicine.
Altre idee?
Ovviamente nella settimana di assenza ci saranno mille eventi a cui mi sarebbe piaciuto partecipare.
La mostra fotografica di uno, la presentazione del libro di una, per dire i primi che mi vengono in mente.
Ho scelto la settimana dell'anno per emigrare.
By.the.way.
Mia madre mi ha abituato a credere che le cose debbano essere fatte solo da chi è in grado di farle perfettamente. [Tipo: o sei Roger Federer oppure togli subito la zampa da quella racchetta].
Mi sto disabituando.
La tantrica è 'non so far nulla ma mi diverto a far tutto'.
Se le cose vengono bene, poi, urrà.
Ma se per caso succede è un caso. Appunto.
Non ci illudiamo che possa accadere di nuovo. A breve poi.
No, perchè quando qualcosa mi viene bene, oltretutto, vado in ansia. Deludere.le.aspettative.
Mi piacciono le critiche, invece.
Han detto:" quando fai una cosa e nessuno si prende la briga di criticarla è perchè hanno perso le speranze su di te."
Assenza di potenziale.
Però. Per me il 2009 mi par di rinascita. Ho ripreso a fare quasi tutte le cose che mi piace davvero fare. Tanto che sta diventando fastidiosamente inattuale il "non coltivo hobby dal tempo premostrico".
Leggo, fotografo, spippolo, scrivo, cucio, crafto in general and so on. -non tutto intensamente, non tutto vien bene-
E mi iscrivo a tutte le community.
Tipo: anobii , flickr, FB, twitter, per dire. -questo vien benissimo-
Da myspace mi son cancellata. Troppo puerile. No?
Prepararmi, dico.
Migreremo alla volta dell'Irlanda [Dublino, midlands, connemara, ennis, ring of kerry, kilkenny. siamo.precisi.]
Passaporti pronti [certezza], volo prenotato [certezza], macchina fissata [incertezza original-linguistica], accomodations fissate [incertezza].
Lista delle cose da mettere in valigia pronta: macchina fotografica, pc, cellulare, libro [e io sarei a posto]. Aggiungo: vestiti, necessaire per la toelettatura e medicine.
Altre idee?
Ovviamente nella settimana di assenza ci saranno mille eventi a cui mi sarebbe piaciuto partecipare.
La mostra fotografica di uno, la presentazione del libro di una, per dire i primi che mi vengono in mente.
Ho scelto la settimana dell'anno per emigrare.
By.the.way.
Mia madre mi ha abituato a credere che le cose debbano essere fatte solo da chi è in grado di farle perfettamente. [Tipo: o sei Roger Federer oppure togli subito la zampa da quella racchetta].
Mi sto disabituando.
La tantrica è 'non so far nulla ma mi diverto a far tutto'.
Se le cose vengono bene, poi, urrà.
Ma se per caso succede è un caso. Appunto.
Non ci illudiamo che possa accadere di nuovo. A breve poi.
No, perchè quando qualcosa mi viene bene, oltretutto, vado in ansia. Deludere.le.aspettative.
Mi piacciono le critiche, invece.
Han detto:" quando fai una cosa e nessuno si prende la briga di criticarla è perchè hanno perso le speranze su di te."
Assenza di potenziale.
Però. Per me il 2009 mi par di rinascita. Ho ripreso a fare quasi tutte le cose che mi piace davvero fare. Tanto che sta diventando fastidiosamente inattuale il "non coltivo hobby dal tempo premostrico".
Leggo, fotografo, spippolo, scrivo, cucio, crafto in general and so on. -non tutto intensamente, non tutto vien bene-
E mi iscrivo a tutte le community.
Tipo: anobii , flickr, FB, twitter, per dire. -questo vien benissimo-
Da myspace mi son cancellata. Troppo puerile. No?
Iscriviti a:
Commenti (Atom)