Ho deciso di darmi ai lavori donneschi (quelli che un secolo fa venivano insegnati a scuola).
Sennò, diamine, impazzisco.
Non avrò il beneaugurale consenso dei frequentatori di forum di enigmistica, ma che agg' a fa? (come diavolo si scriverà?)
Mi sento in versione creativa, e siccome con il ritorno dell'autunno si è riconfermata la nostra misera condizione di detenuti agli arresti domiciliari (la tosse, lo svomitazzo, lo squaquaraus, il brutto tempo, il virus, il mal di pancia, di orecchie e via andare), l'unica maniera che mi viene in mente, di quel che posso fare per sfogarmi senza poter uscire di casa, è darmi alle fantasiose faccende handmade.
Perchè sarebbero tante, tantissime le altre cose che mi piacerebbe fare standomene a casa (una infinità di libri che ho in mente di leggere? un'infinità di film che ho in mente di vedere? un'infinità di cosucce che vorrei scrivere? per esempio?), ma le stesse tante, tantissime cose necessiterebbero l'accoppamento delle figliole (che insomma, magari in un altro momento, ma adesso non me la sento, via....)
E quindi vai di disegnini, di country, di stichery e di blablabla.
Nel frattempo cerco anche un'anima pia che, affranta dai miei stessi rigidi coprifuoco, magari se la senta di venire a un cinemino con me, all'ora di cena, presto per essere a casa presto, mentre il marito governa la prole.
Se qualcuna se la sente non manchi di inviare una mail alla sottoscritta.
lunedì 24 novembre 2008
giovedì 20 novembre 2008
FB
FB è un animale curioso.
Un animale curioso che mette in circolo comportamenti curiosi.
Cioè, intendo, comprendo perfettamente le motivazioni del tizio che, sempre su FB, ha dato vita al gruppo "Perchè mi chiedi l'amicizia su FB se quando mi incontri per la strada non mi saluti?".
La prima volta che uno sconosciuto mi ha chiesto l'amicizia, io, dopo aver guardato la foto nel suo profilo, c'ho pensato su una settimana, scervellandomi nel tentativo di capire chi fosse: Chi sarà, chi non sarà? Eppure questa faccia potrei averla già vista... E facendomi anche un discreto paniere di paranoie, perchè sai, poveretto, se rifiuto la richiesta rimarrà male...
E invece no. Era un folle che mandava la richiesta a tutto l'universo vivente.
Ma mica era l'unico. No, no, no.
FB è in grado di riesumare cadaveri di una vita fa, di riportare in vita mostri che si riproducono in maniera incontrollabile, tipo gremlins direbbe la mia cara amica I., che nel lodevole tentativo di ricercare amici persi di vista, si accontentano di raccattare di tutto, Daniuccia compresa.
Cioè quello che rimane nella rete è tutto commestibile, non si butta via niente: se andavo cercando tonni e ho pescato meduse andrà bene lo stesso, che problemi ti fai ?
E allora chissene se, davvero, abiti dietro casa mia ma sono anni che non mi/ti saluto, su FB siamo amici.
E allora chissene se sono anni che non ci rivolgiamo più di un ciao per buona educazione e siamo tutto men che conoscenti, su FB va bene tutto.
E se sei amico di un amico? Sei anche amico mio.
Che tanto poi finisce lì. L'importante è far numero, perchè alla richiesta di amicizia segue il vuoto silenzio, nel virtuale esattamente come nel reale: non un messaggio, non un regaluccio, un saluto o un'idiozia.
Ma va bene, non ci formalizziamo.
Va bene tutto, certo. E io mi adeguo, ci mancherebbe. Lo annoto solo, ecco.
Ché per natura sarei un po' misantropa [pure], ma insomma, ci sto lavorando.
Un animale curioso che mette in circolo comportamenti curiosi.
Cioè, intendo, comprendo perfettamente le motivazioni del tizio che, sempre su FB, ha dato vita al gruppo "Perchè mi chiedi l'amicizia su FB se quando mi incontri per la strada non mi saluti?".
La prima volta che uno sconosciuto mi ha chiesto l'amicizia, io, dopo aver guardato la foto nel suo profilo, c'ho pensato su una settimana, scervellandomi nel tentativo di capire chi fosse: Chi sarà, chi non sarà? Eppure questa faccia potrei averla già vista... E facendomi anche un discreto paniere di paranoie, perchè sai, poveretto, se rifiuto la richiesta rimarrà male...
E invece no. Era un folle che mandava la richiesta a tutto l'universo vivente.
Ma mica era l'unico. No, no, no.
FB è in grado di riesumare cadaveri di una vita fa, di riportare in vita mostri che si riproducono in maniera incontrollabile, tipo gremlins direbbe la mia cara amica I., che nel lodevole tentativo di ricercare amici persi di vista, si accontentano di raccattare di tutto, Daniuccia compresa.
Cioè quello che rimane nella rete è tutto commestibile, non si butta via niente: se andavo cercando tonni e ho pescato meduse andrà bene lo stesso, che problemi ti fai ?
E allora chissene se, davvero, abiti dietro casa mia ma sono anni che non mi/ti saluto, su FB siamo amici.
E allora chissene se sono anni che non ci rivolgiamo più di un ciao per buona educazione e siamo tutto men che conoscenti, su FB va bene tutto.
E se sei amico di un amico? Sei anche amico mio.
Che tanto poi finisce lì. L'importante è far numero, perchè alla richiesta di amicizia segue il vuoto silenzio, nel virtuale esattamente come nel reale: non un messaggio, non un regaluccio, un saluto o un'idiozia.
Ma va bene, non ci formalizziamo.
Va bene tutto, certo. E io mi adeguo, ci mancherebbe. Lo annoto solo, ecco.
Ché per natura sarei un po' misantropa [pure], ma insomma, ci sto lavorando.
mercoledì 19 novembre 2008
2008XI19
Due anni fa oggi era domenica.
Due anni fa oggi avevo una pancia gigante, in cui era comodamente annidato e per niente interessato all'idea di uscire fuori un piccolo mostro.
Non era stato interessato ad uscire, piccolo mostro, almeno fino a quel momento, perchè - scusassero - era ben lui a decidere se, dove e quale sarebbe stato il momento giusto.
Non era stato il momento giusto un paio di mesetti prima, quando Piccolo mostro aveva fatto finta di voler uscire gettando tutti nel panico solo perchè Daniuccia, marito e l'allora figlia unica Alice erano a passare qualche giorno di ferie in quel del Chianti. Ma erano solo scherzucci dispettosi di piccolo mostro, che ad uscire non ci pensava nemmeno.
Non era stato il momento giusto nemmeno dopo il tempo esatto, che era scaduto l'11 di novembre, e nemmeno in tutte le date che Daniuccia, grazie ai suoi conti astrologici e numerologici, aveva considerato papabili.
Non era stato il momento giusto nemmeno dopo la manovra di tortura dello scollamento manuale delle menbrane, una pratica dolorosissima che la signora ginecologa aveva praticato con solerzia ad una Daniuccia stremata dall'attesa e dai finti avvii di travaglio, che meno che mai aveva convinto il piccolo mostro ad uscire.
All'ospedale la conoscevano già tutti, piccolo mostro. Perchè già tutti erano stati presi per i fondelli da lei. Soprattutto le ostetriche, che pavoneggiavando un'esperienza quarantennale davano per certa la nascita di piccolo mostro in questo o quel momento, - e se te lo dico io figliola mia stai serena, - e avevano mandato più volte Daniuccia a prendere la valigia a casa.
Valigia che Daniuccia aveva riportato ogni volta a casa intonsa.
Alla fine però si era deciso: con o senza il suo consenso Piccolo mostro sarebbe nata il mercoledì 22, dopo averne indotto artificialmente il parto la sera del 21 con gel, flebo e diavolerie varie.
Così è deciso e stop: glielo facciamo vedere noi.
Daniuccia non solo si era rassegnata all'idea, ma era pure contenta perchè il giorno 22 lo scorpione passava in sagittario, da preferirsi (pareva), e la numerologia la confortava con un bel 5, di bambino amabile.
Ma la soddisfazione di Daniuccia per la bella data, quella sì era da annientare all'istante.
Quel 19 novembre di 2 anni fa, nella notte del 20, fuori un tempo da lupi, acqua a catinelle, tuoni, lampi, vento da paura, telefono della madre chicory da chiamare per la sorveglianza di figlia grande isolato, Daniuccia piena come un uovo per aver mangiato come una scrofa insieme alla cara sorella e al caro cognato, che tenta di resistere ai dolori perchè - adesso, cazzo, aspetti fino a mercoledì -, piccolo mostro, al secolo Eva K., decide di venire al mondo.
Un travaglio quasi indolore, un parto gioco forza - adesso, CAZZO, esci- e eri lì, piccolo mostro: piccola, nera e pelosa. Naso gonfio da pugile che ha già combattuto la sua piccola lotta.
Auguri amore mio. Domani sono 2 anni. Due anni di amore, perchè tu sei tenera, due anni di litigi, perchè la tua missione è annientarmi, due anni di domande: "ma con questa figlia avrò un punto di incontro quando sarà grande?".
Auguri amore mio. Cento, mille di questi giorni.
Due anni fa oggi avevo una pancia gigante, in cui era comodamente annidato e per niente interessato all'idea di uscire fuori un piccolo mostro.
Non era stato interessato ad uscire, piccolo mostro, almeno fino a quel momento, perchè - scusassero - era ben lui a decidere se, dove e quale sarebbe stato il momento giusto.
Non era stato il momento giusto un paio di mesetti prima, quando Piccolo mostro aveva fatto finta di voler uscire gettando tutti nel panico solo perchè Daniuccia, marito e l'allora figlia unica Alice erano a passare qualche giorno di ferie in quel del Chianti. Ma erano solo scherzucci dispettosi di piccolo mostro, che ad uscire non ci pensava nemmeno.
Non era stato il momento giusto nemmeno dopo il tempo esatto, che era scaduto l'11 di novembre, e nemmeno in tutte le date che Daniuccia, grazie ai suoi conti astrologici e numerologici, aveva considerato papabili.
Non era stato il momento giusto nemmeno dopo la manovra di tortura dello scollamento manuale delle menbrane, una pratica dolorosissima che la signora ginecologa aveva praticato con solerzia ad una Daniuccia stremata dall'attesa e dai finti avvii di travaglio, che meno che mai aveva convinto il piccolo mostro ad uscire.
All'ospedale la conoscevano già tutti, piccolo mostro. Perchè già tutti erano stati presi per i fondelli da lei. Soprattutto le ostetriche, che pavoneggiavando un'esperienza quarantennale davano per certa la nascita di piccolo mostro in questo o quel momento, - e se te lo dico io figliola mia stai serena, - e avevano mandato più volte Daniuccia a prendere la valigia a casa.
Valigia che Daniuccia aveva riportato ogni volta a casa intonsa.
Alla fine però si era deciso: con o senza il suo consenso Piccolo mostro sarebbe nata il mercoledì 22, dopo averne indotto artificialmente il parto la sera del 21 con gel, flebo e diavolerie varie.
Così è deciso e stop: glielo facciamo vedere noi.
Daniuccia non solo si era rassegnata all'idea, ma era pure contenta perchè il giorno 22 lo scorpione passava in sagittario, da preferirsi (pareva), e la numerologia la confortava con un bel 5, di bambino amabile.
Ma la soddisfazione di Daniuccia per la bella data, quella sì era da annientare all'istante.
Quel 19 novembre di 2 anni fa, nella notte del 20, fuori un tempo da lupi, acqua a catinelle, tuoni, lampi, vento da paura, telefono della madre chicory da chiamare per la sorveglianza di figlia grande isolato, Daniuccia piena come un uovo per aver mangiato come una scrofa insieme alla cara sorella e al caro cognato, che tenta di resistere ai dolori perchè - adesso, cazzo, aspetti fino a mercoledì -, piccolo mostro, al secolo Eva K., decide di venire al mondo.
Un travaglio quasi indolore, un parto gioco forza - adesso, CAZZO, esci- e eri lì, piccolo mostro: piccola, nera e pelosa. Naso gonfio da pugile che ha già combattuto la sua piccola lotta.
Auguri amore mio. Domani sono 2 anni. Due anni di amore, perchè tu sei tenera, due anni di litigi, perchè la tua missione è annientarmi, due anni di domande: "ma con questa figlia avrò un punto di incontro quando sarà grande?".
Auguri amore mio. Cento, mille di questi giorni.
lunedì 17 novembre 2008
2008XI18
Sono state settimane un po' strane, quelle passate. Senza un attimo di tempo, prima alle prese coi lavoretti, poi col virus mortifero, poi con l'adsl defunta.
Avevo un sacco di cose in mente da annotare qui. Sulle bimbe, sulla scuola, sulla vita.
Ma niente, non c'è stato verso e ora sono rimasta indietro.
Indietro peggio di Max. Ed è dire tutto.
Max era un ragazzetto amico di mia sorella quando lei aveva sui 14-15 anni. Era sempre a casa nostra, insieme ad altri suoi amici ed io, più piccola di quegli incommensurabili due anni, saltellavo in mezzo a loro, fastidiosa e molesta tipo mosca sugli avanzi di pic nic.
Per me Max era faccia di libro, per dirne una, perchè aveva il volto un po' squadrato e ampio.
Quando se ne andava io, sempre moscheggiando, mettevo un libro sulla faccia e andavo a tormentare mia sorella, che mi odiava [e a ragione, forse], però rideva.
Max, nel ricordo che ne ho io dell' epoca, era sempre seduto sulla poltrona della sala, quella sotto la finestra, avvolto nella nube densa del fumo delle sigarette che all'epoca fumava numerose, in crisi mistica per esser rimasto indietro di 7000 pagine di storia, da studiare improrogabilmente per l'indomani. Era sempre indietro, sempre in storia. Mai altro.
Non è mai riuscito a rimettersi in pari, credo, e se non ce l'ha fatta lui, figurarsi io.
Le bimbe crescono, poi, alla velocità della luce. Oggi son già diverse da ieri.
Alice è un fiore che sboccia. Ha un animo artistico che esprime con le parole e i disegni. Ha ricchezza di vocaboli e proprietà di linguaggio incredibili per una bimba di 5 anni. Da grande farà la scrittrice, dice. L'ha comunicato anche ad una scrittrice vera che è andata alla scuola materna a raccontare la storia del suo libro ai bambini. Decisa e fantasiosa come sa essere lei.
Eva, piccolo mostro, ha messo insieme il suo linguaggio, fatto di parole e toni sgangherati. Comici e teneri. E in questo esprimersi trova un po' di contenimento il suo animo indomito.
Ed io, io sono qui. Dietro, sopra e sotto tutto. O almeno dovrei.
Avevo un sacco di cose in mente da annotare qui. Sulle bimbe, sulla scuola, sulla vita.
Ma niente, non c'è stato verso e ora sono rimasta indietro.
Indietro peggio di Max. Ed è dire tutto.
Max era un ragazzetto amico di mia sorella quando lei aveva sui 14-15 anni. Era sempre a casa nostra, insieme ad altri suoi amici ed io, più piccola di quegli incommensurabili due anni, saltellavo in mezzo a loro, fastidiosa e molesta tipo mosca sugli avanzi di pic nic.
Per me Max era faccia di libro, per dirne una, perchè aveva il volto un po' squadrato e ampio.
Quando se ne andava io, sempre moscheggiando, mettevo un libro sulla faccia e andavo a tormentare mia sorella, che mi odiava [e a ragione, forse], però rideva.
Max, nel ricordo che ne ho io dell' epoca, era sempre seduto sulla poltrona della sala, quella sotto la finestra, avvolto nella nube densa del fumo delle sigarette che all'epoca fumava numerose, in crisi mistica per esser rimasto indietro di 7000 pagine di storia, da studiare improrogabilmente per l'indomani. Era sempre indietro, sempre in storia. Mai altro.
Non è mai riuscito a rimettersi in pari, credo, e se non ce l'ha fatta lui, figurarsi io.
Le bimbe crescono, poi, alla velocità della luce. Oggi son già diverse da ieri.
Alice è un fiore che sboccia. Ha un animo artistico che esprime con le parole e i disegni. Ha ricchezza di vocaboli e proprietà di linguaggio incredibili per una bimba di 5 anni. Da grande farà la scrittrice, dice. L'ha comunicato anche ad una scrittrice vera che è andata alla scuola materna a raccontare la storia del suo libro ai bambini. Decisa e fantasiosa come sa essere lei.
Eva, piccolo mostro, ha messo insieme il suo linguaggio, fatto di parole e toni sgangherati. Comici e teneri. E in questo esprimersi trova un po' di contenimento il suo animo indomito.
Ed io, io sono qui. Dietro, sopra e sotto tutto. O almeno dovrei.
sabato 15 novembre 2008
giovedì 13 novembre 2008
k.o.
Daniuccia è al tappeto. K.O.
Isolata dal mondo per l'impossibilità di accedere alla rete, giace esanime nella sua alcova, colpita e affondata da un virus mortifero che dopo averle sconquassato le membra ha pensato bene anche alla sua capoccia, facendole sbattere una discreta craniata contro il pavimento del bagno, durante un femminile e teatrale svenimento.
In televisione non c'è un piffero. Ero l'unica a non saperlo?
Isolata dal mondo per l'impossibilità di accedere alla rete, giace esanime nella sua alcova, colpita e affondata da un virus mortifero che dopo averle sconquassato le membra ha pensato bene anche alla sua capoccia, facendole sbattere una discreta craniata contro il pavimento del bagno, durante un femminile e teatrale svenimento.
In televisione non c'è un piffero. Ero l'unica a non saperlo?
lunedì 10 novembre 2008
La sadica che è in me
C'è un sottile gusto sadico che mi viene fuori mentre vigilo sui ragazzi che fanno il compito in classe. Tipo che mi metto in fondo alla classe, alle loro spalle, così che loro non sanno dove sto guardando e per copiare sono costretti a girare la testa con nocalanche per controllare, appunto, dove io sia volta e io Zac li becco.
Tipo che sto due ore a girare per la classe fra i banchi come un cane rabbioso, ridendo sotto i baffi, levando quaderni e astucci e.
E tipo e tipo...
Son soddisfazioni.
Tipo che sto due ore a girare per la classe fra i banchi come un cane rabbioso, ridendo sotto i baffi, levando quaderni e astucci e.
E tipo e tipo...
Son soddisfazioni.
domenica 9 novembre 2008
el nido
E' di nuovo lunedì.
Dopo una settimana dedicata anima e core ai lavoretti di casa, capelli pieni di segatura, ciglia piene si segatura, orecchie piene di segatura, si torna alla sana routine.
Pero el nido es muy agradable y todo parece mejor.
Dopo una settimana dedicata anima e core ai lavoretti di casa, capelli pieni di segatura, ciglia piene si segatura, orecchie piene di segatura, si torna alla sana routine.
Pero el nido es muy agradable y todo parece mejor.
mercoledì 5 novembre 2008
Riassunto p.p.
Cosa c'è stato in questi giorni di blog-assenza?
Un giro dolcetto-scherzetto versione improbabile-fantasma accanto ad un fantasmino degno invece di tutto rispetto, eccitatissimo all'idea della sua prima notte halloween, che chiedeva il dolcetto mostrando al suo interlocutore, per intimorirlo, un fantasmino da lei disegnato.
Una svomitazzata del fantasmino degna de l'esorcista al ritorno della pazza notte di halloween.
Un fantasmino con febbre a 40°C che non si abbassa neanche a pregare in arabo e una festa di Ognissanti al P.S.
Il ritorno alla "normalità" a scuola con una classe di minus habens che odio, e chi dice che i prof. non hanno simpatie mente sapendo di mentire.
Il ritorno alla "normalità" a scuola con una classe con la quale invece lavoro bene.
Una scampagnata riconciliatrice all'IKEA col marito (che si sarebbe piuttosto fatto martellare i cosiddetti, ma che per Amour, acconsente remissivo e lasciatemelo dire, that's ammmore!)
Una marea di cose da montare, chiodi e chiodini e legnetti e chincaglierie varie sparse in ogni dove.
Un nuovo presidente per gli Stati Uniti e una sottile invidia perchè cito: "loro appena saputo hanno tirato 300 milioni di sospiri di sollievo e stanno iniziando a sperare.
che non è che sia pane da mettere sotto i denti, ma la fiducia e l’ottimismo, l’entusiasmo e la speranza condiscono talvolta l’aria, se non c’è nulla da metterci sotto ai denti.
noi male che vada se ci dicessero “ha vinto la sinistra” potremmo metterci le mani sulle palle, accendere un cero e al massimo dire “meglio che un calcio”. nei denti."
Un giro dolcetto-scherzetto versione improbabile-fantasma accanto ad un fantasmino degno invece di tutto rispetto, eccitatissimo all'idea della sua prima notte halloween, che chiedeva il dolcetto mostrando al suo interlocutore, per intimorirlo, un fantasmino da lei disegnato.
Una svomitazzata del fantasmino degna de l'esorcista al ritorno della pazza notte di halloween.
Un fantasmino con febbre a 40°C che non si abbassa neanche a pregare in arabo e una festa di Ognissanti al P.S.
Il ritorno alla "normalità" a scuola con una classe di minus habens che odio, e chi dice che i prof. non hanno simpatie mente sapendo di mentire.
Il ritorno alla "normalità" a scuola con una classe con la quale invece lavoro bene.
Una scampagnata riconciliatrice all'IKEA col marito (che si sarebbe piuttosto fatto martellare i cosiddetti, ma che per Amour, acconsente remissivo e lasciatemelo dire, that's ammmore!)
Una marea di cose da montare, chiodi e chiodini e legnetti e chincaglierie varie sparse in ogni dove.
Un nuovo presidente per gli Stati Uniti e una sottile invidia perchè cito: "loro appena saputo hanno tirato 300 milioni di sospiri di sollievo e stanno iniziando a sperare.
che non è che sia pane da mettere sotto i denti, ma la fiducia e l’ottimismo, l’entusiasmo e la speranza condiscono talvolta l’aria, se non c’è nulla da metterci sotto ai denti.
noi male che vada se ci dicessero “ha vinto la sinistra” potremmo metterci le mani sulle palle, accendere un cero e al massimo dire “meglio che un calcio”. nei denti."
Iscriviti a:
Commenti (Atom)