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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








martedì 28 luglio 2009

Irish trip. Secondo giorno.

Mentre siamo seduti su uno degli autobus con cui attraversiamo in lungo e in largo la città, penso che ogni posto mi sembra migliore dell'Italia, che in ogni altrove mi piacerebbe viverci.
Ci muoviamo veloci in strade alberate, fra case con portoncini colorati, quartieri puliti, umanità variopinta. L'autobus accosta al marciapiede, si inclina leggermente, la pedana si allinea al livello del marciapiede e un uomo su una sedia a rotelle elettrica sale.
E' il mio grande rimpianto: 6-7 anni fa avrei dovuto muovermi verso un angolo del nord Europa, giocare ad ambientarmi e nel frattempo mettere radici.
Adesso, nonostante ricorsivamente l'idea di emigrare solletichi me e T. , siamo consapevoli del fatto che non partiremo mai.
Siamo troppi, ci sono troppe esigenze, troppe incertezze. Ci sentiamo di dover essere responsabili, di non aver più la possibilità di mollare tutto.
L'autobus si ferma un secondo dopo esser ripartito dalla sua fermata, entra una signora anziana, "è molto gentile da parte sua" dice. Il rumore delle monete che rotola nella cassetta dell'autista mi distoglie dai miei pensieri.
Giriamo in una Dublino bagnata da una pioggerella fine e battuta dal vento.
Trinity college, Temple bar, O'connel street. Il mercato è in un vicolo colorato, coperto da una struttura reticolare fatta di metallo rosso e vetro. Lì, accanto a stands di Hello kitty, cineserie varie e abbigliamento originale, si trovano negozietti di libri antichi e dischi in vinile d'epoca.
Lo percorriamo nei due sensi. Da una porta sulla parete rossa di un angolo si sprigiona un soave odore di cannella. E' un pub, "tipico-irlandese-non turistico" direbbe la guida.
Nello scuro dell'arredamento in legno si distinguono dall'esterno sagome di avventori che si rilassano chiacchierando.
Ci sono tavoli accostati alle pareti di vetro che danno sulla strada. Un ragazzo guarda fuori e controlla l'orologio. Una ragazza legge il suo libro e sorseggia la bevanda dalla sua tazza. Una donna tiene il segno del suo romanzo col dito e intanto guarda la parete rossa, assorta nei suoi pensieri.
Proseguiamo verso la fermata dell'autobus. Alice sta seduta nel cestino del passeggino trasformandolo in double decker e attira la curiosità degli altri turisti. Alcuni fanno battute e sorridono.
Scendiamo dopo qualche fermata dall'autobus sbagliato e ci troviamo ad aspettare l'autobus giusto in un quartiere un po' periferico. Una donna nera un po' robusta appoggia il capo sulla spalla del suo compagno. Lui le accarezza i capelli raccolti in treccine. Ha un'espressione triste.
T. e le bimbe giocano a rincorrersi col passeggino. Saliamo.
I national botanic gardens sono un luogo metafisico. Incontriamo qui una mia amica che si è trasferita da 7 anni. E' con la sua bambina che ha l'età di Eva.
Le bimbe rincorrono gli scoiattoli per nutrirli con le noccioline.
Il silenzio è assordante.
La pioggia fine ci bagna, il cielo è grigio, l'aria è grigia.
La mia amica ride e ha una risata calda, sonora, coinvolgente.
Passeggiamo per i vialetti immersi nel verde di alberi secolari e siepi variopinte.
Lo scuotere cadenzato di una campanella ci avvisa che l'orario per le visite è finito.
Torniamo al B&B a piedi.
Abbiamo sbagliato ancora una volta l'autobus.

2 commenti:

  1. Vorrei essere con voi, vorrei bearmi nell'assordante silenzio...e invece mi devo sorbire le zanzare padane.
    PS: e i cani? con chi sono rimasti?
    ciao
    dc

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  2. le zanzare qui non ci sono!! Che goduria!!
    I cani sono rimasti a casa con le zanzare accuditi, spero, da mia madre. Poveri loro.

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