Riguardo al post di ieri, vi comunico che ho un progetto. Non anticipo niente, ve ne parlerò quando sarò un pochino più avanti.
Ma se nel giro di un mese al massimo non sentite niente siete autorizzati e invitati tutti a darmi delle serie roncolate sulla capoccia.
sabato 30 agosto 2008
La sfortuna ci vede benissimo e anche piccolo mostro primogenito
Dania: "Via, bimbe. Bisogna andare a fare la spesa."
Piccolo mostro primogenito: "NO, NO,NOOOO!"
Dania: "Tesoro, dobbiamo andare. Non c'è più niente in casa."
Piccolo mostro primogenito: "NO, Io voglio rimanere a casa a giocare col papi!"
Dania: "Guarda che anche tuo padre viene alla Coop. Andremo tutti insieme, perchè nessuno ha voglia di andare, così sarà meno pesante per tutti."
Piccolo mostro primogenito: "NOOO. Allora, ho una proposta. Facciamo la conta. Chi esce, va. Da solo. Ok?"
Dania "Ok, ma se esci tu, vai tu da sola, ok? Lo stesso se esce piccolo mostro"
Piccolo mostro osserva ignara.
In lizza Mancio, Dania, Piccolo mostro, Piccolo mostro primogenito. Penitenza la spesa.
Piccolo mostro primogenito inizia a muovere la zampetta sulle nostre pance,
"Ambarabacciccì coccò, tre civette sul comò, che facevano l'amore sulla figlia del dottore, il dottore si ammalò, ambarabacciccì coccò. Fuori rosso, punto rosso.
E l.....a f.....i.....g...l.....i.....a s................i............... s......................posò.
SEI USCITA TU!! SEI USCITA TU!
Noi restiamo a casa a giocare col papi."
Piccolo mostro primogenito è già troppo furba per i miei gusti.
"Evviva! Evviva, che fortuna!"
E anche una semi-convincente attrice
Piccolo mostro primogenito: "NO, NO,NOOOO!"
Dania: "Tesoro, dobbiamo andare. Non c'è più niente in casa."
Piccolo mostro primogenito: "NO, Io voglio rimanere a casa a giocare col papi!"
Dania: "Guarda che anche tuo padre viene alla Coop. Andremo tutti insieme, perchè nessuno ha voglia di andare, così sarà meno pesante per tutti."
Piccolo mostro primogenito: "NOOO. Allora, ho una proposta. Facciamo la conta. Chi esce, va. Da solo. Ok?"
Dania "Ok, ma se esci tu, vai tu da sola, ok? Lo stesso se esce piccolo mostro"
Piccolo mostro osserva ignara.
In lizza Mancio, Dania, Piccolo mostro, Piccolo mostro primogenito. Penitenza la spesa.
Piccolo mostro primogenito inizia a muovere la zampetta sulle nostre pance,
"Ambarabacciccì coccò, tre civette sul comò, che facevano l'amore sulla figlia del dottore, il dottore si ammalò, ambarabacciccì coccò. Fuori rosso, punto rosso.
E l.....a f.....i.....g...l.....i.....a s................i............... s......................posò.
SEI USCITA TU!! SEI USCITA TU!
Noi restiamo a casa a giocare col papi."
Piccolo mostro primogenito è già troppo furba per i miei gusti.
"Evviva! Evviva, che fortuna!"
E anche una semi-convincente attrice
giovedì 28 agosto 2008
In questo preciso istante mi sento una ridicola sfigata.
Non so, a voi non capita mai?
C'è chi le onde le cavalca da sopra, c'è chi le onde le esplora da sotto e da dentro. C'è chi le onde le guarda da terra, col culo sprofondato nella sabbia.
Basta. Mi alzo e cambio mentalità. Se non mi pesa troppo il fondoschiena, mi tuffo anche.
Non so, a voi non capita mai?
C'è chi le onde le cavalca da sopra, c'è chi le onde le esplora da sotto e da dentro. C'è chi le onde le guarda da terra, col culo sprofondato nella sabbia.
Basta. Mi alzo e cambio mentalità. Se non mi pesa troppo il fondoschiena, mi tuffo anche.
mercoledì 27 agosto 2008
Oggi è Sant'Ermete, festa del patrono di Forte dei Marmi, festa di fine estate.
Banchetti di vestiti, di scarpe, di cianfrusaglie, di accessori per la casa, dolci, dolciumi, dolcetti, zucchero filato, croccante, brigidinini di Lamporecchio, hot dog, giocattoli, giocattoli, giocattoli e fuochi d'artificio sulla spiaggia per concludere in bellezza. Il paese dei balocchi in miniatura.
"Oddio mamma, svengo!" ha detto ieri piccolo mostro primogenito eccitata al sentire quello che le prospettava la giornata di oggi.
Qui al Forte i festeggiamenti del patrono iniziano la sera prima con la tradizionale focata, che per i fortemarmini
rappresenta un evento di gran lunga più significativo della fiera, quello in cui il fortemarmino sente scorrere la fortemarminità nelle vene.
La tradizionale focata di sant'Ermete altro non è che un grande fuoco acceso nella piazza del Fortino, fuoco che riecheggia il falò che veniva acceso un secolo fa da chi attendeva il marmo in arrivo dalle Apuane.
Una volta tutti i fortemarmini contribuivano all'innalzamento del cumulo di legna da bruciare, chi con una sedia, chi con le ante di un armadio vecchio, chi con un pattìno, con un tavolo o con vecchie assi che non erano state buttate proprio in vista della focata. La fiamma si alzava così, leggera, scomposta e naturale verso il cielo e in ultima battuta strinacchiava il fantoccio simbolico che la troneggiava. In un caso era il viareggino, storico antagonista del fortemarmino, in un altro era un personaggio del forte, messo lì per simpatia. Una volta dettero fuoco anche a mia nonna, conosciutissima pionieressa delle confezioni di Forte dei Marmi. Cioè, negli anni '80 i jeans li compravi dalla Terè: non avevi scelta.
Per questo mia nonna si ritrovò in cima alla focata con ai piedi un cartello recante: "Oh Terè, brucia anco te!".
Io, in quanto fortemarmina purosangue da sempre vivo la focata in stato emozionale. Fin da piccola ho sempre cercato di dare il mio personale contributo al cumulo di legne destinate al rogo, fosse anche con un foglietto di carta.
Da brava fortemarmina sono in prima fila quando il rogo viene acceso e sono in prima fila quando il rogo viene spento.
Con la mestizia nel cuore davanti allo spettacolo che suggestiona, pur sempre uguale a se stesso, ogni anno ripeto diligentemente il rito di pensare a quale fase della mia vita vivessi durante la focata passata. Ricordo quando ero ragazzetta che ero in piazzetta con gli amici, ricordo quando avevo il fagiolino di piccolomostro primogenito nella pancia e nessuno lo sapeva e così via.
Da brava fortemarmina per un attimo, durante il rogo, chiudo gli occhi e esprimo un desiderio.
Ecco, sempre così, ma ieri sera no.
Ieri sera avevo un mostro petulante che lamentosamente e senza soluzione di continuità esprimeva il desiderio di andare via, che aveva caldo, sonno, sete.
Ieri sera avevo un Mancio che voleva il cocomero ad ogni costo e che dietro le spalle andava ripetendo che non trovava niente di che in questa focata che a me piace tanto. Sarà che non sono di Forte dei Marmi, considerava.
Ieri sera avevo una focata che non era stata accumulata da tutti i fortemarmini, ma era stata pensata ad arte da qualcuno ed era composta, ordinata, sistemata.
Ieri sera avevo una banda che mi suonava nell'orecchio le canzoni inneggianti a Viareggio, viva Viareggio viva il fox-trot e mi chiedevo quale genere di erba avesse fumato chi aveva ingaggiato quella banda.
Ieri sera non riuscivo a pensare a nessun ricordo di focate di anni passati per l'incapacità di estraniarmi per un nanosecondo dalla truppa e, per non gettare tutta la truppa nel falò, mi sono arresa ad una fetta di cocomero sotto il gazebo e ad un repentino ritorno a casa.
Banchetti di vestiti, di scarpe, di cianfrusaglie, di accessori per la casa, dolci, dolciumi, dolcetti, zucchero filato, croccante, brigidinini di Lamporecchio, hot dog, giocattoli, giocattoli, giocattoli e fuochi d'artificio sulla spiaggia per concludere in bellezza. Il paese dei balocchi in miniatura.
"Oddio mamma, svengo!" ha detto ieri piccolo mostro primogenito eccitata al sentire quello che le prospettava la giornata di oggi.
Qui al Forte i festeggiamenti del patrono iniziano la sera prima con la tradizionale focata, che per i fortemarmini
rappresenta un evento di gran lunga più significativo della fiera, quello in cui il fortemarmino sente scorrere la fortemarminità nelle vene.La tradizionale focata di sant'Ermete altro non è che un grande fuoco acceso nella piazza del Fortino, fuoco che riecheggia il falò che veniva acceso un secolo fa da chi attendeva il marmo in arrivo dalle Apuane.
Una volta tutti i fortemarmini contribuivano all'innalzamento del cumulo di legna da bruciare, chi con una sedia, chi con le ante di un armadio vecchio, chi con un pattìno, con un tavolo o con vecchie assi che non erano state buttate proprio in vista della focata. La fiamma si alzava così, leggera, scomposta e naturale verso il cielo e in ultima battuta strinacchiava il fantoccio simbolico che la troneggiava. In un caso era il viareggino, storico antagonista del fortemarmino, in un altro era un personaggio del forte, messo lì per simpatia. Una volta dettero fuoco anche a mia nonna, conosciutissima pionieressa delle confezioni di Forte dei Marmi. Cioè, negli anni '80 i jeans li compravi dalla Terè: non avevi scelta.
Per questo mia nonna si ritrovò in cima alla focata con ai piedi un cartello recante: "Oh Terè, brucia anco te!".
Io, in quanto fortemarmina purosangue da sempre vivo la focata in stato emozionale. Fin da piccola ho sempre cercato di dare il mio personale contributo al cumulo di legne destinate al rogo, fosse anche con un foglietto di carta.
Da brava fortemarmina sono in prima fila quando il rogo viene acceso e sono in prima fila quando il rogo viene spento.
Con la mestizia nel cuore davanti allo spettacolo che suggestiona, pur sempre uguale a se stesso, ogni anno ripeto diligentemente il rito di pensare a quale fase della mia vita vivessi durante la focata passata. Ricordo quando ero ragazzetta che ero in piazzetta con gli amici, ricordo quando avevo il fagiolino di piccolomostro primogenito nella pancia e nessuno lo sapeva e così via.
Da brava fortemarmina per un attimo, durante il rogo, chiudo gli occhi e esprimo un desiderio.
Ecco, sempre così, ma ieri sera no.
Ieri sera avevo un mostro petulante che lamentosamente e senza soluzione di continuità esprimeva il desiderio di andare via, che aveva caldo, sonno, sete.
Ieri sera avevo un Mancio che voleva il cocomero ad ogni costo e che dietro le spalle andava ripetendo che non trovava niente di che in questa focata che a me piace tanto. Sarà che non sono di Forte dei Marmi, considerava.
Ieri sera avevo una focata che non era stata accumulata da tutti i fortemarmini, ma era stata pensata ad arte da qualcuno ed era composta, ordinata, sistemata.
Ieri sera avevo una banda che mi suonava nell'orecchio le canzoni inneggianti a Viareggio, viva Viareggio viva il fox-trot e mi chiedevo quale genere di erba avesse fumato chi aveva ingaggiato quella banda.
Ieri sera non riuscivo a pensare a nessun ricordo di focate di anni passati per l'incapacità di estraniarmi per un nanosecondo dalla truppa e, per non gettare tutta la truppa nel falò, mi sono arresa ad una fetta di cocomero sotto il gazebo e ad un repentino ritorno a casa.
martedì 26 agosto 2008
Sono inspiegabilmente di buonumore oggi. La giornata è iniziata male e la mattinata è stata peggio. Sul mezzodì la ripresa.
Al mattino, Piccolomostro primogenito con l'asma, Tobi con la diarrea e ripeto Tobi con la diarrea, e non voglio soffermarmi in dettagli superflui, Piccolo mostro con la favite alle stelle. Di buonumore io, scioccamente.
Le ore mattutine sono trascorse nevrastenicamente fra le quattro mura domestiche, con me che con una mano facevo la pompetta a piccolo mostro primogenito, con una mano reggevo piccolomostro frignante e sclerotica contro la gonnellina che le calava sulle ginocchia, con un occhio godevo, obbligata, della vista molecolare di una foglia di basilico, di un pelo di Tobi che sembra uno spaghetto!, di un ragnetto morto, di un moscerino morto, con una mano ramazzavo l'impensabile prodotto da Tobi, con una mano accompagnavo 12.347 volte piccolo mostro in bagno per creare nella sua piccola testolina la felice associazione bisognini-bagno. Elastigirl mi fa un baffo.
Per fortuna, abbiamo pranzato con l'amico J. e la famiglia e ci siamo tutte stemperate, l'unico Tobi, a casa, in solitudine, che ha continuato a continuare, diciamo così. Abbiamo riso e abbiamo ritrovato l'amico J. come non lo vedevamo da anni. In forma smagliante, versione Sandokan. Che piacere.
I piccoli mostri hanno con soddisfazione appreso dalla figlia dell'amico J. un nuovo verso, un bleh bleh bleh ripetuto con tutta la lingua di fuori un'infinità di volte, e se ne sono venute contente.
Il pomeriggio è trascorso dilettevole fra colori e disegni. E i risultati del mio buonumore sono qui, alla vostra destra.
Fra poco scatta il nuovo anno, leggevo, quindi giù con buoni propositi, aspettative, coppe di champagne. Cin cin!
Vado a leggermi L'età dell'oro. Prima o poi lo finirò.
Al mattino, Piccolomostro primogenito con l'asma, Tobi con la diarrea e ripeto Tobi con la diarrea, e non voglio soffermarmi in dettagli superflui, Piccolo mostro con la favite alle stelle. Di buonumore io, scioccamente.
Le ore mattutine sono trascorse nevrastenicamente fra le quattro mura domestiche, con me che con una mano facevo la pompetta a piccolo mostro primogenito, con una mano reggevo piccolomostro frignante e sclerotica contro la gonnellina che le calava sulle ginocchia, con un occhio godevo, obbligata, della vista molecolare di una foglia di basilico, di un pelo di Tobi che sembra uno spaghetto!, di un ragnetto morto, di un moscerino morto, con una mano ramazzavo l'impensabile prodotto da Tobi, con una mano accompagnavo 12.347 volte piccolo mostro in bagno per creare nella sua piccola testolina la felice associazione bisognini-bagno. Elastigirl mi fa un baffo.
Per fortuna, abbiamo pranzato con l'amico J. e la famiglia e ci siamo tutte stemperate, l'unico Tobi, a casa, in solitudine, che ha continuato a continuare, diciamo così. Abbiamo riso e abbiamo ritrovato l'amico J. come non lo vedevamo da anni. In forma smagliante, versione Sandokan. Che piacere.
I piccoli mostri hanno con soddisfazione appreso dalla figlia dell'amico J. un nuovo verso, un bleh bleh bleh ripetuto con tutta la lingua di fuori un'infinità di volte, e se ne sono venute contente.
Il pomeriggio è trascorso dilettevole fra colori e disegni. E i risultati del mio buonumore sono qui, alla vostra destra.
Fra poco scatta il nuovo anno, leggevo, quindi giù con buoni propositi, aspettative, coppe di champagne. Cin cin!
Vado a leggermi L'età dell'oro. Prima o poi lo finirò.
lunedì 25 agosto 2008
Stamattina, dopo una notte di sonno indecente in cui piccolomostro mi ha fatto vedere li sorci verdi e alle 7 era già sveglia e pimpante come un fringuello, dopo aver barattato con il piccolomostro primogenito la concessione della libera uscita con l'acquisto di un microscopio e del piccolo chimico nonchè di un libro che insegna ad essere scienziate, ché da ieri ha la fissa di fare lo scienziato pazzo, ho finalmente trasferito la mia chioma rosso puzzola al cospetto dei signori del CSA provinciale con la speranza, mal riposta, di accaparrare un posto di lavoro per l'inverno a venire.
Insieme a me pochi altri sfigati, per la maggior parte donne, ad attendere il verdetto spietato e indiscutibile: i posti sono dimezzati, per cui quel gruppo là e te, te, te e te a casa.
Indovinate in quale gruppo è rientrata la mia nobile chioma rossa puzzolin?
Una s'è anche messa a piangere. Poveretta, un effetto strano vedere una donna, ma che dico una donna, una prof.!, piagnere come una bambolina. 'Sticazz come siamo stressati.
Finita la pagliacciata, deluse le esigue speranze, ho condotto chioma rossa puzzolin ad un bar sulla strada del ritorno, precedentemente pattuito col Mancio, dove bevendo un caffè imbevibile e trangugiando una sfogliatina ipercalorica, abbiamo assaporato le gioie di un fugace incontro da disperati amanti. Cinque minuti e adie mon amour! a domani!
Dopo vari giri per recuperare i documenti per il nido di piccolomostro, ho condotto chioma rossa puzzolin a casa, dove, dopo aver consumato un frugale pasto, scandito in scaldo tomino in forno a microonde - addento tomino sciolto caldo - ravviso la fuga di Tobi cane folle - mollo tomino e esco in bicicletta - operazione recupero Tobi il fuggitivo - operazione riporto a casa Tobi zoppo- finisco di mangiare il tomino raffreddato, da allora mi dedico alla stesura di una lettera per una scuola privata.
Breve ed incisiva. Ho pesato tutte le parole, in pratica ne ho scritta una ogni ora. Ci avrò pensato troppo?
Adesso esco a spedirla e poi raccatto i piccoli mostri, abbandonati da questa mattina alla mercè di nonna D.
E che Dio ce la mandi buona, e chi vivrà vedrà, e chi non risica non rosica e via e via e via.
Insieme a me pochi altri sfigati, per la maggior parte donne, ad attendere il verdetto spietato e indiscutibile: i posti sono dimezzati, per cui quel gruppo là e te, te, te e te a casa.
Indovinate in quale gruppo è rientrata la mia nobile chioma rossa puzzolin?
Una s'è anche messa a piangere. Poveretta, un effetto strano vedere una donna, ma che dico una donna, una prof.!, piagnere come una bambolina. 'Sticazz come siamo stressati.
Finita la pagliacciata, deluse le esigue speranze, ho condotto chioma rossa puzzolin ad un bar sulla strada del ritorno, precedentemente pattuito col Mancio, dove bevendo un caffè imbevibile e trangugiando una sfogliatina ipercalorica, abbiamo assaporato le gioie di un fugace incontro da disperati amanti. Cinque minuti e adie mon amour! a domani!
Dopo vari giri per recuperare i documenti per il nido di piccolomostro, ho condotto chioma rossa puzzolin a casa, dove, dopo aver consumato un frugale pasto, scandito in scaldo tomino in forno a microonde - addento tomino sciolto caldo - ravviso la fuga di Tobi cane folle - mollo tomino e esco in bicicletta - operazione recupero Tobi il fuggitivo - operazione riporto a casa Tobi zoppo- finisco di mangiare il tomino raffreddato, da allora mi dedico alla stesura di una lettera per una scuola privata.
Breve ed incisiva. Ho pesato tutte le parole, in pratica ne ho scritta una ogni ora. Ci avrò pensato troppo?
Adesso esco a spedirla e poi raccatto i piccoli mostri, abbandonati da questa mattina alla mercè di nonna D.
E che Dio ce la mandi buona, e chi vivrà vedrà, e chi non risica non rosica e via e via e via.
domenica 24 agosto 2008
Ci sono. Pensavate fossi morta seccata da un diabete improvviso e mortifero, annegata invischiata nelle parole melliflue del precedente post?
Tranquilli. Sono qui, attiva, pimpante e con un nuovo look. Ah si.
Omologata. STAMP, timbro sul sedere e avanti un'altra.
No via, non esageriamo. E' che un po' di impressione me la fa questo nuovo look che trionfa sulla mia testa. Non sono abituata, ecco.
Strisce rosse sulla testa, tipo puzzola scottata, capelli lisci come spaghetti e 180 euro in meno nel portafoglio. Così sono uscita ieri dal parrucchiere, pronta per confondermi tra l'orgia di turiste che affollano la passeggiata di Forte dei Marmi, tutte rigorosamente con capelli a spaghetto e strisce sulla testa.
Una scema, ditelo pure e vi dò anche ragione. 180 euri.
Ammazza, però. Non mi intendo granchè di parrucco, ma mi sembra un pochino esosa la rifinitura, o no?
Per il resto da sempre ho questo rapporto Odi et amo con il parrucchiere. Ci vado di rado, sia per la frenesia della vita, sia perchè mi interessa il giusto, sia perchè saranno state 5 in tutta la vita le volte che sono uscita soddisfatta da un salone.
Quando avevo ancora i capelli ricci - si, perchè fino a 32 anni ho avuto i capelli ricci, poi a quell'età, senza un vero perchè, hanno iniziato a diventare lisci, e vai a sapere il motivo, si saranno stancati - insomma quando avevo i capelli ricci ogni volta uscivo con una criniera leonina cotonata ripugnante.
Sempre uguale, qualunque fosse il parrucchiere e qualunque fosse stata la richiesta che avevo avanzato entrando. Leone cotonato e tanti saluti.
Adesso che li ho appena appena mossi, se entro sono certa di uscire con un taglio sfilato sulle spalle. "Senti, per favore, ti do carta bianca, tagliameli come vuoi, basta che tu non me li sfili, ché non mi piacciono. Tagli netti con le forbici, per favore."
"Si, si, don't worry. Capito."
Zac, zac, zac....uhmmm però potrei... sffiiil, sffiiilll, sffiiilll...
Ecco pronto un bel parrucco sfilato. "A posto! Sei contenta? Soddisfatta?"
Mah..insomma...
Comunque via, ne è valsa la pena. Il Mancio ha detto che sembro una donna, così messa. Meno male, via. E' già qualcosa.
La prima volta che andai da un parrucchiere me la ricordo. Avrò avuto 9 anni e non avevo gusti in merito, solo che volevo i capelli come la mia amica Arianna. E questo era tutto.
Ne uscii felice fotocopia, e rimasi felice tutto il tratto di strada parrucchiera Marzia-casa mia. Ci pensò mia madre poi a sedare l'euforia, che iniziò a menarmela, e non la smise per anni, giuro ANNI (mia madre non è una che dimentica facilmente), perchè mi ero conciata in una maniera disgustosa, che avevo tutti i ricciolini e me li ero rovinati, che mi avevano tagliato i capelli con una tazza in testa (leggasi un taglio pari sotto l'orecchio).
La volta dopo, anni 10-11, mi presentai con un fotoromanzo di mia nonna. Non avevo dubbi: volevo essere come l'attrice Marina. Il poveretto provò a spiegarmi che magari non uscivo proprio uguale uguale. Ma era solo per il tipo di capelli. Vedi? Li ha diversi dai tuoi.
Poveretto, che triste compito dover smontare le fantasie di una bambina.
Ci riprovai verso i 13. Non avevo esigenze particolari. Volevo solo essere più carina per piacere a quel bimbetto della mia classe. Insomma ero un'adolescente anch'io.
Che facciamo? - mi chiese il parrucchiere - Facciamo un taglio stile çòà##$%&* ?
Cosa?? Dio mio non avevo capito un accidente. Ma guai ad ammetterlo. Ero una donna quasi, non potevo confessare di non avere assolutamente idea di cosa stesse parlando.
Ok! Mi va bene! Finsi entusiasmo.
Il taglio era stile Top Gun. Ma quando mi resi conto era tardi ed era perchè mi ero ritrovata sulla testa un inconfondibile taglio corto e i miei capelli lunghi, ma così lunghi, giacevano privi di vita sul pavimento. Piansi una giornata.
Anche al liceo ricordo che mi successe di piangere disperata fuori dal parrucchiere. Anche quella volta avevo portato l'immagine rubata ad una rivista. Un taglio psichedelico. Rasato dietro, lungo davanti. Da un lato di più, da un lato meno. Ero nella fase 'fanculo tutto, 'fanculo tutti. Che mi importa? Chi se ne frega? Nuovo look, evvai.
Insomma, era vero fino ad un certo punto.
La ragazza del phon venne fuori ad abbracciarmi mentre piangevo come una vite. E la mattina alle 6 a farmi gli impacchi di camomilla sugli occhi che non si doveva vedere che avevo pianto. Sono una tosta. Hai visto il mio taglio? Sgrunt, 'fanculo tutto.
Tranquilli. Sono qui, attiva, pimpante e con un nuovo look. Ah si.
Omologata. STAMP, timbro sul sedere e avanti un'altra.
No via, non esageriamo. E' che un po' di impressione me la fa questo nuovo look che trionfa sulla mia testa. Non sono abituata, ecco.
Strisce rosse sulla testa, tipo puzzola scottata, capelli lisci come spaghetti e 180 euro in meno nel portafoglio. Così sono uscita ieri dal parrucchiere, pronta per confondermi tra l'orgia di turiste che affollano la passeggiata di Forte dei Marmi, tutte rigorosamente con capelli a spaghetto e strisce sulla testa.
Una scema, ditelo pure e vi dò anche ragione. 180 euri.
Ammazza, però. Non mi intendo granchè di parrucco, ma mi sembra un pochino esosa la rifinitura, o no?
Per il resto da sempre ho questo rapporto Odi et amo con il parrucchiere. Ci vado di rado, sia per la frenesia della vita, sia perchè mi interessa il giusto, sia perchè saranno state 5 in tutta la vita le volte che sono uscita soddisfatta da un salone.
Quando avevo ancora i capelli ricci - si, perchè fino a 32 anni ho avuto i capelli ricci, poi a quell'età, senza un vero perchè, hanno iniziato a diventare lisci, e vai a sapere il motivo, si saranno stancati - insomma quando avevo i capelli ricci ogni volta uscivo con una criniera leonina cotonata ripugnante.
Sempre uguale, qualunque fosse il parrucchiere e qualunque fosse stata la richiesta che avevo avanzato entrando. Leone cotonato e tanti saluti.
Adesso che li ho appena appena mossi, se entro sono certa di uscire con un taglio sfilato sulle spalle. "Senti, per favore, ti do carta bianca, tagliameli come vuoi, basta che tu non me li sfili, ché non mi piacciono. Tagli netti con le forbici, per favore."
"Si, si, don't worry. Capito."
Zac, zac, zac....uhmmm però potrei... sffiiil, sffiiilll, sffiiilll...
Ecco pronto un bel parrucco sfilato. "A posto! Sei contenta? Soddisfatta?"
Mah..insomma...
Comunque via, ne è valsa la pena. Il Mancio ha detto che sembro una donna, così messa. Meno male, via. E' già qualcosa.
La prima volta che andai da un parrucchiere me la ricordo. Avrò avuto 9 anni e non avevo gusti in merito, solo che volevo i capelli come la mia amica Arianna. E questo era tutto.
Ne uscii felice fotocopia, e rimasi felice tutto il tratto di strada parrucchiera Marzia-casa mia. Ci pensò mia madre poi a sedare l'euforia, che iniziò a menarmela, e non la smise per anni, giuro ANNI (mia madre non è una che dimentica facilmente), perchè mi ero conciata in una maniera disgustosa, che avevo tutti i ricciolini e me li ero rovinati, che mi avevano tagliato i capelli con una tazza in testa (leggasi un taglio pari sotto l'orecchio).
La volta dopo, anni 10-11, mi presentai con un fotoromanzo di mia nonna. Non avevo dubbi: volevo essere come l'attrice Marina. Il poveretto provò a spiegarmi che magari non uscivo proprio uguale uguale. Ma era solo per il tipo di capelli. Vedi? Li ha diversi dai tuoi.
Poveretto, che triste compito dover smontare le fantasie di una bambina.
Ci riprovai verso i 13. Non avevo esigenze particolari. Volevo solo essere più carina per piacere a quel bimbetto della mia classe. Insomma ero un'adolescente anch'io.
Che facciamo? - mi chiese il parrucchiere - Facciamo un taglio stile çòà##$%&* ?
Cosa?? Dio mio non avevo capito un accidente. Ma guai ad ammetterlo. Ero una donna quasi, non potevo confessare di non avere assolutamente idea di cosa stesse parlando.
Ok! Mi va bene! Finsi entusiasmo.
Il taglio era stile Top Gun. Ma quando mi resi conto era tardi ed era perchè mi ero ritrovata sulla testa un inconfondibile taglio corto e i miei capelli lunghi, ma così lunghi, giacevano privi di vita sul pavimento. Piansi una giornata.
Anche al liceo ricordo che mi successe di piangere disperata fuori dal parrucchiere. Anche quella volta avevo portato l'immagine rubata ad una rivista. Un taglio psichedelico. Rasato dietro, lungo davanti. Da un lato di più, da un lato meno. Ero nella fase 'fanculo tutto, 'fanculo tutti. Che mi importa? Chi se ne frega? Nuovo look, evvai.
Insomma, era vero fino ad un certo punto.
La ragazza del phon venne fuori ad abbracciarmi mentre piangevo come una vite. E la mattina alle 6 a farmi gli impacchi di camomilla sugli occhi che non si doveva vedere che avevo pianto. Sono una tosta. Hai visto il mio taglio? Sgrunt, 'fanculo tutto.
giovedì 21 agosto 2008
Ieri Dania ha ricevuto una manifestazione di simpatia, per lei e per le cose strampalate che scrive su questo blog, da una graziosa ragazza che non conosceva.
Siccome le dimostrazioni di benevolenza scaldano il cuore, nutrono il buonumore e carezzano l'anima, Dania è tornata a casa contenta, con il cuore caldo e l'animo commosso.
Dania poi, che coniuga in sè un animo romantico e incline ai sentimentalismi e l'attitudine prettamente matematica di ricordare le cose, conserverà nei secoli dei secoli l'impressione di questa graziosa ragazza che, in un pomeriggio d'estate, così, spontaneamente, le ha riscaldato il cuore.
Siccome le dimostrazioni di benevolenza scaldano il cuore, nutrono il buonumore e carezzano l'anima, Dania è tornata a casa contenta, con il cuore caldo e l'animo commosso.
Dania poi, che coniuga in sè un animo romantico e incline ai sentimentalismi e l'attitudine prettamente matematica di ricordare le cose, conserverà nei secoli dei secoli l'impressione di questa graziosa ragazza che, in un pomeriggio d'estate, così, spontaneamente, le ha riscaldato il cuore.
Su Facebook.
Quale puffo sei??? Take the quiz!
tik...tik...tik...
Dania takes the quiz "Che puffo sei???" and the result is:
Quattrocchi. MORALISTA E PESANTE.
Argh.
What type of person do you attract? Take the quiz!
tik...tik...tik...
You attract unstable people!
Congrats, you are an 'insane' magnet, and you probably have no idea why. ... ...
Have a good day, Dania!
Argh. Argh.
In farmacia.
"Vedi mamma quali sono le crollature?" Piccolo mostro primogenito indicandomi la foto della pubblicità della crema per i talloni secchi e screpolati, raccapricciante scatto di due piedi inumani.
"Sono queste!"
Ed è questo quello che, secondo mia figlia, io ho nella testa.
Argh. Argh. Argh.
Quale puffo sei??? Take the quiz!
tik...tik...tik...
Dania takes the quiz "Che puffo sei???" and the result is:
Quattrocchi. MORALISTA E PESANTE.
Argh.
What type of person do you attract? Take the quiz!
tik...tik...tik...
You attract unstable people!
Congrats, you are an 'insane' magnet, and you probably have no idea why. ... ...
Have a good day, Dania!
Argh. Argh.
In farmacia.
"Vedi mamma quali sono le crollature?" Piccolo mostro primogenito indicandomi la foto della pubblicità della crema per i talloni secchi e screpolati, raccapricciante scatto di due piedi inumani.
"Sono queste!"
Ed è questo quello che, secondo mia figlia, io ho nella testa.
Argh. Argh. Argh.
mercoledì 20 agosto 2008
Ieri sera.
Sono felice. Il Mancio è a casa alle 19.30, i piccoli mostri sono già docciati, lindi e profumati, la cena è sul fuoco, la tavola è apparecchiata.
Tutto è idilliaco.
In programma per la serata la prima nazionale de "Il Forte mi parlò", film documentario di Matteo Raffaelli.
Tutto sembra andare per il meglio. Oh, finalmente.
Trangugiamo in 2 minuti la cena e alle 9 ci muoviamo verso la sala della proiezione, a Forte dei Marmi, all'aperto.
Bene, così si prende anche un po' di fresco, che non guasta mai.
Procediamo senza intoppi. Sembra incredibile, mi son perfino truccata.
E' l'evento dell'anno, tutta Forte dei Marmi è presente. Wow.
Si, però, merda, non c'è nemmeno un posto a sedere.
Scruto a destra e a sinistra. Niente.
Ci posizioniamo lateralmente, in piedi, con i mostri in collo.
Inizia a buttare male.
Inizio ad avere cattivi presagi.
Passa un po' di tempo, l'inizio è in ritardo.
I piccoli mostri giocano con i sassolini.
Ce la possiamo fare.
Ancora un po' di tempo.
Aspettiamo.
Sale sul palco Carlo Fontana ad introdurre l'evento.
Cerca di fare alla svelta, ma ci tiene a chiamare sul palco l'assessore provinciale a fare un saluto, il sindaco di Forte dei Marmi a dire 2 parole, l'assessore di Forte dei Marmi alla cultura a dire la sua e a salutare e ringraziare a sua volta lui, lui e lei, l'assessore di Forte dei Marmi al turismo a dire giusto un paio di cosette, il sindaco di Stazzema, l'attrice Tal dei Tali per dire la sua opinione, a salutare dal palco Tizio, Caio, Sempronio, il responsabile di quello e di quell'altro, a ringraziare Annibale, Asdrubale e Magone e, infine, ah, meno male, il regista e i produttori.
Si è dimenticato solo di quello che ha disposto i libri in vendita in fondo alla sala. Poveretto, chissà cosa gli avrà fatto.
Fontana, a sua insaputa, ha consumato il 90% di batteria-piccolimostri disponibile.
La batteria si sta per esaurire, salvare e uscire o collegare il dispositivo alla corrente.
Finito il gioco dei sassolini i piccoli mostri sono già insofferenti.
Il piccolo vuole salire in braccio, no vuole scendere, no vuole salire.... no scendere... no salire.
ziuzzio: borsa. ziuzzio, dai? ziuzzio: borsa. ziuzzio, dai? ziuzzio: borsa. ziuzzio, dai?
Il grande freme per l'attesa.
"Buio in sala!" esclama Fontana. Il film inizia.
Piccolo mostro primogenito è seduta nel passeggino al posto della sorella e guarda incuriosita e piena di aspettative lo schermo, io e il Mancio siamo in piedi, piccolo mostro in collo a me.
Tempo 10 minuti e Piccolo mostro primogenito realizza che lo spettacolo non è indirizzato ai bambini, che non ci sono Pinocchio, giocolieri, pagliacci, nè fatine nè draghi e inizia a protestare lamentosa "andiamo viaaa....mamma, andiamo?... ma quando andiamo?".
Io e il Mancio cerchiamo di prendere tempo, in fondo il film dura 53 minuti, ce la potremmo anche fare... "Si, via, ora si va... un minuto..."
No. Il lamento diventa insistente, molesto, irritante.
La batteria è completamente scarica. C'è da uscire di corsa, anche senza salvare.
La scena successiva vede il Mancio e la Dania con in collo il piccolo mostro, spingere il passeggino con appeso dietro il piccolo mostro primogenito e dirigersi verso l'uscita.
Dopo 15 minuti di film.
Con la gente che ancora entrava.
Almeno non abbiamo avuto difficoltà ad acquistare una copia del DVD.
La morale di oggi è: "Non cercare di sfuggire al tuo destino".
Sono felice. Il Mancio è a casa alle 19.30, i piccoli mostri sono già docciati, lindi e profumati, la cena è sul fuoco, la tavola è apparecchiata.
Tutto è idilliaco.
In programma per la serata la prima nazionale de "Il Forte mi parlò", film documentario di Matteo Raffaelli.
Tutto sembra andare per il meglio. Oh, finalmente.
Trangugiamo in 2 minuti la cena e alle 9 ci muoviamo verso la sala della proiezione, a Forte dei Marmi, all'aperto.
Bene, così si prende anche un po' di fresco, che non guasta mai.
Procediamo senza intoppi. Sembra incredibile, mi son perfino truccata.
E' l'evento dell'anno, tutta Forte dei Marmi è presente. Wow.
Si, però, merda, non c'è nemmeno un posto a sedere.
Scruto a destra e a sinistra. Niente.
Ci posizioniamo lateralmente, in piedi, con i mostri in collo.
Inizia a buttare male.
Inizio ad avere cattivi presagi.
Passa un po' di tempo, l'inizio è in ritardo.
I piccoli mostri giocano con i sassolini.
Ce la possiamo fare.
Ancora un po' di tempo.
Aspettiamo.
Sale sul palco Carlo Fontana ad introdurre l'evento.
Cerca di fare alla svelta, ma ci tiene a chiamare sul palco l'assessore provinciale a fare un saluto, il sindaco di Forte dei Marmi a dire 2 parole, l'assessore di Forte dei Marmi alla cultura a dire la sua e a salutare e ringraziare a sua volta lui, lui e lei, l'assessore di Forte dei Marmi al turismo a dire giusto un paio di cosette, il sindaco di Stazzema, l'attrice Tal dei Tali per dire la sua opinione, a salutare dal palco Tizio, Caio, Sempronio, il responsabile di quello e di quell'altro, a ringraziare Annibale, Asdrubale e Magone e, infine, ah, meno male, il regista e i produttori.
Si è dimenticato solo di quello che ha disposto i libri in vendita in fondo alla sala. Poveretto, chissà cosa gli avrà fatto.
Fontana, a sua insaputa, ha consumato il 90% di batteria-piccolimostri disponibile.
La batteria si sta per esaurire, salvare e uscire o collegare il dispositivo alla corrente.
Finito il gioco dei sassolini i piccoli mostri sono già insofferenti.
Il piccolo vuole salire in braccio, no vuole scendere, no vuole salire.... no scendere... no salire.
ziuzzio: borsa. ziuzzio, dai? ziuzzio: borsa. ziuzzio, dai? ziuzzio: borsa. ziuzzio, dai?
Il grande freme per l'attesa.
"Buio in sala!" esclama Fontana. Il film inizia.
Piccolo mostro primogenito è seduta nel passeggino al posto della sorella e guarda incuriosita e piena di aspettative lo schermo, io e il Mancio siamo in piedi, piccolo mostro in collo a me.
Tempo 10 minuti e Piccolo mostro primogenito realizza che lo spettacolo non è indirizzato ai bambini, che non ci sono Pinocchio, giocolieri, pagliacci, nè fatine nè draghi e inizia a protestare lamentosa "andiamo viaaa....mamma, andiamo?... ma quando andiamo?".
Io e il Mancio cerchiamo di prendere tempo, in fondo il film dura 53 minuti, ce la potremmo anche fare... "Si, via, ora si va... un minuto..."
No. Il lamento diventa insistente, molesto, irritante.
La batteria è completamente scarica. C'è da uscire di corsa, anche senza salvare.
La scena successiva vede il Mancio e la Dania con in collo il piccolo mostro, spingere il passeggino con appeso dietro il piccolo mostro primogenito e dirigersi verso l'uscita.
Dopo 15 minuti di film.
Con la gente che ancora entrava.
Almeno non abbiamo avuto difficoltà ad acquistare una copia del DVD.
La morale di oggi è: "Non cercare di sfuggire al tuo destino".
martedì 19 agosto 2008
"Mamma! Ho trovato la maniera per farti dimagrire!" piccolo mostro primogenito con tono entusiasta.
"Ohhh, vivaiddio! Sentiamo!" Dania è speranzosa.
"Io riscriverò tutta la storia di occhi di gatto e noi la reciteremo, hai capito?!" piccolo mostro primogenito con tono imperioso e perentorio.
"..." Dania silenziosa.
"Cosa c'è? Non ti sembra una buona idea? Eh?" Piccolo mostro primogenito con tono minaccioso.
Dania, un giorno, rilevando che piccolo mostro primogenito ha tanta tanta fantasia ha pensato bene di suggerirle di costruire dei libri di storie. "Tu le inventi e ne fai l'illustrazione, ed io scrivo quello che tu mi detti.-le ha detto Dania quel giorno - Puoi riscrivere anche storie che già sai, se vuoi".
Dania mai si è proposta per un'interpretazione e perdipiù acrobatica delle stesse.
Dania si chiede se sia il caso di farlo presente adesso al severo regista. Ha un po' di timore in verità.
"Ohhh, vivaiddio! Sentiamo!" Dania è speranzosa.
"Io riscriverò tutta la storia di occhi di gatto e noi la reciteremo, hai capito?!" piccolo mostro primogenito con tono imperioso e perentorio.
"..." Dania silenziosa.
"Cosa c'è? Non ti sembra una buona idea? Eh?" Piccolo mostro primogenito con tono minaccioso.
Dania, un giorno, rilevando che piccolo mostro primogenito ha tanta tanta fantasia ha pensato bene di suggerirle di costruire dei libri di storie. "Tu le inventi e ne fai l'illustrazione, ed io scrivo quello che tu mi detti.-le ha detto Dania quel giorno - Puoi riscrivere anche storie che già sai, se vuoi".
Dania mai si è proposta per un'interpretazione e perdipiù acrobatica delle stesse.
Dania si chiede se sia il caso di farlo presente adesso al severo regista. Ha un po' di timore in verità.
lunedì 18 agosto 2008
Ieri leggendo Repubblica.it ho beccato l'articolo su Ivy Bean .
La signora Ivy ha 102 anni, vive in UK in una casa di riposo e ultimamente si sentiva sola. Poveretta, lo credo.
Le hanno consigliato di combattere la solitudine iscrivendosi a Facebook.
Ha seguito il consiglio e adesso ha un 5-6000 fan e non so quanti amici.
Ecco, io quando leggo queste cose resto ammaliata.
Non sto qui a far finta di essere un'appassionata della vecchiaia. La senilità che sopraggiunge con le lamentele, con le invettive contro i giovani, le nuove tecnologie, i nuovi costumi mi snerva e mi rattrista.
Ci sono, certo che si, simpatici vecchietti che continuano a prendere la vita con filosofia e che rispettano, magari senza comprenderlo, lo spirito delle nuove generazioni, e a questi anziani va tutto il mio rispetto e la mia simpatia, ci mancherebbe.
Ma quando sento di queste persone che con un secolo di vita addosso trovano l'entusiasmo di buttarsi in una nuova avventura, di non disdegnare le nuove tecnologie nè i giovani con la loro mentalità, che con tutti i limiti del caso (voglio dire chissà quanto avrà impiegato per far restare il puntatore del mouse nello spazio video) invece di star lì a subire il tramonto della vita hanno ancora la voglia di dirigerla quella vita, ecco, quando sento di queste persone, non posso proprio fare a meno di pensare - Accidenti che forza, vorrei davvero invecchiare così.
Avessi un cappello me lo toglierei.
Non potendo alzare il copricapo, ho pensato bene di aggiungermi fra i fan della signora e di inoltrarle richiesta di amicizia.
A quest'ultima ancora non ha risposto.
Saranno i naturali tempi di reazione degli anziani? Sarà trapassata nel frattempo?
Oddio, speriamo di no, via.
La signora Ivy ha 102 anni, vive in UK in una casa di riposo e ultimamente si sentiva sola. Poveretta, lo credo.
Le hanno consigliato di combattere la solitudine iscrivendosi a Facebook.
Ha seguito il consiglio e adesso ha un 5-6000 fan e non so quanti amici.
Ecco, io quando leggo queste cose resto ammaliata.
Non sto qui a far finta di essere un'appassionata della vecchiaia. La senilità che sopraggiunge con le lamentele, con le invettive contro i giovani, le nuove tecnologie, i nuovi costumi mi snerva e mi rattrista.
Ci sono, certo che si, simpatici vecchietti che continuano a prendere la vita con filosofia e che rispettano, magari senza comprenderlo, lo spirito delle nuove generazioni, e a questi anziani va tutto il mio rispetto e la mia simpatia, ci mancherebbe.
Ma quando sento di queste persone che con un secolo di vita addosso trovano l'entusiasmo di buttarsi in una nuova avventura, di non disdegnare le nuove tecnologie nè i giovani con la loro mentalità, che con tutti i limiti del caso (voglio dire chissà quanto avrà impiegato per far restare il puntatore del mouse nello spazio video) invece di star lì a subire il tramonto della vita hanno ancora la voglia di dirigerla quella vita, ecco, quando sento di queste persone, non posso proprio fare a meno di pensare - Accidenti che forza, vorrei davvero invecchiare così.
Avessi un cappello me lo toglierei.
Non potendo alzare il copricapo, ho pensato bene di aggiungermi fra i fan della signora e di inoltrarle richiesta di amicizia.
A quest'ultima ancora non ha risposto.
Saranno i naturali tempi di reazione degli anziani? Sarà trapassata nel frattempo?
Oddio, speriamo di no, via.
sabato 16 agosto 2008
Carissimo Mancio,
ti ricordi di me? Sarei Daniuccia, quella tipa che hai sposato un po' di anni fa, quella che divide con te 2 mostri, una casa, due cani, 4 biciclette, 2 macchine. Quella che senti quotidianamente al telefono.
In tutta l'estate ci saremo visti 5 volte, caro Mancio, e io c'ho i coglioni un po' pieni.
Si, lo so. Tu non puoi fare altrimenti, quello è il tuo lavoro, che peraltro avevi già quando ci siamo sposati certo, e in più sei senza socio, visto che il poveretto giace ancora accoppato, e chissà per quanto tempo ancora, nel letto di casa sua.
Però te lo dico, per informazione certo, ma mi sembrava giusto dirtelo, che c'ho le balle di 10 kg, ciascheduna eh.
Ieri sera, caro Mancio, siamo andate, io e i tuoi 2 piccoli mostri, a mangiare una pizzetta qui vicino casa. Mentre tornavo a casa in bicicletta dalla pizzeria, con un piccolo mostro ciondolante addormentato sul seggiolino anteriore, un piccolo mostro addormentato sul seggiolino posteriore, riflettevo su questa cosa delle balle piene e ho pensato, caro Mancio, che finita questa cacchio di stagione da ragazza madre mi merito un paio di cosucce risolleva morale, che vado testé ad elencarti:
una settimana in una spa fikissima e rilassantissima;
una full immersion all'IKEA, tipo mangio al self service e dormo su uno dei letti prova per comprare! e non ne esco prima di 3-4 giorni di shopping sfrenato;
un guardaroba nuovo;
un corso di rieducazione per il nostro cane Tobi, giacchè ho necessità-desiderio di invitare persone a casa, e non tutti amano essere assaliti, sporcati, sbattuti a terra e sleccacciati fino alla perdita dei sensi da un cane esageratamente festoso e oltremodo omaggiante;
sempre per lo stesso motivo, un garden designer a disposizione per tempo illimitato, che con coraggio e fegato (anche spappolato) si inoltri nella savana adiacente la nostra casa e esca da una delle buche con un progetto sostenibile;
un nuovo pavimento per tutta la nostra casetta,
un nuovo computer;
una nuova macchina fotografica, poichè in questa estate di lontananza ne ho abbattute 3 e mi ritrovo a fare le fotografie ai piccoli mostri col telefonino;
ecco, già che ci siamo, aggiungo sul momento un cellulare nuovo, che non guasta mai;
tutte cosucce che tu adori. Sei contento, caro Mancio? Così chiudi in bellezza la stagione.
Cari saluti e a risentirci, Mancio caro
la tua Daniuccia
ti ricordi di me? Sarei Daniuccia, quella tipa che hai sposato un po' di anni fa, quella che divide con te 2 mostri, una casa, due cani, 4 biciclette, 2 macchine. Quella che senti quotidianamente al telefono.
In tutta l'estate ci saremo visti 5 volte, caro Mancio, e io c'ho i coglioni un po' pieni.
Si, lo so. Tu non puoi fare altrimenti, quello è il tuo lavoro, che peraltro avevi già quando ci siamo sposati certo, e in più sei senza socio, visto che il poveretto giace ancora accoppato, e chissà per quanto tempo ancora, nel letto di casa sua.
Però te lo dico, per informazione certo, ma mi sembrava giusto dirtelo, che c'ho le balle di 10 kg, ciascheduna eh.
Ieri sera, caro Mancio, siamo andate, io e i tuoi 2 piccoli mostri, a mangiare una pizzetta qui vicino casa. Mentre tornavo a casa in bicicletta dalla pizzeria, con un piccolo mostro ciondolante addormentato sul seggiolino anteriore, un piccolo mostro addormentato sul seggiolino posteriore, riflettevo su questa cosa delle balle piene e ho pensato, caro Mancio, che finita questa cacchio di stagione da ragazza madre mi merito un paio di cosucce risolleva morale, che vado testé ad elencarti:
una settimana in una spa fikissima e rilassantissima;
una full immersion all'IKEA, tipo mangio al self service e dormo su uno dei letti prova per comprare! e non ne esco prima di 3-4 giorni di shopping sfrenato;
un guardaroba nuovo;
un corso di rieducazione per il nostro cane Tobi, giacchè ho necessità-desiderio di invitare persone a casa, e non tutti amano essere assaliti, sporcati, sbattuti a terra e sleccacciati fino alla perdita dei sensi da un cane esageratamente festoso e oltremodo omaggiante;
sempre per lo stesso motivo, un garden designer a disposizione per tempo illimitato, che con coraggio e fegato (anche spappolato) si inoltri nella savana adiacente la nostra casa e esca da una delle buche con un progetto sostenibile;
un nuovo pavimento per tutta la nostra casetta,
un nuovo computer;
una nuova macchina fotografica, poichè in questa estate di lontananza ne ho abbattute 3 e mi ritrovo a fare le fotografie ai piccoli mostri col telefonino;
ecco, già che ci siamo, aggiungo sul momento un cellulare nuovo, che non guasta mai;
tutte cosucce che tu adori. Sei contento, caro Mancio? Così chiudi in bellezza la stagione.
Cari saluti e a risentirci, Mancio caro
la tua Daniuccia
venerdì 15 agosto 2008
Nonna R. è una donna che ha impostato la sua vita sull'amore: per la famiglia, per i suoi figli e per il suo uomo.
Per amore Nonna R. ha sopportato per trent'anni cose insopportabili. Poi al momento giusto Nonna R. ha avuto il coraggio di dire basta, che non era più giusto sopportare.
Nonna R. ha cercato di tessere intorno a sè e ai suoi cari una coltre di armonia, visto che fuori di problemi ce ne sono già tanti.
Nonna R. è una donna che ha sempre il sorriso sulla bocca. Ha pianto tanto per le disgrazie della vita, ma poi è tornata a sorridere. Prima fuori e poi un po' anche dentro, perchè è così che funziona.
Nonna R. ha una casa che sa di casa. Non è ordinata, nè super linda, perchè nonna R si ammazza tutti i giorni al lavoro da quando aveva 14 anni, ma profuma di torte di mele, è calda e accogliente.
Quando cucina Nonna R. ascolta i CD di musica napoletana.
Muove le anche a ritmo di musica mentre prepara il sugo e tira gridolini a se stessa apparecchiando la tavola, per sentirsi meno sola e perchè la vita nonostante tutto è bella.
Nonna R. mette i gerani a dimora nelle latte della polpa di pomodoro perchè le piace fare l' estrosa. Perchè uno è un po' quel che fa.
Nonna R. non ha perso di vista le spiegazioni elementari dei bambini sulle cose del mondo e ancora un po' ci crede.
Ieri è stata una giornata di merda. Ho cercato eufemismi e sinonimi, ma la locuzione è quella: di merda.
Mi sentivo sola nonostante fossi coi piccoli mostri, mi sentivo spenta e pessimista.
Siamo state invitate a cena da nonna R.
E sono andata a letto contenta.
Nonna R. è una donna eccezionale.
Per amore Nonna R. ha sopportato per trent'anni cose insopportabili. Poi al momento giusto Nonna R. ha avuto il coraggio di dire basta, che non era più giusto sopportare.
Nonna R. ha cercato di tessere intorno a sè e ai suoi cari una coltre di armonia, visto che fuori di problemi ce ne sono già tanti.
Nonna R. è una donna che ha sempre il sorriso sulla bocca. Ha pianto tanto per le disgrazie della vita, ma poi è tornata a sorridere. Prima fuori e poi un po' anche dentro, perchè è così che funziona.
Nonna R. ha una casa che sa di casa. Non è ordinata, nè super linda, perchè nonna R si ammazza tutti i giorni al lavoro da quando aveva 14 anni, ma profuma di torte di mele, è calda e accogliente.
Quando cucina Nonna R. ascolta i CD di musica napoletana.
Muove le anche a ritmo di musica mentre prepara il sugo e tira gridolini a se stessa apparecchiando la tavola, per sentirsi meno sola e perchè la vita nonostante tutto è bella.
Nonna R. mette i gerani a dimora nelle latte della polpa di pomodoro perchè le piace fare l' estrosa. Perchè uno è un po' quel che fa.
Nonna R. non ha perso di vista le spiegazioni elementari dei bambini sulle cose del mondo e ancora un po' ci crede.
Ieri è stata una giornata di merda. Ho cercato eufemismi e sinonimi, ma la locuzione è quella: di merda.
Mi sentivo sola nonostante fossi coi piccoli mostri, mi sentivo spenta e pessimista.
Siamo state invitate a cena da nonna R.
E sono andata a letto contenta.
Nonna R. è una donna eccezionale.
mercoledì 13 agosto 2008
Ieri pomeriggio, gonfia e tesa come una botte di vino fermentato, sono riuscita a smollare i piccoli mostri a nonna R. e ho potuto godere di un glamourissimo aperitivo a Forte dei Marmi in compagnia dell'amico J. e dell'amico F. con i quali non mi radunavo da anni. Sono state due orette di leggero e frizzante bengodi, abbiamo riso, abbiamo divagato, abbiamo (ho) trangugiato tutti gli stuzzichini, ho rimediato 2 CD di Capossela.
La conversazione è scivolata liscia e fresca sui più disparati argomenti.
Conversando di manie e di fobie io ho confessato la mia ossessione di cercare di risalire all'identità di chi viene a trovarmi qui su Daniuccia. La mission è impossible, ovviamente e a ben sperare, ma io vorrei conoscervi, stringervi la mano, abbracciarvi, quindi sappiate che presto verrà istituito il bottone "5 Euri per la vostra identità" cliccando il quale riceverete 5 euri sonanti tramite paypal a patto di palesarvi.
Invece l'amico J ha rivelato che la sua paura più grossa è quella di potersi incrociare per strada: mentre lui percorre una strada in un senso, incrociare il suo alter ego, sulla sua medesima Berlingo, che transita con la sua famiglia in direzione opposta. Un incubo.
Pensa un po', Dania, come se tu andassi sulla provinciale in direzione monti-mare con i piccoli mostri e vedessi la Dania che sale dal mare verso i monti, altra da te.
Io mi sono figurata in un attimo la scena: mi sono vista sulla bici, un piccolo mostro davanti, un piccolo mostro dietro, nel cestino ogni genere di oggetto senza il quale i piccoli mostri non accettano di uscire, mentre pedalo, scomposta e accaldata, sulla salita del ponte del fiume Versilia. Vedo l'altra Dania venire leggera dall'altra direzione, sola senza piccoli mostri.
Io la chiamo: "Ehi! Vieni qui! Prendi, questi sono i tuoi piccoli mostri!"
L'altra Dania prosegue, non si volta nemmeno.
Io rimango con i piccoli mostri, sulla bici, sulla salita, pedalante e accaldata.
Eh si, un vero incubo.
La conversazione è scivolata liscia e fresca sui più disparati argomenti.
Conversando di manie e di fobie io ho confessato la mia ossessione di cercare di risalire all'identità di chi viene a trovarmi qui su Daniuccia. La mission è impossible, ovviamente e a ben sperare, ma io vorrei conoscervi, stringervi la mano, abbracciarvi, quindi sappiate che presto verrà istituito il bottone "5 Euri per la vostra identità" cliccando il quale riceverete 5 euri sonanti tramite paypal a patto di palesarvi.
Invece l'amico J ha rivelato che la sua paura più grossa è quella di potersi incrociare per strada: mentre lui percorre una strada in un senso, incrociare il suo alter ego, sulla sua medesima Berlingo, che transita con la sua famiglia in direzione opposta. Un incubo.
Pensa un po', Dania, come se tu andassi sulla provinciale in direzione monti-mare con i piccoli mostri e vedessi la Dania che sale dal mare verso i monti, altra da te.
Io mi sono figurata in un attimo la scena: mi sono vista sulla bici, un piccolo mostro davanti, un piccolo mostro dietro, nel cestino ogni genere di oggetto senza il quale i piccoli mostri non accettano di uscire, mentre pedalo, scomposta e accaldata, sulla salita del ponte del fiume Versilia. Vedo l'altra Dania venire leggera dall'altra direzione, sola senza piccoli mostri.
Io la chiamo: "Ehi! Vieni qui! Prendi, questi sono i tuoi piccoli mostri!"
L'altra Dania prosegue, non si volta nemmeno.
Io rimango con i piccoli mostri, sulla bici, sulla salita, pedalante e accaldata.
Eh si, un vero incubo.
Dania è stanca morta in questi giorni.
Finita, consumata, scarica dall'estate e dalla convivenza forzata 24h su 24 con i piccoli mostri. Dania alle volte pensa di odiare il Mancio, il lavoro del Mancio, gli orari di lavoro del Mancio.
Guarda con sospetto i piccoli mostri e vede come un miraggio la riapertura delle scuola, dove, almeno, se intima con severità "Silenzio!", ottiene un certo minimo effetto.
Dania a volte vorrebbe poter spengere la funzione udito e godersi qualche secondo di vita senza le urla dei piccoli mostri che
avanzano richieste, le più disparate:
"Mamma vieni, Mamma brazzo, mamma u-gendere, mamma cucco, mamma u-crive, mamma ancheeee teeeeee, ALINAAAAA"*,
accusano:
"Maaaammaaaaa, piccolo mostro non mi vuol dare il Nintendoooo!. Mammmaaa, piccolo mostro sta spalmando il cucchiaino dello yogurth nei peli del cane, poi se lo tira addosso, poi sul divano, mammmaaaa piccolo mostro mi picchiaaaaa, mammaaaaa, piccolo mostro vuole morire dalla puzzaaaa (mentre piccolo mostro primogenito è sul wc.) nooooo, noooooo",
ripetono milioni di volte la stessa cosa:
"Mamma guadda! canino, maggia!"
"Si piccolo mostro vedi, che bravo? Mangia!
"Mamma guadda! canino, maggia!"
"Si amore, mangia. Bravo, eh?"
"Mamma guadda! canino, maggia!""Mamma guadda! canino, maggia!""Mamma guadda! canino, maggia!""Mamma guadda! maggia!""Mamma maggia!" "Mamma guadda! canino, maggia!"
cadono:
"Piccolo mostro, non salire là sopra, è pericoloso." SBAM!
AAAHHH, piangono,
se non possono fare altro, urlano in maniera generica.
Dania alle volte si ritrova ad avere il cervello in stand by e a guardare imbambolata lo schermo del computer rincorrendo i suoi non-pensieri nell'unico momento della giornata in cui ha una mezz'oretta di respiro, durante la pennica del piccolo mostro.
A riportare Dania alla realtà c'è piccolo mostro primogenito che le grida in faccia:
"LO SAI COSA DICE ALICE A MATTHEW??
MENTRE TU STAI DORMENDO OCCHI DI GATTO HA RUBATO TUTTI I QUADRI, CERCA DI SVEGLIARTI!
IDIOTA!!"
*Servizio di traduzione:
Mamma brazzo= mamma, prendimi in braccio
mamma u-gendere=mamma, vorrei scendere,
mamma cucco=mamma vorrei il succo di frutta
mamma u-crive= mamma vorrei i pennarelli
mamma ancheeee teeeeee= mamma lo voglio fare anche io
Alina: vorrei Carolina (la bambola)
Finita, consumata, scarica dall'estate e dalla convivenza forzata 24h su 24 con i piccoli mostri. Dania alle volte pensa di odiare il Mancio, il lavoro del Mancio, gli orari di lavoro del Mancio.
Guarda con sospetto i piccoli mostri e vede come un miraggio la riapertura delle scuola, dove, almeno, se intima con severità "Silenzio!", ottiene un certo minimo effetto.
Dania a volte vorrebbe poter spengere la funzione udito e godersi qualche secondo di vita senza le urla dei piccoli mostri che
avanzano richieste, le più disparate:
"Mamma vieni, Mamma brazzo, mamma u-gendere, mamma cucco, mamma u-crive, mamma ancheeee teeeeee, ALINAAAAA"*,
accusano:
"Maaaammaaaaa, piccolo mostro non mi vuol dare il Nintendoooo!. Mammmaaa, piccolo mostro sta spalmando il cucchiaino dello yogurth nei peli del cane, poi se lo tira addosso, poi sul divano, mammmaaaa piccolo mostro mi picchiaaaaa, mammaaaaa, piccolo mostro vuole morire dalla puzzaaaa (mentre piccolo mostro primogenito è sul wc.) nooooo, noooooo",
ripetono milioni di volte la stessa cosa:
"Mamma guadda! canino, maggia!"
"Si piccolo mostro vedi, che bravo? Mangia!
"Mamma guadda! canino, maggia!"
"Si amore, mangia. Bravo, eh?"
"Mamma guadda! canino, maggia!""Mamma guadda! canino, maggia!""Mamma guadda! canino, maggia!""Mamma guadda! maggia!""Mamma maggia!" "Mamma guadda! canino, maggia!"
cadono:
"Piccolo mostro, non salire là sopra, è pericoloso." SBAM!
AAAHHH, piangono,
se non possono fare altro, urlano in maniera generica.
Dania alle volte si ritrova ad avere il cervello in stand by e a guardare imbambolata lo schermo del computer rincorrendo i suoi non-pensieri nell'unico momento della giornata in cui ha una mezz'oretta di respiro, durante la pennica del piccolo mostro.
A riportare Dania alla realtà c'è piccolo mostro primogenito che le grida in faccia:
"LO SAI COSA DICE ALICE A MATTHEW??
MENTRE TU STAI DORMENDO OCCHI DI GATTO HA RUBATO TUTTI I QUADRI, CERCA DI SVEGLIARTI!
IDIOTA!!"
*Servizio di traduzione:
Mamma brazzo= mamma, prendimi in braccio
mamma u-gendere=mamma, vorrei scendere,
mamma cucco=mamma vorrei il succo di frutta
mamma u-crive= mamma vorrei i pennarelli
mamma ancheeee teeeeee= mamma lo voglio fare anche io
Alina: vorrei Carolina (la bambola)
lunedì 11 agosto 2008
Dicono che ai bambini bisogna parlargli con le favole.
Se vi interessa, ho la prova che in questo modo apprendono in maniera durevole.
Sulla superiorità delle femmine.
Mesi e mesi or sono.
Piccolo mostro primogenito: Mamma, ma perchè dici sempre che le donne sono più intelligenti degli uomini? Come mai?
Dania: Dunque, piccolo mostro primogenito, c'è un motivo, vieni qui che ti racconto.
Tanto tanto tempo fa Dio chiamò tutti quanti, uomini e donne, a rapporto. Intendeva distribuire il cervello.
Le donne, attente e precise, mollarono tutte le loro occupazioni e si presentarono puntuali all'appuntamento, vestiti lindi e ordinati, la borsetta in mano e nella borsetta un quadernetto per prendere appunti - si sa mai.
Gli uomini al momento della chiamata stavano giocando a pallone. Dissero "Facciamo ancora due tiri in porta, dai!". Qualcuno più coscienzioso provò ad obiettare "Ma han chiamato, magari è una cosa importante...", ma venne deriso e quindi si convinse subito di aver detto una cavolata e dette retta agli amici.
I tiri non furono 2, ma 3, 4 e 5 e poi ancora 3 e l'ultimo via, chi fa questo ha vinto tutto.
Poi i maschi si avviarono negli spogliatoi sputacchiando a destra e a manca e schernendosi l'un l'altro per i tiri sbagliati.
Nel frattempo Dio, dopo aver aspettato un pochino disse: "Intanto iniziamo, arriveranno...".
I maschi però erano ancora sotto le doccie e stavano proprio in quel momento facendo una gara di rutti e di scorreggie. Ridevano di cuore e nel frattempo, con la precisione di Leonardo, prendevano le dimensioni del proprio pisello, per stabilire chi fra tutti potesse vantare il numero maggiore di centimetri, ambito primato masculino.
A qualcuno mancava il bagnoschiuma, e a quello lo lanciava un compagno fornito, altri non avevano portato il deodorante - tanto qualcuno ce l'ha.
Lasciati gli spogliatoi in condizioni pietose, i maschi si avviarono infine verso il paradiso. Per la strada però, mossi dallo spirito di competizione che infiamma da sempre i loro cuori, pensarono bene che, già che andavano in là, potevano fare una gara di sputi e decidere chi lanciava la saliva più lontano. Tanto c'è tempo, si dissero.
Terminata la gara i maschi convennero che era arrivata l'ora di andare - sennò le femmine ci fan due palle..., risero complici - e giunsero infine a destinazione.
Arrivati lì però scoprirono con sorpresa - ma come, noi si pensava...- che era già stato quasi tutto distribuito.
Dio se ne era già andato, era rimasto il suo servitore a distribuire le ultime scorte.
Ad alcuni fortunati, i primi che fecero capolino dalla porta, qualcosa toccò. Agli altri solo poche briciole.
Capito Piccolo mostro primogenito? Ma stai tranquilla, tuo padre è entrato fra i primi.
Pochi giorni or sono.
E' a casa un amico di vecchia data di Dania, che per comodità chiameremo Puff e che non si vede lì da uno svariato numero di anni.
Dania e Puff sono seduti a chiacchierare sulle scale di casa perchè dentro fa troppo caldo.
I piccoli mostri scorrazzano in giardino.
Piccolo mostro primogenito si avvicina a Puff, che non ha mai visto, gli bussa sulla testa e chiama: "EHIII, c'è nessunooo?"
"Piccolo mostro primogenito, che fai? - chiede Dania - Sei impazzita?"
"No sai - spiega candidamente piccolo mostro primogenito a Puff - i maschi hanno il cervello vuoto, me lo ha spiegato la mamma. Siete rimasti negli spogliatoi a fare le gare di rutti, e ora..."
Se vi interessa, ho la prova che in questo modo apprendono in maniera durevole.
Sulla superiorità delle femmine.
Mesi e mesi or sono.
Piccolo mostro primogenito: Mamma, ma perchè dici sempre che le donne sono più intelligenti degli uomini? Come mai?
Dania: Dunque, piccolo mostro primogenito, c'è un motivo, vieni qui che ti racconto.
Tanto tanto tempo fa Dio chiamò tutti quanti, uomini e donne, a rapporto. Intendeva distribuire il cervello.
Le donne, attente e precise, mollarono tutte le loro occupazioni e si presentarono puntuali all'appuntamento, vestiti lindi e ordinati, la borsetta in mano e nella borsetta un quadernetto per prendere appunti - si sa mai.
Gli uomini al momento della chiamata stavano giocando a pallone. Dissero "Facciamo ancora due tiri in porta, dai!". Qualcuno più coscienzioso provò ad obiettare "Ma han chiamato, magari è una cosa importante...", ma venne deriso e quindi si convinse subito di aver detto una cavolata e dette retta agli amici.
I tiri non furono 2, ma 3, 4 e 5 e poi ancora 3 e l'ultimo via, chi fa questo ha vinto tutto.
Poi i maschi si avviarono negli spogliatoi sputacchiando a destra e a manca e schernendosi l'un l'altro per i tiri sbagliati.
Nel frattempo Dio, dopo aver aspettato un pochino disse: "Intanto iniziamo, arriveranno...".
I maschi però erano ancora sotto le doccie e stavano proprio in quel momento facendo una gara di rutti e di scorreggie. Ridevano di cuore e nel frattempo, con la precisione di Leonardo, prendevano le dimensioni del proprio pisello, per stabilire chi fra tutti potesse vantare il numero maggiore di centimetri, ambito primato masculino.
A qualcuno mancava il bagnoschiuma, e a quello lo lanciava un compagno fornito, altri non avevano portato il deodorante - tanto qualcuno ce l'ha.
Lasciati gli spogliatoi in condizioni pietose, i maschi si avviarono infine verso il paradiso. Per la strada però, mossi dallo spirito di competizione che infiamma da sempre i loro cuori, pensarono bene che, già che andavano in là, potevano fare una gara di sputi e decidere chi lanciava la saliva più lontano. Tanto c'è tempo, si dissero.
Terminata la gara i maschi convennero che era arrivata l'ora di andare - sennò le femmine ci fan due palle..., risero complici - e giunsero infine a destinazione.
Arrivati lì però scoprirono con sorpresa - ma come, noi si pensava...- che era già stato quasi tutto distribuito.
Dio se ne era già andato, era rimasto il suo servitore a distribuire le ultime scorte.
Ad alcuni fortunati, i primi che fecero capolino dalla porta, qualcosa toccò. Agli altri solo poche briciole.
Capito Piccolo mostro primogenito? Ma stai tranquilla, tuo padre è entrato fra i primi.
Pochi giorni or sono.
E' a casa un amico di vecchia data di Dania, che per comodità chiameremo Puff e che non si vede lì da uno svariato numero di anni.
Dania e Puff sono seduti a chiacchierare sulle scale di casa perchè dentro fa troppo caldo.
I piccoli mostri scorrazzano in giardino.
Piccolo mostro primogenito si avvicina a Puff, che non ha mai visto, gli bussa sulla testa e chiama: "EHIII, c'è nessunooo?"
"Piccolo mostro primogenito, che fai? - chiede Dania - Sei impazzita?"
"No sai - spiega candidamente piccolo mostro primogenito a Puff - i maschi hanno il cervello vuoto, me lo ha spiegato la mamma. Siete rimasti negli spogliatoi a fare le gare di rutti, e ora..."
sabato 9 agosto 2008
LINK
Bene, oggi Daniuccia espleterà i suoi compiti da brava blogger e inizierà a segnalare una serie di link ai siti che visita di frequente.
Forum.
Dania visita quotidianamente GOL, il forum di un sito sulla gravidanza (Gravidanza On Line), che però ha molte altre potenzialità.
Spiego.
Quando donna rimane incinta è vittima di uno squilibrio che non è solo fisico-ormonale, ma è anche mentale. In un attimo, quali che siano le sue occupazioni pregresse, sviluppa e coltiva una sola e unica occupazione: parlare e informarsi di ecografie, accrescimenti fetali, malattie che si contraggono in gravidanza, toxoplasmosi, citomegalovirus, alfafetoproteina, muco, analisi del sangue, voglie e, ancora, vestitini, corredini, lettini, passeggini, valigie, nomi, pianificazioni del futuro e così via.
A questa attività la gravida si dedica anima e corpo, senza cedimenti e senza pause, con tutto l'amore di cui una donna può disporre per il proprio figlio in fieri, ossessionata dalla domanda "E' normale che..." applicata anche alle più banali circostanze della vita, circostanze che in stato interessante acquisiscono agli occhi della gravida un inedito significato sinistro e minaccioso nei confronti della creatura che porta in grembo.
Quando può, per rilassarsi, la gravida si dedica a uno shopping folle e sfrenato per il nascituro, mettendo da parte se stessa, fino ad allora indiscussa protagonista del vezzo, e concedendosi il lusso di comprare una quantità di oggetti che l'esserino userà fin dopo la maggiore età o anche mai.
Siccome la gravida non trova comprensione nelle persone che la circondano, per quanto queste con buona volontà si sforzino, e poca ne trova nel compagno, che solo parzialmente la segue nei suoi voli pindarici, la gravida cerca conforto in donne che stanno vivendo la sua stessa alienazione, donne che trova nei corsi preparto e con le quali instaura un legame sincero e durevole.
Dato però che i corsi preparto solitamente non iniziano prima dell'ottavo mese, la gravida, per non schiantare, cerca e trova sicuro rifugio nel web.
Nel forum di GOL, che anche Dania ha frequentato con passione nei mesi della sua seconda gravidanza, la gravida trova il porto perfetto per la sua nave. Un insieme infinito di donne gravide con cui parlare, essendo capite, di tutto quanto sopra. Un paradiso terrestre per donne incinte.
Ora, una volta sfornato il pargolo, la donna non ritorna quella che era prima della gravidanza, rimane esattamente in piena follia gravidica, ancora preda dello sbalzo ormonale e molto, molto più isterica.
Nei mesi del puerpuerio cresce anche il carico di alienazione col partner, che, per sua natura, non vive lo sbalzo ormonale femminile, nè è in grado di sviluppare subitaneamente il famoso bonding, cosicchè, per non impazzire, la donna ha di nuovo bisogno di confronto e consolazione.
Ritorna su GOL e ritrova le amiche di panza, che come lei sono le stesse, ma hanno spostato l'attenzione su argomenti più terra terra: cacca, vomito, latte, diarrea e, più avanti, notti insonni, svezzamento, brodino, cibi si e cibi no, foto, battesimi, denti e ancora brodino, brodino, brodino. Il paradiso delle neo mamme.
Ad un certo punto le donne normali, quasi tutte, si stufano di parlare di cacca, di vomito e di brodo e iniziano a ricordare quanto era bello parlare anche di altro. Ma sono un po' in difficoltà, perchè i ritmi sono quelli che sono, il tempo per gli hobby è quello che è e il tempo per uscire scarseggia, perchè adesso c'è una creatura, ragione di vita, che però, mannaggia a lei, ha sempre un qualche bisogno.
La donna normale ha però creato su GOL un certo numero di vere amicizie che condividono con lei anche questa fase e con le quali continua a vivere le sue giornate.
GOL durante e dopo la gravidanza, un'àncora di salvezza per le donne. (non mi pagano)
(p.s.La donna non normale continua a parlare di cacche e brodini e vomito a oltranza, ma quali siano poi i suoi sviluppi Dania non lo sa, giacchè Dania si è stufata del brodino quasi subito. )
----------------------------------------------
Dania adora vedere foto di capolavori culinari e soprattutto adora le tecniche di decorazione dei dolci.
Dania venera chi sa cucinare bene e con fantasia e va matta per le ricettine, anche se poi le usa saltuariamente e con scarso successo, per questo quotidianamente visita Cookaround forum
Sempre inerenti alla cucina Dania visita:
essenza alimentare
la cuoca petulante
seplicemente, vera
verduras para todos
I♥CUPPYCAKES!
Crazy About Cupcakes
----------------------------------------------
Dania visita anche altri blog sul fai-da-te, ma quelli si riserva di ri-segnalarli più avanti.
Ehilà, mica tutto e subito!
--------------------------------------------
Blog personali.
Dania ne sfoglia a decine, ma non ama quelli che fanno del cattivo gusto una ragione di vita.
Non ama quelli che pensano di essere alternativi o poeti maledetti, o profondi e incompresi, parlando esclusivamente di sesso e droga, quelli che alludono esasperantemente a culo, fica, cazzo, pompini, mestruazioni.
Dania forse è un po' rétro, o un po' indietro. Può darsi.
Dania, per quanto sopra più sopra, non ama nemmeno i blog delle mamme che parlano solo ed esclusivamente di figli, di quanto hanno mangiato, cacato, dormito.
Dania si sente invece di consigliare fra i molti:
Pulsatilla,
Il blog di Elastigirl,
Uccidi un grissino: salverai un tonno...
Fabio Genovesi.
Ecco.
.
Forum.
Dania visita quotidianamente GOL, il forum di un sito sulla gravidanza (Gravidanza On Line), che però ha molte altre potenzialità.
Spiego.
Quando donna rimane incinta è vittima di uno squilibrio che non è solo fisico-ormonale, ma è anche mentale. In un attimo, quali che siano le sue occupazioni pregresse, sviluppa e coltiva una sola e unica occupazione: parlare e informarsi di ecografie, accrescimenti fetali, malattie che si contraggono in gravidanza, toxoplasmosi, citomegalovirus, alfafetoproteina, muco, analisi del sangue, voglie e, ancora, vestitini, corredini, lettini, passeggini, valigie, nomi, pianificazioni del futuro e così via.
A questa attività la gravida si dedica anima e corpo, senza cedimenti e senza pause, con tutto l'amore di cui una donna può disporre per il proprio figlio in fieri, ossessionata dalla domanda "E' normale che..." applicata anche alle più banali circostanze della vita, circostanze che in stato interessante acquisiscono agli occhi della gravida un inedito significato sinistro e minaccioso nei confronti della creatura che porta in grembo.
Quando può, per rilassarsi, la gravida si dedica a uno shopping folle e sfrenato per il nascituro, mettendo da parte se stessa, fino ad allora indiscussa protagonista del vezzo, e concedendosi il lusso di comprare una quantità di oggetti che l'esserino userà fin dopo la maggiore età o anche mai.
Siccome la gravida non trova comprensione nelle persone che la circondano, per quanto queste con buona volontà si sforzino, e poca ne trova nel compagno, che solo parzialmente la segue nei suoi voli pindarici, la gravida cerca conforto in donne che stanno vivendo la sua stessa alienazione, donne che trova nei corsi preparto e con le quali instaura un legame sincero e durevole.
Dato però che i corsi preparto solitamente non iniziano prima dell'ottavo mese, la gravida, per non schiantare, cerca e trova sicuro rifugio nel web.
Nel forum di GOL, che anche Dania ha frequentato con passione nei mesi della sua seconda gravidanza, la gravida trova il porto perfetto per la sua nave. Un insieme infinito di donne gravide con cui parlare, essendo capite, di tutto quanto sopra. Un paradiso terrestre per donne incinte.
Ora, una volta sfornato il pargolo, la donna non ritorna quella che era prima della gravidanza, rimane esattamente in piena follia gravidica, ancora preda dello sbalzo ormonale e molto, molto più isterica.
Nei mesi del puerpuerio cresce anche il carico di alienazione col partner, che, per sua natura, non vive lo sbalzo ormonale femminile, nè è in grado di sviluppare subitaneamente il famoso bonding, cosicchè, per non impazzire, la donna ha di nuovo bisogno di confronto e consolazione.
Ritorna su GOL e ritrova le amiche di panza, che come lei sono le stesse, ma hanno spostato l'attenzione su argomenti più terra terra: cacca, vomito, latte, diarrea e, più avanti, notti insonni, svezzamento, brodino, cibi si e cibi no, foto, battesimi, denti e ancora brodino, brodino, brodino. Il paradiso delle neo mamme.
Ad un certo punto le donne normali, quasi tutte, si stufano di parlare di cacca, di vomito e di brodo e iniziano a ricordare quanto era bello parlare anche di altro. Ma sono un po' in difficoltà, perchè i ritmi sono quelli che sono, il tempo per gli hobby è quello che è e il tempo per uscire scarseggia, perchè adesso c'è una creatura, ragione di vita, che però, mannaggia a lei, ha sempre un qualche bisogno.
La donna normale ha però creato su GOL un certo numero di vere amicizie che condividono con lei anche questa fase e con le quali continua a vivere le sue giornate.
GOL durante e dopo la gravidanza, un'àncora di salvezza per le donne. (non mi pagano)
(p.s.La donna non normale continua a parlare di cacche e brodini e vomito a oltranza, ma quali siano poi i suoi sviluppi Dania non lo sa, giacchè Dania si è stufata del brodino quasi subito. )
----------------------------------------------
Dania adora vedere foto di capolavori culinari e soprattutto adora le tecniche di decorazione dei dolci.
Dania venera chi sa cucinare bene e con fantasia e va matta per le ricettine, anche se poi le usa saltuariamente e con scarso successo, per questo quotidianamente visita Cookaround forum
Sempre inerenti alla cucina Dania visita:
essenza alimentare
la cuoca petulante
seplicemente, vera
verduras para todos
I♥CUPPYCAKES!
Crazy About Cupcakes
----------------------------------------------
Dania visita anche altri blog sul fai-da-te, ma quelli si riserva di ri-segnalarli più avanti.
Ehilà, mica tutto e subito!
--------------------------------------------
Blog personali.
Dania ne sfoglia a decine, ma non ama quelli che fanno del cattivo gusto una ragione di vita.
Non ama quelli che pensano di essere alternativi o poeti maledetti, o profondi e incompresi, parlando esclusivamente di sesso e droga, quelli che alludono esasperantemente a culo, fica, cazzo, pompini, mestruazioni.
Dania forse è un po' rétro, o un po' indietro. Può darsi.
Dania, per quanto sopra più sopra, non ama nemmeno i blog delle mamme che parlano solo ed esclusivamente di figli, di quanto hanno mangiato, cacato, dormito.
Dania si sente invece di consigliare fra i molti:
Pulsatilla,
Il blog di Elastigirl,
Uccidi un grissino: salverai un tonno...
Fabio Genovesi.
Ecco.
.
Oggi.
Sono depressamente inviluppata nella domanda: ma io, le passioni, le avevo e non le ho mai curate, o non le ho mai avute?
Ieri.
Sono stata alla presentazione di Versilia Rock city .
Presentavano l'Autore, Edoardo Nesi, un politico locale.
Osservazioni e impressioni.
1. Odio i politici, anche i benintenzionati.
I politici, a qualsiasi livello si collochino, pensano di avere la capacità di fare qualsiasi cosa e, quel che è peggio, forti di questa convinzione, la fanno.
2. L'Opera prima.
Edoardo Nesi ha introdotto il romanzo soffermandosi melanconicamente su come solo in opera prima uno scrittore riesca ad essere totalmente disinvolto e spontaneo. Dopodichè, ha affermato, ogni volta che scriverà due righe, sentirà su di sè tutto il peso dell'essere scrittore e addio disinvoltura.
E' un po' triste, si. Ma forse no.
3. L'emozione non ha voce e ti manca un po' il respiro.
L'Autore del libro ha raggiunto, fino a sfiorarli, i limiti dell'umana tensione.
Oddio schianta - ho pensato.
La prima presentazione è carica di tensione, ha sottolineato Nesi, perchè il pubblico è composto quasi completamente dagli amici, dai parenti, dalla mamma, dal papà.
L'Autore si dondolava avanti indietro col busto, mentre attendeva il momento di parlare, assumeva smorfie impanicate, sgranando gli occhi a momenti e piegando la testa sulla destra di tanto in tanto, stile carro di carnevale.
Questa emozione che ci arrivava, filtrata e trasmessa dalle buffe movenze, niente aveva del ridicolo, perchè portava un grande umanità, che non è mai ridicola.
Umano, mai troppo umano.
Svanita la tensione, l'Autore ha brillato, ha divertito, ha intrattenuto.
4. Erano quattro amici al bar, anzi tre.
C'erano tre amici al bar, non erano quattro, ma forse volevano lo stesso cambiare il mondo.
Erano destinati a qualche cosa in più che a una donna e a un impiego in banca.
C'erano questi 3 ragazzi di Forte dei Marmi, normali all'apparenza, amici fra loro.
Ognuno coltivava una propria passione, ognuno aveva un proprio sogno.
Un giorno hanno iniziato a rincorrerlo, quel sogno, e adesso sono già un bel pezzo avanti.
Michele Pellegrini, Fabio Genovesi, Matteo Raffaelli.
Accidenti, bravi.
Questa onda di ammirata constatazione è partita ieri sera dai miei pensieri, ha raggiunto i tre e si è riflessa su di loro, quindi è tornata indietro, ma distorta e foriera di una certa impressione.
Questa onda mi confonde con turbanti domande senza senso, oggi.
Sono depressamente inviluppata nella domanda: ma io, le passioni, le avevo e non le ho mai curate, o non le ho mai avute?
Ieri.
Sono stata alla presentazione di Versilia Rock city .
Presentavano l'Autore, Edoardo Nesi, un politico locale.
Osservazioni e impressioni.
1. Odio i politici, anche i benintenzionati.
I politici, a qualsiasi livello si collochino, pensano di avere la capacità di fare qualsiasi cosa e, quel che è peggio, forti di questa convinzione, la fanno.
2. L'Opera prima.
Edoardo Nesi ha introdotto il romanzo soffermandosi melanconicamente su come solo in opera prima uno scrittore riesca ad essere totalmente disinvolto e spontaneo. Dopodichè, ha affermato, ogni volta che scriverà due righe, sentirà su di sè tutto il peso dell'essere scrittore e addio disinvoltura.
E' un po' triste, si. Ma forse no.
3. L'emozione non ha voce e ti manca un po' il respiro.
L'Autore del libro ha raggiunto, fino a sfiorarli, i limiti dell'umana tensione.
Oddio schianta - ho pensato.
La prima presentazione è carica di tensione, ha sottolineato Nesi, perchè il pubblico è composto quasi completamente dagli amici, dai parenti, dalla mamma, dal papà.
L'Autore si dondolava avanti indietro col busto, mentre attendeva il momento di parlare, assumeva smorfie impanicate, sgranando gli occhi a momenti e piegando la testa sulla destra di tanto in tanto, stile carro di carnevale.
Questa emozione che ci arrivava, filtrata e trasmessa dalle buffe movenze, niente aveva del ridicolo, perchè portava un grande umanità, che non è mai ridicola.
Umano, mai troppo umano.
Svanita la tensione, l'Autore ha brillato, ha divertito, ha intrattenuto.
4. Erano quattro amici al bar, anzi tre.
C'erano tre amici al bar, non erano quattro, ma forse volevano lo stesso cambiare il mondo.
Erano destinati a qualche cosa in più che a una donna e a un impiego in banca.
C'erano questi 3 ragazzi di Forte dei Marmi, normali all'apparenza, amici fra loro.
Ognuno coltivava una propria passione, ognuno aveva un proprio sogno.
Un giorno hanno iniziato a rincorrerlo, quel sogno, e adesso sono già un bel pezzo avanti.
Michele Pellegrini, Fabio Genovesi, Matteo Raffaelli.
Accidenti, bravi.
Questa onda di ammirata constatazione è partita ieri sera dai miei pensieri, ha raggiunto i tre e si è riflessa su di loro, quindi è tornata indietro, ma distorta e foriera di una certa impressione.
Questa onda mi confonde con turbanti domande senza senso, oggi.
venerdì 8 agosto 2008
Stamani leggevo questo articolo di repubblica.it di un paio di settimane fa, scritto da tale Marino Niola professore di antropologia all'università di vattelappesca.
Suggestivo nell'incipit, peraltro non suo:
"Dovessi spiegarti che cos'è il mio blog ti direi che è un luogo, riscaldato d'inverno ed aerato d'estate, con un indirizzo e una buca delle lettere, finestre per guardarci dentro se passi nei pressi ed una porta aperta per entrare se ti andrà...",
il resto potete anche evitare di leggerlo.
Invece, dicevo, questa descrizione mi ha riportato alla mente quanto sia gradevole e gustoso sbirciare dentro le finestre altrui, reali o virtuali. Assaporare pezzi di vita non nostra, che hanno un sapore diverso, alle volte strano, alle volte familiare.
Dopo le stagioni che non sono più quelle di una volta, dopo l'acquisita consapevolezza che si stava meglio quando si stava peggio, dopo tutto quello che volete, ormai siamo anche tutti figli del grande fratello, si sa, e a tutti ci piace guardare quello che fanno gli altri.
Però, dirò di più, su di me il grande fratello non è che ha portato tutti questi cambiamenti, perchè io questo gusto voyeristico l' ho sviluppato fin dalla tenera età.
A me è sempre piaciuto cogliere attimi fuggenti di normale vita familiare di altre persone, stregata e affascinata dalla totalità relativa delle emozioni e degli avvenimenti.
No, ditemi per esempio, cosa c'è di più personale e di certo e di banale nella vita di un uomo, che il pasto serale consumato con i familiari? Uno non ci pensa, perchè è talmente scontato da non sembrare rilevante, ma dietro un'azione così normale e ripetitiva si cela un intero mondo che non è di altri se non di quell'intimità, nè può esserlo.
Ecco, a me ha sempre fatto gusto mettermi fuori della scena e cogliere questa normalità altrui che rappresenta la totale estraneità per me. Ed ha il suo fascino. Il fascino dell'alterità.
Arredi, piatti, modi di fare, di stare. E' tutto diverso, è tutto lontano, tutto vicino.
Non so, mi viene in mente adesso che forse sono rimasta flashata da Bianca di Nanni Moretti (oddio, forse davvero), che se non l'avete mai visto scaricatelo, noleggiatelo, compratelo, basta che lo facciate adesso, all'istante, perchè davvero ne vale la pena.
Oddio però, forse davvero, il personaggio è un prof. di matematica con un insieme allucinante di nevrosi e manie, fra le quali quella di studiare ossessivamente i comportamenti degli altri. Uscì nel 1983 e io avevo 9 anni. Oddio, che davvero?
Una sera d'estate di tanti anni fa, io ne avrò avuti dieci, in montagna con i miei, noi si era già finito di cenare, salii in camera e vidi che dalla finestra si potevano osservare i vicini che consumavano il loro pasto.
Mi sdraiai sul letto a pancia in giù e iniziai a spiarli, chiamiamo le cose col loro nome,via, anche se fa un po' effetto. Ovviamente non potevo sentire niente, ma questo non era importante, nè lo è. Erano i modi di essere ad attrarmi. Gli oggetti. Ricordo che mangiavano in piatti con decorazioni blu, sullo stile di quelli della famiglia Engalls.
Rimasi lì un po', ingenuamente sdraiata con la luce accesa, ad osservare i loro costumi - si versavano l'acqua da una brocca, la mamma serviva - fintanto che la figlia, mia coetanea, si alzò dalla tavola, andò verso la finestra e la chiuse, serrando anche gli scurini.
Fine dello spettacolo. The end.
No, dico, rimasi male e per questo qui gli scurini non ci sono. Al limite chiudo le imposte, se c'è troppa aria, perchè soffro di mal di gola.
Suggestivo nell'incipit, peraltro non suo:
"Dovessi spiegarti che cos'è il mio blog ti direi che è un luogo, riscaldato d'inverno ed aerato d'estate, con un indirizzo e una buca delle lettere, finestre per guardarci dentro se passi nei pressi ed una porta aperta per entrare se ti andrà...",
il resto potete anche evitare di leggerlo.
Invece, dicevo, questa descrizione mi ha riportato alla mente quanto sia gradevole e gustoso sbirciare dentro le finestre altrui, reali o virtuali. Assaporare pezzi di vita non nostra, che hanno un sapore diverso, alle volte strano, alle volte familiare.
Dopo le stagioni che non sono più quelle di una volta, dopo l'acquisita consapevolezza che si stava meglio quando si stava peggio, dopo tutto quello che volete, ormai siamo anche tutti figli del grande fratello, si sa, e a tutti ci piace guardare quello che fanno gli altri.
Però, dirò di più, su di me il grande fratello non è che ha portato tutti questi cambiamenti, perchè io questo gusto voyeristico l' ho sviluppato fin dalla tenera età.
A me è sempre piaciuto cogliere attimi fuggenti di normale vita familiare di altre persone, stregata e affascinata dalla totalità relativa delle emozioni e degli avvenimenti.
No, ditemi per esempio, cosa c'è di più personale e di certo e di banale nella vita di un uomo, che il pasto serale consumato con i familiari? Uno non ci pensa, perchè è talmente scontato da non sembrare rilevante, ma dietro un'azione così normale e ripetitiva si cela un intero mondo che non è di altri se non di quell'intimità, nè può esserlo.
Ecco, a me ha sempre fatto gusto mettermi fuori della scena e cogliere questa normalità altrui che rappresenta la totale estraneità per me. Ed ha il suo fascino. Il fascino dell'alterità.
Arredi, piatti, modi di fare, di stare. E' tutto diverso, è tutto lontano, tutto vicino.
Non so, mi viene in mente adesso che forse sono rimasta flashata da Bianca di Nanni Moretti (oddio, forse davvero), che se non l'avete mai visto scaricatelo, noleggiatelo, compratelo, basta che lo facciate adesso, all'istante, perchè davvero ne vale la pena.
Oddio però, forse davvero, il personaggio è un prof. di matematica con un insieme allucinante di nevrosi e manie, fra le quali quella di studiare ossessivamente i comportamenti degli altri. Uscì nel 1983 e io avevo 9 anni. Oddio, che davvero?
Una sera d'estate di tanti anni fa, io ne avrò avuti dieci, in montagna con i miei, noi si era già finito di cenare, salii in camera e vidi che dalla finestra si potevano osservare i vicini che consumavano il loro pasto.
Mi sdraiai sul letto a pancia in giù e iniziai a spiarli, chiamiamo le cose col loro nome,via, anche se fa un po' effetto. Ovviamente non potevo sentire niente, ma questo non era importante, nè lo è. Erano i modi di essere ad attrarmi. Gli oggetti. Ricordo che mangiavano in piatti con decorazioni blu, sullo stile di quelli della famiglia Engalls.
Rimasi lì un po', ingenuamente sdraiata con la luce accesa, ad osservare i loro costumi - si versavano l'acqua da una brocca, la mamma serviva - fintanto che la figlia, mia coetanea, si alzò dalla tavola, andò verso la finestra e la chiuse, serrando anche gli scurini.
Fine dello spettacolo. The end.
No, dico, rimasi male e per questo qui gli scurini non ci sono. Al limite chiudo le imposte, se c'è troppa aria, perchè soffro di mal di gola.
giovedì 7 agosto 2008
Il figlio dei villeggianti vicini di casa, mentre ero fuori in giardino con i piccoli mostri, si è affacciato alla finestra, ha emesso un sonoro ssssshhhhhhh lungo una trentina di secondi, poi ha chiuso la finestra. Erano le 11.40.
Non so, forse sono io che ingenuamente penso che in tarda mattinata una possa stare in giardino con dei bambini.
Le reazioni si sono susseguite nell'ordine: oppela sarà tornato ieri sera tardi, imbarazzo, rammarico, ...hmm..., alterazione, irritazione, sdegno,'fanculo.
Accensione della radio.
Non so voi, eh.
*postilla delle 16.30.
E' una cagata, eh. Beninteso. Però è il modo che mi urta.
Non so, forse sono io che ingenuamente penso che in tarda mattinata una possa stare in giardino con dei bambini.
Le reazioni si sono susseguite nell'ordine: oppela sarà tornato ieri sera tardi, imbarazzo, rammarico, ...hmm..., alterazione, irritazione, sdegno,'fanculo.
Accensione della radio.
Non so voi, eh.
*postilla delle 16.30.
E' una cagata, eh. Beninteso. Però è il modo che mi urta.
mercoledì 6 agosto 2008
martedì 5 agosto 2008
Piccolo mostro primogenito mi sta già diventando civettuola.
Ieri mentre passeggiavamo avanti e indietro nella nostra strada con le biciclettine, piccolo mostro primogenito avvista un nostro vicino che sta uscendo dal suo cancello con le bandiere in mano.
Il nostro vicino è un ragazzo di una ventina d'anni, che per hobby fa lo sbandieratore e che si allena al lancio delle bandiere nella nostra stradina.
Piccolo mostro primogenito gli si avvicina con una pedalata tattica e con fare zuccherino diabetico lo saluta: "Ciao sbandieratore...", dopodichè decide di interrompere le corse in bicicletta e di fermarsi a guardare lo spettacolo. Scende dalla bicicletta e si siede leziosamente di lato con le zampette incrociate e gli occhietti a cuore. "Ohhh... ma com'è bravo!" "Bravo, ancora!" "Mamma hai visto com'è bravo?" "Mamma, non trovi che sia bravissimo?"
Mamma Dania sorride divertita, papà Mancio sentenzia che fino alla maggiore età i piccoli mostri indosseranno il burka in inverno e il burkini in estate.
Papà Mancio non ha intenzione di perdere il posto da primo uomo nel cuore dei piccoli mostri.
Ieri mentre passeggiavamo avanti e indietro nella nostra strada con le biciclettine, piccolo mostro primogenito avvista un nostro vicino che sta uscendo dal suo cancello con le bandiere in mano.
Il nostro vicino è un ragazzo di una ventina d'anni, che per hobby fa lo sbandieratore e che si allena al lancio delle bandiere nella nostra stradina.
Piccolo mostro primogenito gli si avvicina con una pedalata tattica e con fare zuccherino diabetico lo saluta: "Ciao sbandieratore...", dopodichè decide di interrompere le corse in bicicletta e di fermarsi a guardare lo spettacolo. Scende dalla bicicletta e si siede leziosamente di lato con le zampette incrociate e gli occhietti a cuore. "Ohhh... ma com'è bravo!" "Bravo, ancora!" "Mamma hai visto com'è bravo?" "Mamma, non trovi che sia bravissimo?"
Mamma Dania sorride divertita, papà Mancio sentenzia che fino alla maggiore età i piccoli mostri indosseranno il burka in inverno e il burkini in estate.
Papà Mancio non ha intenzione di perdere il posto da primo uomo nel cuore dei piccoli mostri.
lunedì 4 agosto 2008
In rete si respira lo stato di abbandono tipico delle città in agosto. Una desolazione.
Fuori il tempo è grigio, c'è un'arietta strana che non si sa se anticipi la pioggia o il ritorno del sole. E' tutto incerto.
Ieri sera con tutta la truppa siamo stati in piazza a vedere lo spettacolo dei nani rossi. Due giovani artisti di strada che ci hanno intrattenuto per una quarantina di minuti con prese mano nella mano, acrobazie, esercizi di giocoleria condotti con fare leggero e brioso.
Molto molto bravi. Hanno conquistato tutti i bambini e anche un po' i grandi.
Il piccolo mostro primogenito che è super sensibile al fascino di questa arte, ha subito dichiarato che da grande anche lei vorrà fare l'acrobata.
Mentre mi godevo lo spettacolino riflettevo sul fatto che mi sarebbe anche piaciuto vivere altre vite, diverse da questa, tracciate su strade meno canoniche, meno consuete.
Ma alla fine anche la vita è una scelta, si sa. E tutte le scelte comportano la rinuncia di altre opzioni, quelle che per un qualche motivo erano meno consone alla tua persona in quel momento della tua storia e che quindi hai scartato. E allora va bene così. Certo.
L'importante è aver scelto in qualche maniera, non aver lasciato tutto al caso, no?
Vivo una delle possibili Danie, visto che solo una ne posso vivere, e quella che vivo è una delle migliori per me. E questo non è poco, credo.
Poi lo spettacolino è finito, Rodrigo e Josephina hanno ringraziato, il pubblico li ha applauditi e gratificati. A rompere l'incanto sono arrivati i vigili, a chiedere permessi e noie della regola ai nani rossi.
Fuori il tempo è grigio, c'è un'arietta strana che non si sa se anticipi la pioggia o il ritorno del sole. E' tutto incerto.
Ieri sera con tutta la truppa siamo stati in piazza a vedere lo spettacolo dei nani rossi. Due giovani artisti di strada che ci hanno intrattenuto per una quarantina di minuti con prese mano nella mano, acrobazie, esercizi di giocoleria condotti con fare leggero e brioso.
Molto molto bravi. Hanno conquistato tutti i bambini e anche un po' i grandi.
Il piccolo mostro primogenito che è super sensibile al fascino di questa arte, ha subito dichiarato che da grande anche lei vorrà fare l'acrobata.
Mentre mi godevo lo spettacolino riflettevo sul fatto che mi sarebbe anche piaciuto vivere altre vite, diverse da questa, tracciate su strade meno canoniche, meno consuete.
Ma alla fine anche la vita è una scelta, si sa. E tutte le scelte comportano la rinuncia di altre opzioni, quelle che per un qualche motivo erano meno consone alla tua persona in quel momento della tua storia e che quindi hai scartato. E allora va bene così. Certo.
L'importante è aver scelto in qualche maniera, non aver lasciato tutto al caso, no?
Vivo una delle possibili Danie, visto che solo una ne posso vivere, e quella che vivo è una delle migliori per me. E questo non è poco, credo.
Poi lo spettacolino è finito, Rodrigo e Josephina hanno ringraziato, il pubblico li ha applauditi e gratificati. A rompere l'incanto sono arrivati i vigili, a chiedere permessi e noie della regola ai nani rossi.
Sto facendo grandi manovre in casa. In pratica sto svuotando tutto, via ninnoli insignificanti, via oggetti del cavolo che qualcuno ci ha regalato tanto meglio che niente, via roba accantonata da me medesima, che ho il vezzo accumulare ogni genere di schifezza, un po' perchè può sempre servire, un po' perchè subisco il fascino unico degli oggetti usati, che portano una storia loro per chi la sa leggere, per chi la vuole leggere, via mobiletti raccattati chissà dove, chissà quando, via scatole dell'Ikea, possono servire Mancio! ci stan dentro tante di quelle cose!, piene solo di oggetti che non sai dove mettere, tanto son disgustosi, ma poi li getto via, eh?, è che nell'attesa li infilo qui in questa bella scatola, via le 300 bambole orinatrici, tutte identiche, con la stessa magnifica funzione fisiologica, che gusto ci sarà chissà, via i 4000 cavalli spelacchiati, ma ancora gli si vòl bene, ciucciati da Tobi, via pupazzi infelici senza orecchie-testa-gambe, via tutto.
Allora, io ho il gusto di una zingara stanziale, e le mie figlie sono degne principesse ereditarie, ma ogni tanto avverto l'esigenza risalire la montagna di pattume e respirare aria nuova.
Diventa ragione di vita fare piazza pulita di tutto quello che mi capita sotto mano.
Con i piccoli mostri fra i piedi l'operazione prende quel non so che di trasloco degli unni, che in confronto i risanamenti delle baraccopoli ci fanno un baffo.
Mentre il giardino si riempie di ogni genere di oggetto con destinazione cassonetto, da dentro partono i miei urlacci minacciosi verso i piccoli mostri, che mentre io rassetto disfano, alterano, distruggono, spaccano.
Sbaaan lampada rotta. BASTAAAA fare casino!Ce la fate a stare ferme un secondo??
sdoing, sbam, sdliiishh. BASTAAAA fuori di qui, questa stanza l'ho appena sistemata!
Mamma il piccolo mostro ha allagato il bagno! FERMAAA. Non la devi infilare la carta igienica nel bidet!
scrash, scrash. Mamma il piccolo mostro sta lanciando i vasi dalla terrazza! LA SMETTIIII??? N-O-N S-I F-AAAA.
scrash, scrash. Mamma il piccolo mostro sta lanciando di nuovo i vasi dalla terrazza! BASTAAA, Vi taglio la testa e me la mangio!
Bastaaaa, vado via e non torno piùùùù.
Bastaaa, vi uccidoooo.
Va bè, si fa per dire, ovvio.
Poi non so, sul cancello dei vicini è misteriosamente comparsa una catena con un lucchetto. E mi vien da ridere e anche un po' da piagne.
Allora, io ho il gusto di una zingara stanziale, e le mie figlie sono degne principesse ereditarie, ma ogni tanto avverto l'esigenza risalire la montagna di pattume e respirare aria nuova.
Diventa ragione di vita fare piazza pulita di tutto quello che mi capita sotto mano.
Con i piccoli mostri fra i piedi l'operazione prende quel non so che di trasloco degli unni, che in confronto i risanamenti delle baraccopoli ci fanno un baffo.
Mentre il giardino si riempie di ogni genere di oggetto con destinazione cassonetto, da dentro partono i miei urlacci minacciosi verso i piccoli mostri, che mentre io rassetto disfano, alterano, distruggono, spaccano.
Sbaaan lampada rotta. BASTAAAA fare casino!Ce la fate a stare ferme un secondo??
sdoing, sbam, sdliiishh. BASTAAAA fuori di qui, questa stanza l'ho appena sistemata!
Mamma il piccolo mostro ha allagato il bagno! FERMAAA. Non la devi infilare la carta igienica nel bidet!
scrash, scrash. Mamma il piccolo mostro sta lanciando i vasi dalla terrazza! LA SMETTIIII??? N-O-N S-I F-AAAA.
scrash, scrash. Mamma il piccolo mostro sta lanciando di nuovo i vasi dalla terrazza! BASTAAA, Vi taglio la testa e me la mangio!
Bastaaaa, vado via e non torno piùùùù.
Bastaaa, vi uccidoooo.
Va bè, si fa per dire, ovvio.
Poi non so, sul cancello dei vicini è misteriosamente comparsa una catena con un lucchetto. E mi vien da ridere e anche un po' da piagne.
domenica 3 agosto 2008
Ho un maledettissimo mal di gola, ma questo non importa. Quello che importa è che devo dire qualcosa, ma non so cosa. Continuo a pensarci e mi fonde il cervello oltre che la gola, ma niente, non partorisco nulla.
Sono 2 mesi che soffro di mal di gola allucinanti.
Il mio medico che in 34 anni mi avrà visto si e no 5 volte, vedendo che adesso faccio concorrenza alle vecchine del paese che frequentano l'ambulatorio medico alla stregua di un barino o di un bocciodromo, ha detto che è l'ora che dica quello che ho da dire.
Il mio medico è uno di quelli che sarebbero alternativi potessero.
Ha studiato reiki e omeopatia, al collo ha una collanina africana, è sempre disponibile e sempre pronto ad una chiave di lettura profonda.
Purtroppo la sua passione trova scarso sfogo nell'utenza canuta da ospedale geriatrico con cui ha a che fare quotidianamente. E quando può si sfoga.
Insomma, dicevo, l'ultima volta che sono stata da lui per l'ennesimo mal di gola, mi ha istruito riguardo ad un paio di cosette.
Il chakra della gola è quello della comunicazione, non so se lo sapete.
E, in soldoni, se io ho sempre una gola che fa paura, con tonsille che sembra abbiano figliato, tanto sono gonfie e strette in quell'angusta cavità, insomma se sono così spesso in queste condizioni malaticce, vuol dire che qualcosa deve uscire fuori e non ce la fa.
Dania ha qualcosa che non riesce a comunicare. Idee, sentimenti, tensioni, chissà cosa sarà.
Qualcosa deve uscire, dopodichè la mia goletta sarà talmente sana da poter far la pubblicità di sanagol.
Ma non sarà la frescata di ieri? Ero sudata... - azzardo.
Macchè, quella è il pretesto, la realtà è un'altra. Insomma, Dania, di' quello che devi dire, suvvia.
Oh, a me non viene in mente nulla. E ora mi sta anche venendo mal di testa.
Appena mi viene, però, ve lo dico subito.
Sono 2 mesi che soffro di mal di gola allucinanti.
Il mio medico che in 34 anni mi avrà visto si e no 5 volte, vedendo che adesso faccio concorrenza alle vecchine del paese che frequentano l'ambulatorio medico alla stregua di un barino o di un bocciodromo, ha detto che è l'ora che dica quello che ho da dire.
Il mio medico è uno di quelli che sarebbero alternativi potessero.
Ha studiato reiki e omeopatia, al collo ha una collanina africana, è sempre disponibile e sempre pronto ad una chiave di lettura profonda.
Purtroppo la sua passione trova scarso sfogo nell'utenza canuta da ospedale geriatrico con cui ha a che fare quotidianamente. E quando può si sfoga.
Insomma, dicevo, l'ultima volta che sono stata da lui per l'ennesimo mal di gola, mi ha istruito riguardo ad un paio di cosette.
Il chakra della gola è quello della comunicazione, non so se lo sapete.
E, in soldoni, se io ho sempre una gola che fa paura, con tonsille che sembra abbiano figliato, tanto sono gonfie e strette in quell'angusta cavità, insomma se sono così spesso in queste condizioni malaticce, vuol dire che qualcosa deve uscire fuori e non ce la fa.
Dania ha qualcosa che non riesce a comunicare. Idee, sentimenti, tensioni, chissà cosa sarà.
Qualcosa deve uscire, dopodichè la mia goletta sarà talmente sana da poter far la pubblicità di sanagol.
Ma non sarà la frescata di ieri? Ero sudata... - azzardo.
Macchè, quella è il pretesto, la realtà è un'altra. Insomma, Dania, di' quello che devi dire, suvvia.
Oh, a me non viene in mente nulla. E ora mi sta anche venendo mal di testa.
Appena mi viene, però, ve lo dico subito.
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