Era un ragazzo di cui ero innamorata. Ancora. Nonostante fosse passato tanto tempo, nonostante mi avesse lasciata, ferita, umiliata.
Conservavo ogni oggetto che lui mi aveva regalato, o che avesse toccato, o sfiorato, o solo guardato - come una reliquia. Dentro un baule affogato di oggetti e di profumi. Troppo piccolo invece per contenere i miei sentimenti.
E dentro quel baule c'era anche il contenitore di quello che era stato un regalo preziosissimo. Un barattolo di latta appositamente creato, stretto in una fascia di carta rossa con un gigante punto di domanda.
La sorpresa.
Quella vigilia di qualche natale dopo lo vidi passare da lontano, da una panchina gelida su cui ero seduta con un' amica. Andava incontro alla sua nuova ragazza. Sorridente. Dalla sua bocca la nebbia del suo respiro caldo.
Aveva una sorpresa in mano.
Un grande barattolo di latta, con una fascia rossa e un gigante punto di domanda bianco.
Un posto da riempire. Solo un posto da riempire. L'esigenza di avere tutti i coperti della tavola occupati. Sia chi sia quello che si siede.
Per me l'amore finì in un istante. E sembrava eterno.
Era freddo. Avevo il sedere ghiacciato.
sabato 19 giugno 2010
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giovedì 10 giugno 2010
lunedì 7 giugno 2010
Odori.
Ti entrano dentro. E lo vuoi. E non lo vuoi.
Prendono qualche cellula del tuo cuore e la legano a qualche cellula del tuo cervello. Senza che tu lo sappia. Senza che tu lo voglia. Senza che tu possa davvero far nulla. Legano, indipendentemente da te.
E con questo legame generano l'eternità.
Odori di casa. Di erba. Di finestra aperta ed è già primavera.
Di androni, di rossetti, di nonna.
Odori di uomo. Odore di donna. Di intimità. Di sensi che si perdono.
Odore di neonato, di latte di mamma, di crema. Odore di parto.
Odore della vita.
Odore di cencino bagnato. Odore di Levigliani. Odore di foglie.
Odore di maestra. Di quaderni. Di penne.
Odore di polpette. Di unto.
Odore di storie finite. Odore di dolore. Odore di sigarette. Di alito dopo una sbornia.
Odore di mare. Odore di periodi un po' così. Odore di profumo.
Chiudo gli occhi. Respiro.
E non esiste più un ciò che era o un ciò che è stato. Esiste solo il ciò che è. Eterno.
Ti entrano dentro. E lo vuoi. E non lo vuoi.
Prendono qualche cellula del tuo cuore e la legano a qualche cellula del tuo cervello. Senza che tu lo sappia. Senza che tu lo voglia. Senza che tu possa davvero far nulla. Legano, indipendentemente da te.
E con questo legame generano l'eternità.
Odori di casa. Di erba. Di finestra aperta ed è già primavera.
Di androni, di rossetti, di nonna.
Odori di uomo. Odore di donna. Di intimità. Di sensi che si perdono.
Odore di neonato, di latte di mamma, di crema. Odore di parto.
Odore della vita.
Odore di cencino bagnato. Odore di Levigliani. Odore di foglie.
Odore di maestra. Di quaderni. Di penne.
Odore di polpette. Di unto.
Odore di storie finite. Odore di dolore. Odore di sigarette. Di alito dopo una sbornia.
Odore di mare. Odore di periodi un po' così. Odore di profumo.
Chiudo gli occhi. Respiro.
E non esiste più un ciò che era o un ciò che è stato. Esiste solo il ciò che è. Eterno.
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