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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








giovedì 30 ottobre 2008

Sono triste. Sarà l'autunno, sarà il tempo, sarà il buco nell'ozono [che, per inciso, non è che vada neanche più di moda].
Qualcuno ha detto che la tristezza è noiosa.
Vero. Verissimo.
Sono noiosissima. Confermo.

Fra le varie cose c'è la questione dei ricordi, che andrebbero lasciati lì a decantare per sempre e non andrebbero mai smanettati.
Che se tu ti metti a smanettare i ricordi, in definitiva poi ti trovi a fronteggiare una delle seguenti paturnie [come minimo]:
*** ma come? Io sapevo che lì c'era questo, questo e quest'altro.
Com'è che non c'è più nulla?
E com'è, piuttosto, che la mia mente non riesce ad accettare che non ci sia più questo, questo e quest'altro e continua a credere imperterrita e presuntuosa di trovare quello e quello là, e sempre, ogni santa volta, rimane così, a bocca aperta, basita, come se avesse assistito a un barbatrucco?

***ehi! Ma che schifo è questo qui!? No, no, no, un attimo. Io ricordavo questa cosa, assai più gradevole di questo falso che manco è d'Autore.
E ora com'è che adesso, quando penso a quella cosa, non ho più il mio bel ricordo, ma questa copia fasulla che, Cristo santo, mi fa schifo?
E com'è che non si riesce a cancellare questa nuova immagine?
Please, give me back my memories.

*** Caspita. E' tutto uguale. Il ricordo è aderente al presente. Qui tutto è uguale.
Solo che io non sono più qui. Io sono là, e se mi avvicino mi viene una malinconia da suicidio.
Perchè il tempo passa, perchè vai in una direzione e anche se al limite la cambi una direzione è.
Che poi non è la direzione il guaio. Ma il fatto che escludi, escludi, escludi.
E quello che sembra là è qui. Ma deve stare là.

Danieggiamenti.
Sarà il romanzo che sto leggendo che, a pagina 100, mi ha già consegnato la protagonista malata di cancro, il suo uomo arrestato per falsa accusa, la madre di lei rassegnata ad una vita con un uomo che non ama (mentre con quello che ama ha concepito la protagonista), la figlia dell'accusato in un letto di ospedale dopo un aborto non voluto, ma imposto.
Una schioppettata nelle palle. Lasciatemelo dire.

Nel frattempo, mia figlia ha la chiave di tutto.
Sdraiata nel suo lettino a fianco a lei per leggerle la favola della buonanotte, le chiedo se non ci siano delle caccolette sparse per il lenzuolo. Quelle che, di nascosto, si leva dal naso.
- No, mi rassicura.
- Ah, saranno mica appiccicate sulla sponda?
Nemmeno.
Lei le tira in aria.
Secondo il suo modo di essere, che è sempre rivolto in su.
Alle favole, al cielo, alla fantasia.

Where is my mind?

lunedì 27 ottobre 2008

cip dalla scuola

Siamo sempre qui in occupazione. Un'occupazione un po' strana, del solo pian terreno della scuola, con noi prof. confinati al primo piano. Va bè, meglio che nulla...

Invece ieri c'è stata a Forte dei Marmi la giornata delle Associazioni del territorio.
Ricca, ricca, ricchissima!
Per la bimba varie cose: scuola di mimo e danza e teatro come gioco e pattinaggio con culate e scivolate. La bimba, vittima di un appetito compulsivo dovuto al cortisone, fra un morso di focaccina e uno di torta era eccitata e contenta.
Per me un'aggregazione di pazzi che su un ritmo africano gorgheggiavano e urlavano come assatanati. Da partecipare assolutamente.

sabato 25 ottobre 2008

post inutile su questione che ha l'orlo

Mia suocera direbbe: "Questa ha l'orlo!" e io dal canto mio copio e trasmetto: "Questa ha l'orlo".
[cosa buffa e strana assai, n.d.r.]

Premessa: già-da-tempo mi ero andata stufando dei nomignoli affibbiati ai figli dalle mamme bloggheresse [hobbit, godzilla, spy enemy, alieni, piccolo power, piccolimostri primogeniti e non e chi più ne ha più ne metta].
Per me era andata così: piccolo mostro è il reale nome con cui mio cognato chiama la mia secondogenita, non un appellativo creato ad uso e consumo del blog, ma nello stesso riportato per dilettevole comodo.
Con questo non vado cercando scuse, s'intende.
Se non che, gironzolando, si scopre che tutti questi figli di tutte queste bloggheresse hanno nomi assurdi, affibbiati loro dalle madri in cerca di ironia e originalità.
Tutta questa marea di marmocchi con un nome simpatico.
E che palle.

Non solo. Ieri arriva al mio blog una tipa che cercava il blog di cucino in giardino [blog molto carino, peraltro, di un tipo che è un architetto di giardini con la passione della cucina] ma che è arrivata su daniuccia perchè anche l'architetto, casualità, chiama i propri figli piccoli mostri.
Daniuccia visita il blog, che trova - vedi sopra - molto carino, e scopre che non solo di ricordi ognuno c'ha il suo, ma anche di evidenze.
Infatti, che la dicitura fosse affettuosa a Daniuccia [e all'architetto] sembrava trasparente come l'acqua, e invece no.
Eh no.
Un'altra tipa, in un commento, chiede all'architetto, per favore si intende, di non chiamare più i propri figli piccoli mostri essendo questa cosa a lei poco gradita [a lungo andare, specifica].

Va bè: niente, l'avevo detto che era un post inutile.
Dico solo Che palle e Mah.
E: viva i nomi propri.

giovedì 23 ottobre 2008

il locale

La prima volta che entrai in quel locale fu per chiedere un lavoro. Non c'ero mai entrata come cliente, per farmi una pinta, un negroni o un coca e rhum, e non perchè la fama di quel posto fosse stata all'inizio pessima, frequentato come era stato solo ed esclusivamente da tutti i tossiconi e gli ubriaconi del paese - o almeno così si diceva - più che altro avevo avuto altri giri, avevo frequentato altri posti e nel frattempo avevo vissuto una delle fasi buie della mia vita, dalla quale stavo giusto uscendo.
Avevo bisogno di un lavoro perchè quello che avevo l'avevo dovuto mollare per un corso di spagnolo a cui tenevo.
Lavoravo parallelamente all'università, più per esigenza di indipendenza mentale da mia madre chicory che per una reale esigenza di denaro. Che, ad ogni modo, quando c'è non guasta mai.
Con il lavoro mi pagavo l'affitto dell'appartamento nella città universitaria che era a mezz'ora di macchina da casa e stavo 5 giorni su sette lontana. E respiravo.
Nel locale non feci una grande impressione al titolare perchè avevo la faccia da brava ragazza e studiavo all'università, mentre la gente che di solito si presentava aveva al massimo la terza media e la faccia da stonata, ma quello era ciò che lui cercava. Il di più era troppo.
Lui disse senza convinzione: ok, va bè, proviamo. Non venire vestita con indumenti di lana.
E fu tutto.
Gli avventori del locale erano di tutti i tipi: erano finiti i tempi in cui il locale era un ritrovo di fattoni rissosi, in cui i bravi ragazzi giravano alla larga da quei marciapiedi. C'erano ragazzi normali, più o meno agitati, più o meno studiosi, più o meno ubriachi, più o meno rissosi.
Di tutti i tipi, ma soprattutto erano tanti, tantissimi. Il locale lavorava incredibilmente tanto. C'era sempre il pienone al banco e dentro e fuori. In una serata servivamo talmente tante birre e tanti cocktail e tanti panini puzzolenti di cipolla, e sempre di corsa e sempre accelerate, che alla fine andavamo via con la schiena a pezzi, frastornate dal fumo e dalla musica assordante.
Le ragazze colleghe erano assai più giovani di me, che all'epoca avevo 24 anni, avevano 17-18 anni, ma per gli atteggiamenti e le pose apparivano assai più mature e scafate di me. Vivevano già da sole o con il loro ragazzo. Avevano interrotto gli studi dopo un paio di anni di superiori e avevano già un passato, fatto di uomini, di anoressia, di psicofarmaci.
I ragazzi colleghi, buttafuori e raccattabicchieri, avevano il fisico supermuscoloso, le aspettative basse e le intenzioni limitate.
Gli argomenti di conversazione erano il sesso, la droga, gli appetiti sessuali, le tresche, il cinema, i libri, la vita.
Le conversazioni con loro erano prive di filtri e di tabù. Parlavi a cuore aperto, scoprendoti sempre indietro, mai avanti.
Accettata per quello che eri, diversa da loro, lontana, ma mai ghettizzata. Mai giudicata.
Con loro si rideva, si rideva tanto. Delle diversità e delle affinità, della visione della vita e del titolare del locale.
Il titolare, o il tuo padrone, come si dichiarava al telefono quando ti chiamava, era un folle.
Un pazzo ignorante. Grottesco, maschilista, puzzolente che vedeva le donne in una sola versione e che pagava meno le ragazze dei ragazzi. Che quando arrivavi ti accoglieva, dopo aver guardato l'orologio per vedere se avessi un secondo di ritardo, con un "Accidenti Dania come sei sessuale!", che nelle sue intenzioni voleva significare come stai bene, che aveva non so quante donne contemporaneamente, l'una all'insaputa dell'altra, e già all'epoca, non so quanti figli sparsi per il paese.
Negli anni a venire si sarebbe mangiato tutto, ed a quel tempo già si sapeva che sarebbe finita così, perchè quella fortuna che aveva messa in piedi non sapeva nemmeno lui come, era cresciuta grazie alla sua follia, ma da questa sarebbe stata distrutta.
Aveva un'idea del mondo tutta sua, singolare e autocompiaciuta. Raccontava cose raccapriccianti e se la rideva e ti contagiava. Un folle.
Aveva amiche prostitute, che pensava fossero tutte sue ragazze, e che, dopo averci passato la notte, riaccompagnava la mattina al lavoro, sulla strada, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
A volte le mandava a prendere a una quarantina di km di distanza da un taxi, altre volte le faceva venire col treno.
Una sera appena arrivata al lavoro mi mandò a prenderne una alla stazione.
Eppure, nonostante l'ignoranza, il maschilismo, il degrado del buoncostume, la follia pura, quel padrone è stato il migliore che abbia mai avuto. A differenza dei professoroni universitari che mi hanno sfruttato e umiliato quando ero in dottorato, a differenza degli stimabili dirigenti e funzionari pubblici che, misogini, hanno cercato di distruggere la mia autostima, arciconvinti che un titolo sia garanzia di viva intelligenza, di perspicacia e di indiscussa superiorità, lui, il rozzo ignorante, è stato l'unico che non mi ha mai mancato di rispetto.

Il locale un paio di anni fa ha chiuso. Il padrone aveva addosso la Forte dei Marmi bene, quella che desidera il silenzio, quella che non accetta che i ragazzi si divertano con il rumore e con la musica e con le birre, quella che non si ricorda di essere stata giovane.

Quando passo là davanti, di ritorno dalla spiaggia, in bicicletta con le mie bambine, e vedo i locali vuoti e il vetro spaccato, sento la mancanza di quel motorino degli anni '60 appeso vicino all'insegna, sento la mancanza dei tavoli con le pinte di birra e del puzzo di cipolla e di aceto.
E ripenso sempre a quegli anni come uno dei periodi più ricchi della mia vita.

mercoledì 22 ottobre 2008

Da stamani i ragazzi della scuola sono in autogestione. Sebbene rammaricati, perchè tutte le scuole del circondario hanno oKKupato, alle 8 puntuali, alcuni persino in anticipo [gente che i giorni normali arriva minimo alle 8.15] erano lì pronti a dichiararsi in autogestione.
Benissimo, sono con voi. Addio.

Ne approfitto per salire in segreteria a firmare i vari documenti.
Mentre sono lì arriva una delle segretarie, quella che un 2-3 settimane fa mi mise in croce perchè volevo una tessera per la fotocopiatrice. C.
C. fa alcune smorfie di sofferenza e con quelle smorfie il suo viso, fondamentalemente inespressivo, assume l'aria stanca. Diventa il viso di chi è stanco della vita.
C. dice che stanotte non ha dormito. Non ha dormito, dice, perchè aveva un dolore intercostale dovuto all'irritazione del colon. Irritazione che le deriva dallo stress, dice.
Non ha chiuso occhio perchè la figlia con un mazzo di chiavi, che le è caduto dalle mani, le ha contuso il mobile bianco dell'ingresso. Il mobile bianco dell'ingresso, ripete e sottolinea bianco. L'ha comprato ad agosto e ancora lo sta pagando.
Con i bimbi è impensabile avere cose belle e intonse, mi vien da dire.
La figlia ha 15 anni ed è andata a letto come non fosse successo niente, mentre lei, rigirandosi nel letto e non riuscendo a chiudere occhio ha mandato un messaggio alla tipa che il mobile gliel'ha venduto per avere consiglio su come poter fare. Erano le 3.

Magari non si vede nemmeno, azzarda l'altra segretaria. Magari lo puoi coprire in qualche modo.
Si vede, si vede: lei lo vede. Lei è precisissima e la figlia, la figlia è un mostro. E il mobile, quello bianco, di estremo valore.
E' di valore per te, osserva la collega. Per tua figlia no, lei la casa la vive. E va vissuta.

Eh si, ma se tornasse indietro di figli non ne farebbe, mi dice. Ne ha uno di 22 anni che fa l'università ed è bravo e questa di 15 che...
Ma lei figli non ne voleva. Lei voleva studiare psicologia a Pavia. L'anno della maturità aveva iniziato già da febbraio a pensare alla strategia giusta per farsi mandare dal padre a studiare al nord, perchè lei amava il nord, lo ha sempre amato. Avrebbe voluto trasferirsi là, studiare psicologia e non tornare mai più qui.
Da febbraio pensava alle mosse giuste da fare con il padre per farsi mandare. Il padre, che era un padre padrone: se ti parlava era per dirti imbecille altrimenti eran botte.
Era da febbraio che pensava al suo futuro e a come guidare la realizzazione dei suoi sogni, in quel lontano inverno dell'85, ma poi, durante la maturità, fece il test e scoprì una gravidanza indesiderata. Una volta per rimanerci, dice.
E quel fidanzato l'aveva già lasciato 3 volte, ma il padre l'aveva indotta a riprenderselo, perchè erano altri tempi e se molli il fidanzato ti fai una cattiva nomea e di ragazzi per bene non ne trovi più.
Che a lei di trovare il fidanzato non importava nemmeno, lei voleva solo studiare psicologia al nord, ma suo padre la vedeva così ed era un padre padrone e lei il fidanzato se l'era ripreso 3 volte.
Si sposarono poi e lei, che ha sempre provato schifo per la matematica si ritrovò a fare il lavoro di amministrativa.
E la seconda figlia, la seconda figlia non è che l'ha propriamente desiderata. Era perchè il suo matrimonio non ha mai funzionato e lei per tutti quei valori del papa bastardo ha sempre cercato di tenerlo in piedi.

Arriva un messaggio. La tipa del mobile le ha risposto che vedrà come fare, ma per favore di non mandarle più messaggi di notte.

E te come ti trovi - mi chiede la collega.
Io bene, anche al serale mi trovo bene. Con i vari problemi del caso, ma, insomma, tutto ok. Fondamentalmente mi trovo bene ovunque, dico.

C. dice ammiccando verso di me: "Lei è tranquilla, vedi." e accenna un sorriso.

sabato 18 ottobre 2008

cip 20081019 1

Nella fiduciosa attesa del 'giro' dei medici, godiamo della visione del cartone proposto da CN, in cui mostri disgustosi attaccano i nemici a suon di moccio sparato dal naso e puzza di ascelle.
Se dico che rimpiango Heidi, faccio la figura della matusa nostalgica?

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Sono appena entrate due pazze vestite da infermiere, che, incuranti del fatto che siamo in pediatria e che alle 11 i bambini dormono, hanno iniziato a ciarlare diabetiche. Alice le guardava come si guardano due pazze, ma con lo sguardo sorpreso dei bambini.
Tant'è.
Sempre Alice mi costringe a dormire avvinghiata a lei. Ho cercato di svignarmela appena l'ho vista collassata nelle braccia di Morfeo, ma il suo radar ha i sensori agli ultrasuoni.
Tant'è.

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Piccolo mostro ha la carta "Devi annientare le truppe della mamma o in alternativa conquistare 1200 stati" e, giustamente, lei si dedica all'abbattimento di sua madre: non la vedo da ieri sera e, giustamente, con la zia lei è in versione santa Eva da Forte dei Marmi, come già ha dato evidenza in altre occasioni. Dorme in un attimo, mangia tutto, non fa una bizza.
Tant'è.

cip 20081018 1

Sono in ospedale con la mia bimba e posto dal cellulare scrivendo una lettera alla volta. Siamo arrivati stanotte per una crisi respiratoria preoccupante.
Lei adesso sta meglio. Ha, nella giornata, attraversato la fase comatosa, la fase eccitata di chi sta bene dopo essere stato male e la fase post malessere e post eccitazione, la fase K.O., che vive adesso mentre guarda un cartone.
Io sono sveglia da ieri mattina alle 6 ed è tutto il giorno che fisso i numerini del suo monitoraggio. Inutile dire che adesso do i numeri anch'io.

venerdì 17 ottobre 2008

me as Ann

Oh, finalmente, dopo un numero un numero incommensurabile di anni, tutti quelli trascorsi dall'epoca in cui Daniuccia era in prima media e in cui, di contorno, alcuni esemplari di pterodattilo volavano ancora nel cielo della Versilia, dopo tutti questi anni realizzo oggi il mio sogno proibito [un po' sconcio e forse anche un po' zozzo] : finalmente, come quella gattamorta di Ann, oggi posso dichiarare: "I'm on strike today. I'm a teacher, you know."
E chi non se la ricorda Ann, la sorella di Frank, il cui ritratto troneggiava affisso sulla parete della stanza del fratello e riguardo alla quale l'amico Pat, quello che era stato dichiarato dal fondo delle scale da una pazza Mrs Taylor vociante all'inverosimile, quello che il povero Frank, da sopra, non aveva riconosciuto e del quale aveva continuato a chiedere a sua madre, la pazza in fondo alle scale, "Who??" "who??", aveva chiesto già mezzo innamorato, come succede a tutti questi omuncoli che basta che vedano una sciacquetta in fotografia e perdono la testa: "Who's that pretty girl in the photo?".
E Frank, già un po' annoiato: "She's my sister Ann. She is on strike, today. She's a teacher, you know."
Ann. L'insignificante Ann.

martedì 14 ottobre 2008

Oh anonimo

Oh anonimo che solleciti un mio post, avrei tante cose da dirti.
Sono giorni che ho in mente dei post precisi, ma, caro anonimo, dovrai attendere pazientemente.
La domenica è giorno consacrato ai miei mostri, che io voglia oppure no. Se mi siedo al pc arrivano, tempo un nanosecondo, in 17: chi vuol giocare sul sito di Bella Sara, chi vuol sentire su youtube le Tagliatelle di Nonna Pina, non una volta, non due, ma cento, chi il Gatto nero e chi l'Happy Hippo, chi vuol poi vedere le fotografie e chi tutti i siti per bambini e le miliardi di altre cose offerte dal web. E cliccare e spostare il puntatore con quelle ditine grassocce è un gioco da ragazzi. A volte viene anche spento il pc, così in un attimo mentre sta caricando qualcosa, perchè quel tasto on off è ha tutte le attrattive ammalianti che un tasto può sognare, ma non sono che incidenti di percorso, perchè una cosa certamente i piccoli mostri l'hanno ereditata da Daniuccia: sono già super-informatizzate. Sarà un bene? Mah.
Il lunedì è giornata infernale: giro per la versilia come una trottola impazzita e a sera, quasi sempre, ho mal di testa.
Il martedì, non riesco a produrre niente di vagamente sensato perchè ho il mal di testa del lunedì ancora addosso, ma molto molto più forte.
Quindi caro anonimo, be patient and you'll be glad.

sabato 11 ottobre 2008

domanda banale per chi sa la risposta

Ieri sono stata dalla mia omeopata, donna incantevole e preparata che Dio e tutti i santi spero abbiano in gloria.
Il mito di donna fa alla sottoscritta un milione di domande che spaziano in lungo e in largo nella sua vita e nei suoi sentimenti, che indagano sulle sue emozioni e sui suoi malasseri, che si informano su che colore sia quello col quale la sottoscritta rappresenta questa o quella situazione.
Il mito di donna ascolta della madre della sottoscritta, donna chicory per dirla in una parola, e dei mostri e della vita della sottoscritta con e senza loro e del suo amare, come donna, la solitudine.
La mia omeopata, donna incantevole e preparata, scava e ascolta e annota e in un momento di profonda catarsi emozionale rivolge alla sottoscritta la domanda topica: " Ma come mai, lei, signora M**, che ama la solitudine, che si scarica e si ricarica in solitudine, che desidera sovente, pur non disdegnando affatto la compagnia degli altri, desidera, dicevo, stare sola, che sta bene sola e vorrebbe stare sola, come mai, signora M***, ha deciso di sposarsi, di fare prima un figlio poi due, di prendere prima un cane, poi due, di conservare, allevare, accudire, prima un pappagallo poi due?"

Cip 2-1

Nota al precedente post per il LB di daniuccia.
Ascoltatore sintonizzatore, caro LB, = persona 1, che finge di essere interessata a quello che persona 2 avrebbe da dire.
Persona 2 = , caro LB, persona che desidererebbe essere ascoltata, in quel che ha da dire o ha in testa, o nello stomaco o, da persona 1.
Radio= parole che scorrono a caso, caro LB, e riempiono l'aria di suono senza davvero procurare una comunicazione.
Domande, caro LB?

venerdì 10 ottobre 2008

cip 2

Sto per scrivere una banalità.

Ma ditemi se non è vero che per ascoltare il programma che passa le canzoni che ti piacciono non basta accendere la radio, ma bisogna sintonizzare la frequenza giusta.
Isn't it?

O come direbbero altri: It takes two to tango..

mercoledì 8 ottobre 2008

cip 1

Giornata strana.
Ho un po' d'ansia. Stamani ho dato il mio personale contributo a che l'economia non ristagni, spendendo e spandendo a destra e a manca e su e giù e qua e là.

martedì 7 ottobre 2008

Sul timore incusso da Daniuccia

Figliolo furbetto della classe:" Prof. le posso fare una domanda indiscreta?"
Dania: "Vai."
Figliolo furbetto della classe"Ma lei quanti anni ha?"
Dania: ...?...

Test: quanto conosci Daniuccia
: scrivi il finale della storia.
Scegli la A) la B) la C)
A) Dania: Fuori! Brutto maleducato!
B) Dania: 34, li porto benissimo, vero??
C) Dania: Ad una signora non si chiede mai! l'età, acciocchè mi riservo l'assoluto diritto di non rispondere.

Votino signori, votino!!

Test n.2:
Figliolo furbetto della classe:" Prof, ma lei è occupata?"
Dania:
A) Fuori, brutto maleducato!(però.. ho sempre un certo appeal! wowwww!)
B) Hai sfrantecato i maroni con queste domande del piffero!
C) Oserei dire che non sono affari tuoi.. (brutto moccioso spocchioso che ha sfrantecato i maroni con queste domande del piffero)

Votino, signori! Votino!

lunedì 6 ottobre 2008

I must go

Ecco, lo sapevo che non andava. Lavorare inibisce ogni casseggio. Mi siedo adesso e fra un minuto esatto devo uscire a recuperare piccolo mostro all'asilo.
Roba da matti.
Lavorare non funziona. C'è poco da dire.

No, sbaglio. Un'altra cosa da dire al volo.
Al gradino appena sopra il disoccupato, non so se lo sapete, c'è l'insegnante supplente. Va bè, dai, magari non proprio a quello sopra, ma insomma siamo lì.
Arrivo bella bella a scuola stamani e per il benvenuto vengo aggredita a male parole da due facinorosi di insegnanti che vaneggiano cose offensive nei miei confronti in quanto precaria (primo anello della catena alimentare).
A seguire due orde di ragazzi mi si magnano in classe perchè arrivo con lo squisito appellativo supplente, che è peggio di un marchio di fabbrica aDDidas o Nke, lo si riconosce a miglia di distanza (i figlioli lo individuano anche a distanze intergalattiche), e ti precede nell'ingresso nell'aula e ti prepara una supercalorosa accoglienza e ti costa un mese o due di lavoro indirizzato e finalizzato all'ottenimento di una quota minima di rispetto. Perchè si sa: supplente=baldoria.
Perchè alcune persone incutono timore al solo guardarle, ma Daniuccia ha l'aspetto comico che paura non ne mette nemmeno ad un topolino... :-(
Tant'è.
Time out.
I must go.

venerdì 3 ottobre 2008

today is gonna be the day

Il programma vertiginoso di oggi prevede la partecipazione coatta alle celebrazioni dei nonni organizzate dagli asili dei mostri (l'anno passato si risolse nel regalo di un mestolo di legno ad ogni bambino, speriamo che quest'anno vada meglio), il portare, a seguire, il mostro grande al maneggio, l'attendere che sia pronta tenendo a bada Eva, il ritorno alla maison, la preparazione del pranzo, la pennica, il parco giochi, due frizzichi e due lazzichi, le abluzioni, la cena, la notte.
E siamo già a domani.

e domani... e domani...E DOMANI.... 1st annual meeting! E le previsioni danno bello, roba da non credere!

ma anche no

Stamani alle 7.40 mi hanno telefonato per prendere servizio.
Ecco, facciamo un po' di outing: non è che a me facesse proprio schifo questa condizione di fancazzismo sfrenato. Passato lo spauracchio di non avere i famosi 12 punti, starmene a casa a fare lo schifoso diavolo di niente mi gustava assai. Diciamo che sono una che il niente lo fa volentieri, diciamo che se esistesse un lavoro dove ti pagano per stare a fare scemenze per ore e ore, senza soste nè pause, sarei un'impiegata modello. Diciamo.
Ma niente. La pacchia è finita. Mi reco a immergere il mio destino nella banalità dei comuni mortali: vado a laUra', gente.

giovedì 2 ottobre 2008

Cippi

"Il mio computer mi dice di premere un tasto qualsiasi per continuare? Dove si trova il tasto qualsiasi?" questo ed altro qui, per non dimenticare mai che la fauna umana è in assoluto la più amazing.

dimmi ancora quanto pesa la tua maschera di cera
tanto poi tu lo sai si scioglierà
come fosse neve al sole
mentre tutto scorre...
Sparami addosso
Bersaglio mancato
Provaci ancora
È un campo minato
Quello che resta
Del nostro passato
Non rinnegarlo
È tempo sprecato
Macchie indelebili
Coprirle è un reato
Scagli la pietra chi è senza peccato
Scagli la pietra chi è senza peccato
Scagliala tu
Perché ho tutto sbagliato

mercoledì 1 ottobre 2008

Nada (che non è la cantante)

Cioè, io oggi sono stata tutto il giorno da sola.
Cioè oggi era uno di quei giorni che aspettavo da chissà quanto.
Cioè oggi potevo dedicarmi ad un miliardo e mezzo di cose dilettevoli e curiose.
Cioè oggi sono stata tutto il giorno al computer a passare da un link assurdo ad un altro.
Cioè oggi ho passato ore [ORE] a capire per quale diavolo di motivo il badge di twitter ha litigato con Daniuccia.
Cioè le perle ai porci è dire niente.

Pacco spedito

Allora, ho mandato a falkulla un po' di link di gente che mi ha annoiato dopo un primo attimo di ebbrezza.
Da google reader e dalla vostra destra.
Convenite che solo perchè un blog funziona non si può dopo un ragionevole attimo vederne in giro milioni di copie malriuscite di gente che ne scimmiotta la verve?
Adesso, come ti giri ti giri, vedi delle elastigirl in giro. Per esempio.
Banali, ma almeno originali. Direi che è meglio.

Enough is enough

A proposito di player, il caro J. me ne ha inviato uno appena adesso, stamani mi sono svegliata con in testa Tic tac tic tac ed è gran prix, tic tac perchè non sei qui...
La retorica domanda - ullallà che diavolo è? - ovviamente trova risposta immediata con google, ma, al di là di questo, scartabellando fra le canzoni anni '80 ho ripescato questa:
No more tears, enough is enough- Barbra Streisand Donna Summer



A parte il fatto che dura 9 minuti e a parte il fatto che io che stoltamente credevo che questo primato lo avesse, solingo augellin, raggiunto [e superato] solo Ramazzotti con quella canzone irricordabile che durava 12 minuti [in pratica tutto il lato della cassetta], e a parte che non è vero perchè mi viene subito in mente Time dei Pink Floyd, e a parte che bisogna aspettare 2 minuti perchè finisca l'intro, a parte tutto, evoca.
A me evoca, diciamo così. Cosa non lo so.
Non ricordi particolari, ma un insieme misto e strano di emozioni, di stati d'animo, di sensazioni, di visioni surreali di balletti e di luci psichedeliche.
Che effetto.