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Corinnaria
Sono solo un Blog: demodé per definizione, inutile per costruzione.

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Le vent se lève! . . . il faut tenter de vivre!








giovedì 31 luglio 2008

Rispondete, sinceramente.

La conoscete Florence Flower?
...
N0? Ma coooome no???

La conoscete Claudia Rossi ?(non la pornostar, seppure lei asserisca di gradire la confusione dell'omonimia)
...
N0?? Ma coooome no???

Ecco, da ieri io le conosco e quindi, vien da sè, le evito.
Ora vi racconto.
Ieri pomeriggio, a seguito di opportuna richiesta inoltrata alle competenti autorità con il dovuto anticipo, sono riuscita a sbolognare i piccoli mostri e a concedermi un pomeriggio free of momworks.
La scelta era fra: attività risolleva animo, attività risolleva mente, attività risolleva fisico, attività risolleva look, attività risolleva qualcosa a caso basta che risollevi.
Mi dirigo fiduciosa verso la Versiliana dove al caffè era previsto un incontro dal titolo: W le donne: poesie, romanticismo e illusioni dell'universo femminile.
Oh si, è proprio quello di cui ho bisogno: un po' di poesia.
Arrivo al parco intorno alle 18 e prendo posto ad uno dei tavoli liberi. Nell'attesa che arrivino gli ospiti e il conduttore e inizi l'incontro vien da sè che ti guardi intorno per dare un' occhiata alla tipologia di convenuti.
Età media 94,6 anni.
Ellapeppa
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Crinoline e chignon a gogò: le aristocratiche nonne si sono messe in ghingheri per il salotto bene.
Ma procediamo con ordine.
Il conduttore: Paolo Ruffini. Brillante, simpaticissimo con quella cadenza livornese che io adoro.
Dè, Livorno Dania scelll'ha nel cuòòre.
Entra e cerca di rianimare il pubblico narcolettico. L'operazione è impossibile, ma lui è assolutamente degno di nota.
Confesso la mia ignoranza TOTALE.
Io manco sapevo chi fosse, invece ne fa assai, guardate qui.
Rimedierò.

Le ospiti.
Florence Flower - Mara Maionchi - Katia Beni - Claudia Rossi.
La prima.
Mai sentita nominare, ma io si sa, non faccio testo. Mi riferiscono però che a cercarla su internet non esce fuori niente. Già questo è degno di nota: perfino digitando il nome di mio padre, pensionato sessantenne, escono diversi risultati. Invece per Florence Flower, che si affaccia spavalda dalla terrazza degli scrittori neoemergenti con un libro dal un titolo che è tutto un programma, La tentazione, nessun risultato. Singolare. Quantomeno.
Ad ogni modo Paolo Ruffini le chiede di parlarci un po' di queste tentazioni che ha descritto nel suo libro.
Ehhhhh.... non può svelare troppo, esordisce un po' ambigua.
Il libro è forte, non si racconta... (sospensione allusiva).
Già a vederlo si capisce tutto. - dice - Qua in copertina questa donna con la faccia d'angelo e poi dietro così, c'è questa figura maschile. Segue un discorso difficilmente intelligibile.

No un attimo, si capisce tutto, ma io un c'ho capito nulla! esplode Ruffini.

Lei riprende e cerca di spiegare, con parole sue, l'essenza intrinseca del suo libro.
Per farlo, affinchè si capisca bene, ripete più volte che lei viaggia 300 giorni all'anno perchè scrive guide turistiche e le cose le deve vedere bene.
Che c'entra lo sa lei.

Ok, dice Ruffini, ma un esempio di tentazione?

z'è (accento bolognese, romagnolo o vattelappesca) questa, ad esempio. Che z'è una donna che esce da lavoro e passa davanti ad una vetrina e vede un paio di scarpe di camossio con una bocca stampata dietro (reale pesso della collezione di Valentino dell'anno passato). Le vorrebbe, ma non può permettersele per il presso.

Ah, fa Ruffini un po' deluso, ma son queste le tentazioni?! Tipo scegliere fra le mele rosse e gialle al mercato!
Sperava, forse, in qualcosa di più interessante.

Segue la lettura di un suggestivo brano tratto dal suo libro.

Lei è in spiaggia, lui è un bagnino.
Lei ordina un vino che non le piace.
Lui apre e chiude gli ombrelloni.
Si guardano e
chi vivrà vedrà. Non z'è gusto se svela la fine..

La quarta. Modella e autrice del libro Prometterla a tutti e non darla a nessuno.
Solo un paio di scambi significativi:

P.Ruffini: Allora, parlaci un po' di questo tuo libro dal titolo così provocatorio.

C.Rossi: Eh, si.....Perchè tutti..... credono.... che se una è bella...... non può essere intelligente..... Per me..... è sempre stato un limite,.......perchè..... per dare prova della mia mente........ ho sempre dovuto faticare il doppio........

P.Ruffini: Allora, ci racconti una delle volte in cui l'hai promessa e non l'hai data?

C.Rossi:...hmm...Bè.... adesso non mi viene in mente niente....... magari..... se nel corso dell'incontro...... mi viene in mente qualcosa...

O poffarbacco. Amnesia emotiva?

Mara Maionchi e Katia Beni.
Spettacolari. Un portento di simpatia naturale la prima.
Una grande comica la seconda. Anche lei ha provato a prometterla, dice al pubblico ("che siete venuti con la gita delle pentole?"), ma l'han denunciata per minacce. Arrivata a questi punti, poi, dice che ha provato anche a lanciata tipo frisbie, ma che, un capisce perchè, gl' è sempre ritornata indietro tipo boomerang.
Sempre parlando di avvenenza, le nostre mamme un ce l'avevan questi problemi- dice.
Gl' eran più fortunate: l'eran in competizione con Marilin Monroe, ma a un certo punto oplà il problema e s'è risolto da solo, gl'è morta...
Noi a fa' i conti con queste qui che un cedan mai: ma a Demi Moore, una caldanella, un gli viene mai?
e a Madonna, un colpetto della strega?, con tutti que' balletti, un ci starebbe miha male...
E un parlate alle donne di vecchiaia poi, un si po'.
Oggigiorno si chiama CRESCITA.
Un si dice più 'Tu invecchi', si dice 'tu cresci' .
Oh bene..E se incontro Rita Levi Montalcini per la strada o che gli devo dire?
"Oh bellina, come tu se' diventata grande!" Cresce a vista d'occhio, questa figliola!
Divina.

Mi ci volevano un paio d'ore così.
E anche voi, mi raccomando, leggete
Prima o poi casco
, di Katia Beni e Fabio Genovesi, ed. Sassoscritto.
Se non andavo da nessuna parte, come ho fatto a sbagliare strada? dice la quarta di copertina.
La frase della mia vita.



E' arrivato il caldo. Lo volevamo? No, ma è arrivato lo stesso.
Ieri sera mi rigiravo nel letto come un'anguilla, il Mancio anche. Io in senso orario, lui antiorario.
Che ansia.
A un certo momento mi sono alzata e mi sono messa al computer. Se non devo dormire, tanto vale.
Non faccio in tempo a connettermi che plin, arriva un messaggio da un mio ex studente su msn.
-Sera prof. come va?
-Bene, tu?
La prende alla larga.
-Benissimo!Ha più sentito nessuno di classe nostra?
-Si, tizio, caio, sempronio...
-Ah, ma delle femmine?
(ahahah il termine la dice lunga)
(ahhhh!Mi sovviene che già un po' di tempo addietro il tipo mi aveva chiesto se secondo me una ragazza delle 3 che sono in quella classe può farcela a settembre. Così, era tanto per sapere)
-No.
-Ah, ma ce l'ha il contatto di msn?
-Guarda, la 1 e la 2 non hanno msn, la 3 penso di si, ma non ho il contatto.
-Potrebbe vedere se lo trova?
(IO? Ma tu sei uno della sua classe, non sarebbe più facile per te!?!)
-Ah si, vedo che posso fare.
-Grazie! Grazie mille! Ora stacco, notte. offline


Ah bè...vedi, ci teneva a sapere come vanno le cose alla sua prof.

(E ora a chi lo chiedo il contatto della 3?
Filippetti, compagno del tipo.
Mah. Mi sento sfigata io per lui.

Ah, senti Filippetti, che me lo daresti il contatto della 3? No, sai ci volevo fare due chiacchiere...
hmmm....

Ah, senti Filippetti, ma non è che c'hai il contatto della 3? E' un po' che non la sento, non vorrei che fosse morta.....
hmmmm....

Ah, senti Filippetti, ma la 3, che fine ha fatto? Hai il contatto? Vorrei darle dei compiti extra per l'estate....
HMMMM....

Ah senti Filippetti, mi serve il contatto della 3.
Il tipo si sta sfinendo nella solitudine della sua comeretta.
Cerca aiuto dalla sua prof. di mate nel mezzo di una notte d'estate.
Non so, se ti sembra normale.
Ti prego recuperamelo.
......ok.)

Che tenerezza, però...

mercoledì 30 luglio 2008

Insomma, volevo farvi partecipi di questa bella cosa: che ieri, dopo 15 anni ho incontrato in spiaggia Darker.
Ero seduta cercando di tenere a bada i piccoli mostri e da lontano, con la mia vista felina, ho individuato questa sagoma che somigliava al Darker della memoria.
Sarà lui, non sarà lui. Sarà lui, non sarà lui. Se non avesse fatto cenno con la mano sarei ancora lì a chiedermelo.
Ehi che bello! Dopo così tanto tempo!
Ho due figli! - già sai.
Ho due mostri! - già sai.
Mi son messa a insegnare! - già sai.
Questo è il Mancio! - già sai.
Non ho più l'orecchino! - già sai.
Ok, parliamo di te.
Adoro Internet, però certe volte un po' mi sgomenta.

martedì 29 luglio 2008

Taaa daaan: NEW LOOK.
Ditemi se non è poesia, questa qui.

lunedì 28 luglio 2008

Ieri sera siamo stati in piazza a vedere una rappresentazione teatrale di Pinocchio. Carina, molto suggestiva con i movimenti del burattino scanditi dai suoni di uno xilofono, il palco tutto nero con le fiaccole accese e disposte lungo tutto il perimetro. I piccoli mostri erano incantati ed io e il Mancio ci siamo rilassati un'oretta.
Nell'arietta fresca della pineta, gustandosi le scenette di Pinocchio e Mangiafoco, Dania ha preso la sofferta decisione di togliersi l'orecchino dal naso. Definitivamente, Credo.
Nel tempo il piercing al naso ha assunto lo stesso significato, nè più nè meno, di quello del tappeto etnico di Stefano Accorsi ne L'ultimo bacio. Non so se vi ricordate. Una specie di coperta di Linus della terza età.
Messo a fuoco questo aspetto era da un po' che Dania guardava con sospetto la pallina d'argento che troneggiava sul suo naso.
Ieri la svolta decisiva, dopo che Dania ha vista riflessa la sua immagine nello specchio di un negozio. Sussulto di repulsione, moto di disgusto, e non potendo liberarsi di altro, suo malgrado, Dania ha fatto fuori l'orecchino e au revoir memento di giovinezza sbiadita.

L'orecchino era comparso sulla mia faccia nell'estate del 2001, dopo 6 anni di training autogeno. La mia amica Ele aveva detto che non conosceva nessuno che si fosse messo l'orecchino al naso a 27 anni. Ma io avevo dovuto, tramite training autogeno appunto, superare tutto l'imbarazzo derivante dall'importanza del mio naso, acquisendo la fondamentale consapevolezza che al mondo non poteva fregare di meno del fatto che io avessi o meno il piercing e di quali fossero le dimensioni del mio naso. Un certo egocentrismo, ma in versione negativa insomma.
Fino a 10 anni la questione dimensione-esistenza-naso non aveva costituito un problema: vivevo felice e spensierata la mia infanzia senza dare all'organo facciale altra importanza se non quella olfattiva.
Poi a scuola arrivò una bambina, tale Cosetta, che aveva un nasino piccolo piccolo, alla francese, che veniva dalla città e che aveva già fatto mille esperienze, esperienze che noi ci sognavamo, aveva già anche baciato un bambino sulla bocca e per questo e non solo si era imposta come leader della classe e godeva di rispetto e di ammirazione totale.
Un giorno mi disse, senza che nessuno le avesse peraltro chiesto l'opinione, con un candore tipico da amica sincera pensai, tipico da stronza penso, che il mio naso non era osceno, solo aveva quella sporgenza lì che, insomma, era antiestetica.
Da quel momento le cose cambiarono. Niente fu come prima. Seguirono giorni di sgomento, nei quali, alla stregua di Pirandello, iniziai a chiedermi chi altro si fosse accorto prima di me di quanto fosse brutto e sgraziato il mio naso e di conseguenza ad ammorbare tutti con la pretesa di un'opinione al riguardo. Ricordo gli specchi del gabinetto di mia nonna orientati e fissati ad ore per acquisire la piena consapevolezza del problema, per scrutare impietosa e piena di odio la mia nappa tridimensionale. I milioni di fogli con la sagoma del mio naso riprodotta seguendone con la penna il profilo tipo normografo facciale.
La linea di confine ridisegnata con la matita nera per vedere l'effetto del mio profilo con un'altra forma.
Qualcuno cercava di consolarmi Dania, sei una bella bambina, dai.
Peggio. Li odiavo. Ma non vedete il naso? Siete ciechi?
E non vi dico gli anni dell'adolescenza. Insomma, si fa presto a dire ti sei messa l'orecchino a 27 anni. Certi traumi non si superano mica così, in un attimo. E ancora grazie a Cosetta.

domenica 27 luglio 2008

Sono gli ultimi giorni di mare.
Un po' mi dispiace, perchè stare in spiaggia la sera verso le 7 ha qualcosa di divino, è l'anticamera del paradiso terrestre. Poche persone, la brezza di mare, il sole che tramonta all'orizzonte.
Un po' sono contenta perchè ad agosto c'è una ressa in spiaggia che toglie il respiro, gli ombrelloni diventano ancora più appiccicati e ti costringono a una comunione di beni forzata con i vicini che non sempre è gradevole per una misantropa as I am. Come ti muovi inciampi in ogni genere di cose: teste umane che hai scambiato per giochini dei piccoli mostri, gambe estranee che si protraggono e si distendono alla ricerca di relax, sedie a sdraio troppo vicine, asciugamani altrui.
Gli odori si confondono, sudore, deodorante, creme solari.
La sabbia si leva in aria al minimo spostamento avvolgendo tutte le cose tipo nube tossica.
I tuoi discorsi perdono la prerogativa di essere tuoi e diventano nostri, di tutti.
Meglio fare altre cose.
Una passeggiata in montagna, le attività della Versiliana, i lavoretti della lista.
Ecco, qui casca l'asino.
Vado matta per le liste. Metto in lista tutto ciò che è possibile: la spesa, i cd, i dvd, le password, i numeri, i lavoretti. Il Mancio quando mi vede sull'orlo di una crisi di nervi mi suggerisce: fatti una listina. Forse ci starebbe bene Freud.
Ma la lista delle liste è quella dei lavoretti. I lavoretti da fare, per la casa, o in generale, le cose da comprare che non rientrano nella lista delle spesa (o che entrano in tutte e due).
E poi zac, quando si procede all'espletamento di un punto della lista, il godimento sovrumano di cancellare la voce, zzziiiiic, con colpo di evidenziatore. Ahhh. Che godimento.
Il problema è che ciò avviene rarissimamente perchè Dania è pigra, ma pigra, ma aiutatemi a dire pigra.
Ho appena riaperto gli occhi dopo una pennica riconciliatrice insieme ai piccoli mostri.
Il tempo è grigio cangiante al sereno.
In testa continua ad andare Freddy Mercury
Empty spaces, what are we living for
Abandoned places,I guess we know the score
...
On and on, does anybody know what we are looking for...
Whatever happens, I'll leave it all to chance
Another heartache, another failed romance
On and on, does anybody know what we are living for ?
...
I guess I'm learning (I'm learning learning learning)
I must be warmer now
I'll soon be turning (turning turning turning)
Round the corner now
Outside the dawn is breaking
But inside in the dark I'm aching to be free
The show must go on The show must go on

Mi dicono che dovrei stilare una lista di link ai siti che visito costantemente. Farollo.
Al momento mi balzano in mente solo quelli che sconsiglierei. Ma pare brutto scrivere non andare lì, nè lì nè lì. Dio ti salvi dal cadere là, là e là.
Evitate Daniuccia! E' la noia mortale!
Non mi piacerebbe vederlo scritto. Non si fa, dai.

sabato 26 luglio 2008

Intuizione di una cinquenne

Stamani in macchina vedendo che estraevo dalla borsa la boccetta dei Fiori di Bach e spruzzavo le famose quattro goccine sotto la lingua il piccolo mostro primogenito mi ha chiesto:
"Come mai prendi la medicina, mamma? Che malattia hai?"
"Come una malattia, perchè?"
"Prendi una medicina, allora hai una malattia. Dove sei malata?"
"Ai nervi, amore, li ho tutti allentati."
"I nervi? E cosa sono?"
"Sono quelli nella testa, no?" (Diamine che risposta. Mi chiedo come possa essere minimamente esaudita la sua curiosità da una risposta come questa.)
Silenzio.
"Sai mamma, succede a tutte le mamme che hanno bimbe cinquenni."
"Cosa?"
"Si, quando una mamma ha una bimba di 5 anni le vengono le crollature."
"Le crollature?"
"Si, succede a tutte, non ti devi preoccupare."
"Ah. Ma cosa sono le crollature?"
"Sono quando tutte le cose iniziano a crollare, no?"
"Ah..e dove ce l'ha la mamma le crollature?"
"In testa, no? Ma poi passano e ridiventa tutto liscio per benino."
"Ah, ok. E come si fa a far tornare tutto liscio e a far sparire le crollature?"
"Niente, passano da sole."
"Ah. Meno male."
"Ma ce le hanno tutte, non preoccuparti."

Sono isterica. Mia figlia se n'è accorta. Ma posso tranquillizzarmi: ce l'hanno tutte le mamme e passa da sè.

venerdì 25 luglio 2008

Ieri pomeriggio ho accompagnato piccolomostroprimogenito alla festina di compleanno di A., fratello minore di T., figlio dell'Amica.
La festina ha avuto luogo in un parco giochi al limite del pulcioso, che però ha i gonfiabili e un giochino acchiappa citrulli nel quale i bambini lasciano ogni volta decine di euro cada uno, rincorrendo l'impossibile sogno di vincere un pallone che potrebbe essere comodamente acquistato all'esselunga per pochi euro. I bambini adorano il parco giochi pulcioso.
Piccolomostro primogenito si è scofanata una quantità industriale di pasticcini alla panna, di pizzette e di focaccine. Ha saltato come un grillo sui gonfiabili e non ha perso una decina di euro al giochino mangiasoldi, per cause di misteriosa comprensione. E' caduta rovinosamente inciampando sui resti di un tronco d'albero malamente abbattuto al centro dello spazio giochi, ha sputato al vento la pizzetta che stava ciancicando, ha scoppiato il palloncino che le era toccato in dono, ha pianto, si è asciugata il naso ai miei pantaloni.
Io ho cordialmente conversato con le mamme degli altri bambini, discorso degli argomenti cari alle madri, insultato come obbligo di routine le maestre per la mole di compiti estivi che appioppano, rimpianto assieme a loro la spensieratezza di un tempo che fu.
Piccolo mostro primogenito ha portato in regalo al festeggiato un'inquietante versione di power ranger tira pugni e calci. Il festeggiato ha gradito il presente e non l'ha mollato un attimo. Ha passato il pomeriggio a mostrarlo a tutti i convenuti spiegando loro entusiasta: Palla! (*parla)
Nessuno si è esposto a contraddire il festeggiato. Qualcuno mal interpretando la locuzione del piccolo festeggiato e rimanendo in modalità noninlinea ha gioito con lui:"Ti hanno regalato una palla? Ma è bellissima!" . Il piccolo festeggiato era felice.
Verso la fine del pomeriggio, piccolomostro primogenito, diligente seguace di verità, ha deciso che era l'ora di aprire gli occhi al piccolo power ranger. Non parla, tira calci e pugni - piccolo mostro primogenito ha sbattuto l'amara realtà in faccia al piccolo festeggiato.
Il padre del piccolo festeggiato, presagendo strepiti e grida di dissenso, ha assunto l'espressione impanicata di chi vorrebbe in un istante scomparire dalla faccia della terra. Il piccolo festeggiato ha però chiuso la faccenda in un attimo, girando i tacchi e dichiarando "calcio io do a lui."
Finito l'effimero amore per il power ranger. Anche questa è poesia, direbbe Cocciante.

Nel frattempo, oggi è prevista per le ore 10 la riunione con le sfortunate maestre del nido a cui approderà in settembre il piccolo mostro. Io sono presa dal dilemma se sia meglio avvisare anzitempo le sfortunate maestre o tacere omertosa.

giovedì 24 luglio 2008

Navigo. Dalle 5 sono in piedi, anzi seduta al pc, in front of, a navigare senza meta.
Ragazzi, dovreste aggiornare i vostri blog.
Alle 5. Di solito la sveglia suona alle 6, ma stamani l'ho anticipata perchè avevo bisogno di recuperare le ore di ieri. Adoro alzarmi la mattina presto, sentire il contrasto del freddo dell'alba sul tepore del corpo, bere il caffè con calma, essere avvolta dal silenzio notturno che a poco a poco si rompe con un rumore di campane, un rumore di tacchi che escono di casa e salgono in auto, di un'auto che si avvia, del traffico delle persone che si recano al lavoro. Iniziano una nuova giornata, chi stancamente, chi con più energia, chi aiutandosi con una sigaretta. Ognuno riprende le fila di quello che ha abbandonato la sera prima, quando ha chiuso gli occhi su tutto quello che appartiene alla sua realtà, lasciando il mondo a sbrigarsela.
In casa c'è un'insolita quiete. Il piccolo mostro dorme, nel suo lettino. Ogni tanto mugugna perchè anche di notte non perde il vizio di rompere i maroni, si sa mai vi rilassaste.
Mano!. Eccola. No, no, attra! Eccola. No, no, batta! ?Hmm Mano! Tutte! Eccole tutte e due.
Il piccolo mostro primogenito ha chiesto asilo politico nel lettone e adesso dorme accanto al Mancio e russa quanto e più di lui. Durante la notte si agita e scalcia, si mette a 180°, occupa tutto lo spazio disponibile, sogna, litiga, ha tanta sete, ha fatto un brutto sogno, ha freddo, ha caldo. All'alba si placa, è domata.
I cani dopo un primo momento di feste, uno sbatte la coda, uno mi porta trionfale una ciabatta, hai visto, eh? mica bau bau micio micio, si riaccucciano a dormire.
Prima di accoppiarmi, la mattina presto verso le 6 andavo in spiaggia a camminare. La sensazione era impagabile, l'odore di salmastro, la solitudine, il rumore del mare, il sole dalle montagne.
Adesso navigo. Sono momenti diversi della vita. Ma adesso come allora ho bisogno di queste due tre ore di solitudine per staccare e riavviare il sistema, per ricaricarmi.
A volte sto in internet, a volte pulisco con lo zelo di Biancaneve, a volte annaffio le piante, a volte resto nel letto a guardare il soffitto, a pensare al niente o a leggere.
Per me sono momenti vitali. Se capita che l'ingranaggio si inceppi e che per un motivo qualsiasi mi svegli insieme ai piccoli mostri o loro con me, tipo ieri, la mia disposizione alla vita si eclissa, il mio umore diventa bilioso, la giovialità si offusca, il girapalle è alle stelle.
A.A.A lavoro cercasi.
Ahimè, ahinoi, mi pare di capire che sia cosa saggia rimettersi per l'ennesima volta sulla piazza del mercato del lavoro.
Nostra Signora del Foro, nella quale noi poveri illusi abbiamo riposto, a ragione come no, le speranze 'è giovane, si sa mai che abbia qualche idea buona per la scuola' ha finalmente partorito l'ideona che ci salverà dai playout con la Corea in quel dell'istruzione: il grembiule!! yeah!
Chissà perchè quei tontoloni dell'ex governo non ci hanno pensato! Eppure si sa che le idee vincenti nascono da apparenti banalità.
Grande, grande, grande Avvocato! Vedi che avevamo ben sperato?
Oh, finalmente il ritorno del grambiule nero (o blu, o rosa, o bianco, i dettagli dell'acuta manovra non sono ancora stati divulgati. Attendiamo fiduciosi! yeah!)
Nel frattempo, incidentalmente, nell'aula verranno stipati con il loro bel grambiulino 40-50 ragazzini, che speriamo non sviluppino i comportamenti psicotici che le galline potenziano nelle gabbiette anguste degli allevamenti intensivi. Ma no, dai. I nostri ragazzini sono esseri superiori alle galline, e poi non hanno mica le piume, non possono staccarle nervosamente gli uni agli altri per darsi delle beccate nella capoccia. No, dai. Vedi che è una buona idea?
E poi, anche per loro, papponi di compagni riciclati, si sa la scuola è sul collasso, non si butta via niente.
E quelle idiozie sull'individualizzazione dell'apprendimento con cui ci han gonfiato il cervello? Idiozie, appunto.
E il custode dell'allevamento, cioè scusate il prof.? Anche lui col suo bel grembiulino sarà très chic, glamour a duemila, e che importa se incidentalmente sarà sui settanta, mediamente eh, e magari infilerà i bottoni nelle asole sbagliate o si addormenterà durante le operazioni giornaliere. In fondo quel che gli chiediamo è di tenere a bada dei mocciosi, sarà pure in grado di ricordare dei nomi e riconoscere dei visi, no?
E infatti oplà via la formazione dei docenti. A che diamine serve quando si ha un grembiulino nuovo nuovo?
E le migliaia di precari che aspettano di entrare? Ma no, per loro niente grembiulino, si rassegnino. Non c'è posto per tutti, diamine, è così difficile da capire?
Le lunghe liste hanno scocciato. Sono più noiose del loro nome: GRADUATORIE AD ESAURIMENTO. Ma come si fa, eddai.
Forza, bruciamole (bruciamo anche loro, questi precarichenoiachebarba, già che ci siamo) e l'anno prossimo nuovi concorsi! yeah! per trovare altri aspiranti custodi, che per loro il posto si trova. Non fa una piega. Il grembiulino, forse.

Insomma, dicevo: a me il grambiule sta da cani. Un sacco di patate fa più bella figura.
E quindi, è chiaro come il sole. Mi devo defilare, eclissare, S-C-O-M-P-A-R-I-R-E.
Mi propongo per: collaborazioni domestiche (in quelle sono un asso), blogging, internet navigation... e poi.... hmmm. Va là, mando il curriculuN?
Indirizzi utili?

martedì 22 luglio 2008

Ad oggi.

DATO DI FATTO
Due giorni fa. Andando a recuperare la macchina al parcheggio, uscita da scuola, mi sfreccia davanti, in motorino, M., coetaneo, corso parallelo al mio al liceo, corso parallelo al mio all'università.
Ci scambiamo un' occhiata. Sguardo apatico, viso imbalsamato. Nessun cenno di saluto.
Oggi. Aprendo la casella di posta leggo la richiesta di amicizia di M. su facebook.
Le occhiaie e lo stile confuso e trasandato di Dania inibiscono lo scambio sociale de visu.

NOVITA'
Il piccolo mostro è stato ammesso al nido. Il piccolo mostro risponde contento alla domanda: "dove vai amore a settembre?" "ailo!"
Maestre e educatrici, godetevi l'ultima estate in sanità mentale.

ESIGENZE
Io e il Mancio in 5 anni di vita post-riproduttiva abbiamo riassaporato la spensieratezza della vita di coppia senza figli nelle seguenti circostanze:

*il 3 febbraio 2005, quando il piccolo mostro primogenito, ancora figlio unico, è stato condotto a messa da nonna D. e noi abbiamo potuto godere di una passeggiata mano nella mano per le vie del paese;

*in 2 occasioni distinte, dalle date non annotate, a comprare mobili e scegliere suppellettili all'IKEA, paradiso delle donne, inferno degli uomini.

Tutte le altre opportunità sono state sistematicamente boicottate dai piccoli mostri a suon di malattie, febbre a 40°C, diarree, setti nasali spaccati, varicelle, broncopolmoniti, vomito, broncospasmi e , qualora in salute, pianti e crisi isteriche.
Io e il Mancio avvertiamo forte l'esigenza di un'ora d'aria anche se i piccolimostrisonotuttopernoi.

lunedì 21 luglio 2008

Un commento di ieri mi ha riportato alla mente un raro ponte di complicità di un milione di estati fa, o forse due. Chissà se l'altra estremità del ponte se ne ricorda.
Mia madre ci sfrantecava le sacche dicendo:"L'estate non si può stare a bighellonare, bisogna trovare un lavoretto."
Ma come? Siamo state bravissime a scuola, non ce la possiamo godere un po'?
No, i bighelloni non vanno bene.
E allora a mia sorella toccava andare nel negozio dei miei dalle 9 alle 13.00, tutti i giorni.
Per me bisognava inventare qualcosa, che era il primo anno di corvé.
Mi auto-candidai come filippina: la mattina avrei aiutato mia madre nelle faccende domestiche.
Furbissssima. Il lavoro fu vettore di un cazzeggio da paura. Spazzavo distrattamente il salotto e poi guardavo mezz'ora la tv, spolveravo gli infiniti ninnoli posseduti da mia madre e nel frattempo ascoltavo la radio e chiamavo per fare le dediche.
Radio Antenna 43 è la musica che fa per te.
Mi si accese una passione smodata per Roberto, il conduttore dello spazio dediche. Con un nome di fantasia, Ilaria, chiamavo ogni giorno (più volte) dedicando brani al mio inesistente amore Lorenzo.
In radio mi conoscevano tutti. Oh, ecco Ilaria! Ancora per Lorenzo? E certo, per lui e per voi tutti. Per lui e per Roberto, come no. Un saluto a Ilaria, che ha dedicato questa canzone a Lorenzo!
Tutti i giorni, poi, verso le 10.30 passava un mio amico a trovarmi.
Non esitò un attimo ad infilarsi nell'insana passione. Se tu sei Ilaria, io sono Lorenzo.
Sono Lorenzo, volevo dedicare una canzone ad Ilaria. AHHH, finalmente! In radio tutti gioirono. Ti aspettavamo! Felici di conoscerti.
La storia poi si snodò nello spazio del juke box: amore folle, iniziano i problemi, ci siamo lasciati.
Ilaria per Lorenzo, Lorenzo per Ilaria.
Chissà se Lorenzo ricorda.
Radio Antenna 43. Peccato, non esiste più.
Mi riferiscono che dottoressadania accetta di buon grado ricariche telefoniche. Fatevi avanti.
Ieri alla festina di un bambino.
Dania:" E insomma, il piccolo mostro ha iniziato ad infilarsi le dita in gola".
Amica:"Ma le testate nel muro le dà?"
Dania:"No, ancora (?) no"
Amica:" Ah be', allora..."
Dania: smorfia di preoccupazione.
Amica:"Noi siamo al biliardino"
Dania: terrore annidato fra le sopracciglia.
Pare che la fase successiva sia quella delle testate nel muro e quella ancora dopo il piantarsi le stecche del biliardino nella pancia fino a indursi il vomito. Il figlio dell'amica, almeno, ha seguito questo iter.
Dania è sgomenta. Attonita e turbata costringe i piccoli mostri ad andare a casa. Niente bagno in mare, è ora di andare.
Dania e i piccoli mostri procedono mestamente verso casa. La lancetta della temperatura dell'acqua nell' automobile inizia a salire velocemente. Raggiunge la zona rossa. Si accende la spia.
Dania, per risollevare l'umore della comitiva, pensa bene di fare uno scherzetto ai piccoli mostri: "Guarda, piccolo mostro primogenito: la macchina sta per scoppiare!"
Piccolo mostro primogenito: "Ma che, dove?"
Dania:"Si, vedi la spia? E' sul rosso: significa che sta per scoppiare tutto! BUUUUUMMMMM!".
Dania pensa di essere simpatica.
Il piccolo mostro primogenito inizia a gridare:" Noooo, mamma fammi scendere!"
Dania, che non conosce il senso della misura, insiste: "Si, si, scoppia tutto: BUUUUM!". Il piccolo mostro primogenito grida: "Voglio scendere, mammaaaa!"
Dania, suo malgrado, pensa di poterla piantare in un attimo: "Dai, scherzavo!"
Ma ormai la bomba è innescata. "No, no è sul rossoooo! E' accesa la spia! Mamma!"
Il piccolo mostro primogenito afferra bene i concetti e li assimila in un attimo.
Il piccolo mostro si risveglia dal suo insolito torpore e sentendo la sorella, senza sapere di cosa si stia disquisendo, inizia a sua volta a urlare: "Mamma! Mamma!"
Dania: "Dai, scherzavo!"
Piccolo mostro primogenito:"E' accesa la spia! Mamma! Voglio scendere!"
Piccolo mostro: "Mamma! Mamma!"
Dania: "S-C-H-E-R-Z-A-V-O!"
Piccoli mostri:"Mamma! Mamma!"
Le tre giungono a casa, tra urli vari e richieste di abbandonare la carretta.
La ventola della macchina ansima.
Dania considera l'ipotesi di coricarsi all'istante.

domenica 20 luglio 2008

piove, senti come piove

Piove (senti come piove, Madonna come piove, senti come viene giù...uhhh).
Per tutta l'esistenza siamo condannati a riaccendere il motivetto di Jovanotti nella testa tutte le volte che cade una goccia dal cielo, tutte le volte che le piccole particelle d'acqua che dimorano nelle nuvole si aggregano per sopportare il loro stato di alienazione aerea e la soffice coltre della nuvola non riesce a sostenerle e plof se ne libera lasciandole al loro destino deciduo. Tutte le volte che piove. Jovanotti, pensa come l'ha azzeccata.
E invece povero Cristo non riesce a levarsi di dosso il nomignolo che l'ha reso celebre una ventina di anni or sono. Me lo ricordo ai tempi di Gimme five, alright, quando si divincolava in maniera scomposta da una parte all'altra del palco, chiodo rosso, gambe di 3 metri curvate ad O che non rispondevano agli impulsi delle sue sinapsi (o forse erano quelli gli ordini che partivano dal suo cervello?), cappellino e corna con la mano. Tutti dissero E' un fenomeno! E poco dopo E' un demente! E' incredibile la velocità con cui il pubblico cambia idea.
Oh mamma, stasera esco, prendo la moto si, ma senza cascoo, si che sto attento io son mica mattoo
, in effetti...
E conobbe il declino.
Primo concerto della mia vita, Vasco Rossi, anno 1989. L'insieme dei tossiconi presenti, mente ottenebrata dalle canne fumate e respirate (che c'era una coltre di fumo spessa un metro sopra i convenuti e ancora non c'avevano gonfiato le sacche con la storia del fumo passivo e si viveva spensierati, incoscienti, felici), intona "Jovanotti figlio di puttana, Jovanotti figlio di puttana". Così, per gradire.
A me ancora piaceva, Jovanotti, ma non ero ancora così psicologicamente indipendente da tirarmi fuori dal coro dei più. Mia sorella si. Sempre stata una roccia lei. Un passo avanti lei, un passo indietro io. Mi rimproverò, perchè ero una banderuola che andava con il vento.
Io continuai a cantare.
Lei aveva ragione.
Risorto dalle ceneri, sono anni che si firma Lorenzo Cherubini per scacciare i fantasmi di un tempo che fu.
Ma non esiste uno che lo chiami così. Ha anche cercato di confondere le acque con un CD che si chiama Jovanotti, ma che è di Lorenzo Cherubini. Della serie: ti confondo le idee e poi ti induco a credere che quello di cui eri convinto tu era frutto di un errore, di un misunderstanding. C'eravamo capiti male.
Ti rimonto i pezzi del puzzle come voglio io e ti faccio vedere che non potevano incastrarsi in nessun altra maniera.
Niente, siamo troppo furbi.

sabato 19 luglio 2008

Oggi ho il cervello completamente sconnesso.
Incapace di trovare una pulsione che fosse più costruttiva, prima mi sono cercata su google per vedere cosa veniva fuori. Riguardante dania-daniuccia un emerito nulla, per la cronaca.
Ma lo sapevate che esiste un blog famosissimo di tale dottoressadania ? Che si autodefinisce malafemmina, oh là là, e che da più e più parti è consigliato ai maschietti?
Non mi sono inoltrata più di tanto nei meandri del blog, quindi nel caso vi interessi dovrete documentarvi da soli in solitudine. Nell'eventualità, poi, che esso sia di vostro gradimento potrete anche lasciare un piccolo contributo in denaro, se vorrete e secondo le vostre disponibilità (dottoressadania gradirà), che potrete corrispondere comodamente tramite paypal (a che pro non lo so).
Leggendo qualche commento qua e là pare però che il blog sia nato con chiaro intento erotico emozionale, ma che poi, col passare degli anni, l'autrice sia scivolata a riferire frequentemente aneddoti di attualità e di problemi di precariato (tristezza cosmica).
Il motivo è che non legge più Donna Moderna e Cosmopolitan, dichiara.

Va be', nel frattempo ho finito il romanzo di Pulsatilla, Giulietta Squeenz.
Che vi devo dire... carino. Carino, sì, ma un po' deludentuccio. Mi aspettavo qualcosa di meglio. La potenza della scrittura mi sembra un po' sbiaditina. E' ironico, si legge bene, ma che vi devo dire, mi sembrava che La ballata delle prugne secche, che pure rappresentava il soft book per antonomasia, promettesse di meglio. Leggetelo anche voi e poi mi dite che ne pensate.

Dopo questa critica profonda e sostenuta, la vostra Daniuccia adesso si fionda nel letto.
I mostri dormono, e vivaiddio mi vien da dire, e il Mancio è ancora al lavoro. Forse lo rivedrò in settembre con la caduta delle prime foglie.

Prima di tramortire esanime qui, sulla tastiera, ed iniziare a postare una serie di lettere sconnesse e prive di significato

dsadojodissioidjioouiouree lkljkjljsdasdooewr lskdald kkkkkkkkkk òòòòòòòòòòò
(non aspettatevi mai la f e la ù, visto che il piccolo mostro ha delicatamente fatto fuori i rispettivi tasti)

frutto del peso della capoccia sui tasti, ma che so per certo che almeno uno di voi si metterebbe ad interpretare per amore di verità, mi trasbordo en la cama con l'aurea età di Edoardo Nesi.
See you tomorrow.

venerdì 18 luglio 2008

Angeli della disgrazia. Non so se si chiamino così. Azzardo il nome.
E' che mi ricordano gli angeli del turismo: quei ragazzetti che stanno nella capannella di legno, in piazza d'estate, e il cui compito è quello di dispensare indicazioni prive di utilità al turista, il programma della Versiliana e del cinema Giardino, l'orario di chiusura dei negozi.
Ecco. Gli angeli della disgrazia mi sembrano avere analogo compito insulso, invece che in piazzetta al pronto soccorso, invece che per i turisti per i parenti dei poveri disgraziati che sono finiti lì.
Mettete un ragazzo di trent'anni che mentre torna in vespa dal lavoro si sfracella rovinosamente contro il guardrail. Mettete che si fracassa il bacino per l'impatto, che ha delle ferite nella pancia dalle quali esce roba che altro che CSI, solo che è vero, mettete che il volo lo catapulta nel fosso adiacente alla strada, in mezzo alla vegetazione, dal quale non riesce ad uscire e nel quale nessuno riesce a scorgerlo per delle ore. Mettete che la sua ragazza quelle ore le ha passate a cercarlo, senza sapere dove fosse di preciso, perchè lui in stato di semicoscienza è riuscito sì ad avvisarla, con un filo di voce, ma senza saperle dare dei riferimenti precisi. Mettete che quella ragazza dopo aver chiamato i carabinieri, i genitori, il Mancio, lo trova per caso, mentre tutti stanno ancora cercando, grazie alla bici di un bimbetto, a cui si rompe la catena proprio lì, a un passo dal suo uomo agonizzante. Mettete che il suo uomo non si riesce a tirarlo su dal fosso, che la situazione appare subito molto grave, che la vita è in pericolo.
Mettete la ragazza, i genitori del ragazzo, il Mancio, la moglie del Mancio, al pronto soccorso e capite la situazione.
E mettete a questo punto uno sconosciuto, con la maglietta arancione che continua a ripetere frasi insulse "Ahh, ma li vedo tranquilli i dottori quindi insomma..." "Ahh, ma li vedo tranquilli i dottori quindi insomma..." "Ahh, ma li vedo tranquilli i dottori quindi insomma..."
"E certo, l'importante è la spina..." "E certo, l'importante è la spina...""E certo, l'importante è la spina..." e a dare indicazioni prive di fondamento "Ecco questo deve essere lui"
E tutti a guardare speranzosi dal vetro del ps.
"E' quello con le ciabatte...." Macchè ciabatte. E' tanto se ha ancora le mutande.
Ecco, questa maglietta arancione è un angelo della disgrazia.
Con apposito diploma rilasciato in seguito ad un corso, questi signori sono lì, pronti a dare un conforto a chi non lo cerca in loro.
Dopo un rapido giro di domande si capisce che il maglietta arancione non è nè parente nè amico di nessuno.
"Ma levatemi dai coglioni questo qui" E' la frase più signorile che ho sentito dire.
Ma forse è anche questo: alcuni devono convertire il dolore in rabbia per sfogarsi.
E l'angelo della disgrazia è pronto lì, a dare conforto se lo si vuole, a prendere insulti non lo so.
Saranno diplomati anche per questo? Li gratificherà?

Ma un sano volontariato all'antica no, eh?

giovedì 17 luglio 2008

Capitemi.
Il Mancio è una iena: ieri sera hanno perso e prima mancava poco e si fracassava l'osso del collo sulle scale. Colpa mia, avevo annaffiato le piante.
Il piccolo-mostro da ieri si infila le dita in gola: "guadda mamma, guadda!" e DRONK si ferma un attimo prima di rimettere, con gli occhi tutti rossi. E io non devo dirle niente, che lo fa apposta, per attirare l'attenzione. E DROOONK. "Guadda mamma, guadda!". Signoreiddio.
Il piccolo-mostro primogenito è in botta con i cavalli. Passa tutto il giorno a galoppare e nitrire. "hiiii, hiiiii!" E cloppete, cloppete.... "hiii!" A giornate.
Il suocero si è presentato costernato: proprio gli è passato il mio compleanno (2 mesi fa, si rinviene presto). Mi ha portato un presente. Dodici barattoli di passata di pomodoro. Dodici, non scherzo.
E io, io mi faccio di fiori di Bach.
Capitemi.

mercoledì 16 luglio 2008

Dania e l'attività fisica

Ho un mal di testa da paura.
La mia amica alle 8.00 di stamani era già in piena fibrillazione:"Stasera c'è la partitaaaa!" "Ah si e chi cazz..."
"Se vincono loro, così che han perso quelli e se gli altri pareggiano (eh??) siamo in semifinaleeeee!!!"
"Ahhh, ok, va bene, ci vediamo là, al solito."
E io ho un mal di testa da paura. Perchè ieri ho fatto mezz'ora di attività fisica. Rendiamoci conto. Stamani volevo proporre a scuola:
Problema: valuta l'intersezione tra i due insiemi Dania e attività fisica.
Risposta: non hanno punti comuni.
Fine del problema.

Non ci siamo. Ieri sono stata in palestra a sfruttare l'ingresso omaggio vinto da me medesima con una fortunata estrazione alla sagra del paese.
C'era questo prototipo di uomo, capelli brizzolati, fisico asciutto, occhiale lindo, pantaloncini bianchi con scarpe da tennis e calzini di spugna, che cercava di acchiappare i citrulli che passavano. E uno lo ha acchiappato: la Dania, che con il Mancio dietro che insisteva a dire che erano anni che volevo riniziare (chi? io?), che era l'occasione giusta per ricominciare ecc. ecc. , c'è cascata come un'anguilla nella rete.
"Pensa, hanno anche questa nuova disciplina walking, chissà che divertimento!"
Hmm..., ma si, dai, può essere cosa buona e giusta.
E' arrivato il momento di riprendere un po' di attività: salute, benessere e svago. Così dice calzino di spugna.
Non vorrai mica diventare come tua madre? Incalza il Mancio. Si, cioè no, assolutamente no. Allora ok, è il momento di iniziare.
Allora ok, l'attività prevista per il debutto sportivo è questa nuova disciplina, molto cool, fresca novità, introdotta in palestra a giugno, pensa che kiul, chiamata walking.
Vediamo di che si tratta. Sarà carino, penso io.
Peccato che io stia allo sport ancora meno che la cicciona alla dieta.
Dopo aver cercato invano di risolvere l'amletico dubbio vale la pena non mangiare un gustoso pezzo di focaccia con le olive con cocacolina fresca portati dal Mancio per la merenduccia, per trascinare queste stanche membra alla palestra e far ballare le natiche?, arrivo alle 18.10 alla palestra (con il cervello che continua, imperterrito e dissidente, a mandare il segnale negativo: no, la risposta era no, NO!) per la lezione fissata alle 18.20.
Mi reco nello spogliatoio dove becco una collega di scuola che ha appena terminato la sua dose di tortura quotidiana. Che brava, le dico.
Mi cambio e vado nella sala Malibu (sono due sale venice e malibu. Pensa che arida che sono, io le avrei chiamate A e B, dx e sx, ma qui si viene per divertirsi, è tutto molto funny, ha precisato la tipa che mi ha fatto l'iscrizione. Bè, se lo dici tu.).
Nella sala ci sono già alcune persone: una vecchia di sessant'anni, una ragazza di una trentina, un tipo sui quaranta e l'insegnante, che è già incavolata perchè mancano le persone. La colpa è delle 6.20-dice- non ci si fa, manca poco che me li vedo arrivare con lo spazzolone in mano.
Chi? cosa? Boh.
Forse utilizzano un linguaggio sportivo palestrico, che io assolutamente ignoro.
Va bè, a poco a poco arrivano anche le altre persone che si sono prenotate e ci disponiamo nei tapis roulant disposti a mezzaluna di fronte a quello dell'insegnante.
Guardo un po' il display e non vedo nessun tasto on. "Ok,-chiedo al tipo- come si accende?". "Non si accende, vai sopra e andiamo tutti insieme."
No, non mi ha capito. "Come si accende?" ri-chiedo alla vecchia. "Non si accende.-conferma lei- Lo muovi tu con le gambe."
La vedo ardua.
Si inizia. Ciascuno sul suo proprio tapis roulant inizia a sgambettare a suon di musica. Davanti a noi lo specchio, nel quale appaio subito come un animale estraneo alla fauna locale.
Il sapiente Mancio mi aveva consigliato :"Vatti a comprare qualcosa: pantaloncini, maglietta ecc." Ma io: " Seeee, figurarsi, ho tutto quello che serve."
Adesso però il mio completo, maglietta bianca e pantaloncini rossi, risalta in palestra come i giubbetti gialli con le strisce catarifrangenti che ti metti se ti si buca una ruota della macchina nella notte. In palestra vanno il grigio e il nero. Combinati come volete, maglietta grigia con pantalone nero, maglietta nera con pantalone grigio, maglietta e pantalone nero, maglietta e pantalone grigio, strisce grigie su completi neri, sia quel che sia, i colori sono quelli.
Ad ogni modo, si inizia a camminare. Lo walking è questo.
Cammini cammini cammini e l'insegnante, dopo tot minuti, ti fa alzare la resistenza gridando a tutta voce per gasarti "CAMBIAAAAAA".
E tu cambi.
Cammini cammini cammini e non arrivi mai.
Il massimo dell'alienazione.
Ma c'è chi la sente. E tanto. Una tipa faceva foto col telefonino durante la camminata. Mentre io pensavo di crepare lì, secca e dura, lei filmava per simpatia l'insegnante e si lasciava trasportare dalla musica annuendo col capo "si, si, siiii, dai.."
Un' altra faceva cenni compiaciuti all'insegnante e mancava poco che prendesse a calci il tapis roulant perchè non le lasciava incrementare la resistenza.
La vecchia mi dava occhiate compassionevoli, cercando amichevole comprensione a sua volta.
Arrivano le 18.50 e io, tipo i miei studenti a scuola, vorrei gridare: "ehi!! ehiiii" E' suonataaa!" Ma tutti continuano a zompettare, e di conseguenza anch'io.
Quando finalmente finisce, mi doccio e mi appropinquo all'uscita. La tipa dell'iscrizione mi chiede " allora?? com'è andata??" Un disastro.
Mi scoccia ammetterlo, ho paura che si offenda, non è carino. Insomma, sono pur sempre a casa sua...
Ma come al solito non ho capito un cavolo. Il suo viso si illumina, gioisce, gode. E' questa la forza motrice dei palestrati: la sofferenza autoindotta. Benvenuta nel club!

martedì 15 luglio 2008

Plin. Mail.
You've got a new message.

"THE WORLD'S SHORTEST FAIRY TALE

Once upon a time, a guy asked a girl "Will you marry me?" The girl
said:"NO!" And the girl lived happily ever after and went shopping,
dancing, camping, drank martinis, always had a clean house, never
had to cook, did whatever the hell she wanted, never argued, didn't
get fat, traveled more, had many lovers, didn't save money, and had
all the hot water to herself. She went to the theater, never watched
sports, never wore friggin' lacy lingerie that went up her ass, had
high self esteem, never cried or yelled, felt and looked fabulous in
sweat pants and was pleasant all the time. The End"

lunedì 14 luglio 2008

Grandi consensi stamani. Meno male che la mia personale autostima è una roccia.
Col Mancio ci siamo appena incrociati: io tornavo, lui partiva con i piccoli mostri al seguito. "Ciao mostro. Simpatia a palla."
Pare che ieri sera, a cena con tutto il parentado, fossi un gocciolino pesante. Pare che la colpa sia da attribuirsi a mia madre, che santa donna, "tira fuori il peggio di te" dice il Mancio.
Embè, non è una grossa novità, diciamocelo. E se hai impiegato così tanto tempo per capirlo non è che stiamo messi tanto bene.
Mia madre mi fa quest'effetto. Mi innervosisce, mi satura, mi gonfia. E io mi sfogo. Con il Mancio ovviamente.
Dopo questo esordio mattutino non va meglio alla farmacia: Pulsatilla per il piccolo mostro e fiori di Bach per me. "Eh ce ne vuole a sopportarla" dice il farmacista. L'ha capito dai fiori che prendo, dice. Lui li conosce, anche se non ci vuole proprio la scienza a interpretare nomi come Scleranthus e Impatiens. Embè, ma la privacy? E' già passata di moda? Vorrei dirglielo, ma poi do credito alla sua tesi.
"Sant'uomo quello che la sopporta...!" E daje.... va bè, grazie e arrivederci, eh?
Ok, dai, ammettiamolo. E' vero. Meno male che mi sono sbagliata quando ho accalappiato il Mancio.
Si perchè se fossi andata avanti con le mie scelte ponderate e deliberate chissà che avrei acciuffato. Verosimilmente avrei continuato con la sequela di dementi che avevo ben avviato e impinguato.
Il primo della lista, giusto per la cronaca, profondo e riflessivo, aveva due soli pensieri in testa: il calcio e la fica, come amabilmente ricordava a chiunque gli rivolgesse la parola. Era conosciuto in tutto il paese per il suo acume, ma io ci vedevo il principe azzurro sotto mentite spoglie. "Forza juve, forza juve!" "eh eh... che fica, che fica, hai visto, hai visto??"
Il dubbio che non fosse proprio come lo vedevo io, mi venne dopo qualche tempo, dopo aver ricevuto tutte le cattiverie possibili, essere stata lasciata e essere stata messa in mezzo a più riprese. La conversione di rotta decisiva avvenne allorchè, confidando, piangente e sconsolata, al mio amico Andrea le cattiverie del prince charming, scorsi lui, l'amico Andrea, più grande ed esperto di mondo, ridere a crepapelle rigirandosi sul pavimento e tenendosi la pancia.
Bè, ok, le sparava grosse, ma non era tanto carino nei miei confronti sbellicarsi così.
Comunque, almeno capii.
Dopo questo, vari flirt di cui quello col sosia di Michael Jackson è degno di nota. Ohi, io impazzivo quando ballava, anche se poi la conversazione si esauriva in tutte le possibili declinazioni e coniugazioni di stokare, alle volte usato come sostantivo alle volte come verbo, me lo stoki, questo stoko, lo devi stokare, stoka sta minchia e così via. A essere onesta un po' ero preoccupata anch'io, non solo mia madre, tanto che chiesi consiglio al prof. di educazione fisica, che era uno psicologo, un giorno mentre andavamo in palestra. Metta caso che una ragazza per ipotesi così, così, cosà (ero io) che va con un ragazzo per ipotesi così, così e cosà (era Michael Jackson), lei che ne penserebbe?. D'obbligo il condizionale, vista la fantasia dell'ipotesi. Penserei che qualche problema questa ragazza ce l'ha, fu la risposta. Ah...ok.. meno male che era solo un'ipotesi.
L'ultimo della lista, giusto per la cronaca, fu il karateka.
Questo era un osso duro. Non cedeva. Io continuavo con sorrisi e sorrisini e, veloce come un razzo, mi piazzavo dietro di lui quando venivano fatte le coppie per gli esercizi di kumite, ma lui, diavolo, non voleva mettere a repentaglio la sua libertà. Non c'era verso. Quattro mesi di uscite e di trattative prima di avere un bacio.
I suoi amici dicevano tutti "state insieme" e io, più molesta di una mosca gli chiedevo ogni tre per due "stiamo insieme?" E lui "no".
Perfino dopo quel sudato bacio la mia principale preoccupazione era di avere la risposta affermativa alla annosa questione. Poi, si sa, correre è bello di per sè, ma ci vuole anche un traguardo, sennò uno si annoia. E lui che per due anni continuava a rispondere a chi gli chiedeva "ma stai con la Dania?" "Non so di chi tu stia parlando" non aiutava. Non si voleva legare a nulla, a me in primis ok, ma anche ai posti, alle cose, all'università (no, voleva avere la libertà di studiare quando voleva, cioè mai), al lavoro (no, voleva avere la libertà di lavorare se decideva, cioè mai), al divertimento.
"Ma stiamo insieme?"" Ma stiamo insieme?"
"ma stai con la Dania?" "Non so di chi tu stia parlando"
Due anni così.
Una volta in piena crisi isterica gli mollai anche un destro, che diavolo almeno fosse servito!
L'ultima sua frase nella nostra relazione fu "Trovati un altro che ti porti a giro!" E io, che di fare la converti-dementi iniziavo ad avere le palle piene, gli gridai "Lo farò!", ma lui non sentì.
Dopo un paio di mesi che non ci sentivamo, quando io avevo già avuto modo di incappare nel Mancio, si presentò a casa mia a farmi presente che, non riusciva a capire come avessi potuto scordarmelo, noi stavamo insieme.
E poi il Mancio. Grazie a Dio anche io sbaglio.

sabato 12 luglio 2008

Versilia Rock city

Stanotte ho fatto un sogno strano.
Sono in mezzo ad un gruppo di amici(? gli amici dei sogni, che in realtà non hai mai avuto il piacere di conoscere) e si parla di baffi. Ad un certo momento confesso di essermi depilata il baffo e tutti iniziano a guardarmi sempre più insistentemente, con crescente disapprovazione e sempre più da vicino. Vedo i loro sguardi torvi rivolti verso di me, ma non a me in generale, non alla mia persona in toto, non al mio viso. No, al baffo. O meglio verso il labbro superiore, che per l'occasione inizia a crescere, crescere, crescere e ad allungarsi. Mr. Epifanio, prof. di meccanica all'università, che aveva i denti a paletta e il labbro lungo comodamente adagiato sopra (e del quale durante il corso ho potuto studiare tutte le pieghe interne degli incisivi, stando seduta sotto la cattedra per terra, che l'aula era sempre strapiena e non si trovava mai posto a sedere, figurarsi arrivando all'ultimo minuto), mi farebbe una cippa in questo momento.
E tutti lì, che continuano a quardare il mio baffo. Io sento sempre più forte la sensazione di mancanza, mi sento improvvisamente nuda senza i miei peletti, e mi sembra di sentirli spingere sotto la carne, desiderosi di ricrescere e di venire in mio aiuto.
Mi giustifico. Una volta al mese mi depilo - dico - Non di più. Ma è uguale, la disapprovazione non allenta.
Chissà che significa.
Perchè io, giuro morissi [è la formula], non mi sono mai depilata il baffo in vita mia (mai avuto carie in vita mia, diceva lo spot malamente doppiato del ragazzino in bicicletta, per chi ha la memoria lunga).
Quando ero piccola abitava sopra mia nonna una signora, una signorona, alta, grossa, importante, con i capelli neri brizzolati, lisci sulle spalle e gli occhiali, che a me incuteva anche un po' di timore. La Dunia. Aveva una panetteria, ma noi non andavamo mai a prendere il pane da lei, che con tutti i soldi che aveva era un continuo lamentarsi, chissà se non si vergognava.
Avrebbe dovuto, dicevano i miei. Un giorno si appisolò mentre scaldava nel pentolino la ceretta per farsi il baffo e mandò a fuoco tutta la cucina.
Io invece non mi sono mai fatta il baffo in vita mia, giuro morissi.

Nel frattempo, sono due giorni che cerco un bel discorso per Versilia rock city, primo romanzo di Fabio Genovesi. Non mi esce niente più che un bello, bello, bello, che, per quanto ripetitivo, non rende minimamente l'idea del godimento che si prova a leggere il libro.
Questo è un libro che non si racconta, secondo me: originale, intrecciato, dilatato. Grandioso.
Va letto. Tanta, tanta roba, direbbe il Mancio.
E allora leggetelo e poi sarete pronti a scommettere con me che ci saranno molti più bambini di nome Nello nelle generazioni future.


Fabio Genovesi, Versilia Rock city, Transeuropa edizioni, 2008
Ricordo una donna piccola e sorridente e arrabbiata. Una donna che amava emozionarsi e ridere e piangere.
Ricordo un viso che si illuminava tutto quando sentiva le barzellette del figlio.
Ricordo la tavola apparecchiata, il ventilatore acceso sulla mensola del camino, che fa caldo, la tazza bianca con dentro la confezione della mozzarella aperta, lasciata con la sua acqua così non si sciupa, col basilico accanto, per te che non mangi la carne.
Ricordo il nome del padre mentre ero già sotto le coperte, la sera in montagna, d'estate. E una donna piccola che dormiva nel posto sotto di me, nel letto a castello, con la camicia da notte lilla.
Ricordo i crostini con i fegatini, per Natale, e la tavola imbandita e i grissini nel vassoietto di vimini allungato e il pranzo che iniziava alle due e mezzo perchè prima si aprivano i regali.
Ricordo l'odore del rossetto e della cera di cupra e delle sigarette nazionali con la scatola verde che mi avvolgevano in un abbraccio.
Ricordo una bocca sorridente che mi salutava: Maghella!
Ricordo una voce che rispondeva al telefono e mi chiamava Amorosa!.
Ricordo una collana con le perle rosse.
Ricordo i colpetti per far scendere la sigaretta dal pacchetto verde e i buchi su tutte le tende di cucina, piccoli, rotondi, che la mattina è bello fumare una sigaretta mentre si aspetta che passi il caffè e guardare fuori nella strada, e perdersi nei pensieri.
Ricordo le torte coi pizzi più buone del pianeta.
Ricordo una donna piccola, nella cucina illuminata mentre il resto della casa è buio, a stirare una montagna di panni e a fumare, intanto.
Ricordo le cene tutti insieme e una donna piccola e sorridente che, mentre sfaccendava avanti e indietro, si fermava in piedi con lo straccio in mano per sentire il discorso.
Ricordo il venerdì dopo pranzo, quando tutti sono a letto, ad ascoltare dalle cuffie giganti dello stereo Moonlight shadow e Rocky.
Ricordo una donna arrabbiata contro il governo, contro i politici, contro Dio. E la mano alzata contro il cielo. E un paio di pantaloni troppo corti.
Ricordo una donna nel dolore, una mente che inizia a far cilecca.
Ricordo i capelli grigi e bianchi su un cuscino dell'ospedale e "Amorosa".
Ricordo un respiro affannoso e poi nulla. E un viso sereno, rilassato, disteso. Sollevato. E un saluto, l'ultimo, un anno fa.

venerdì 11 luglio 2008

Drin. Driiinn. DRIIINNN.
Dania:"Pronto"
Amica:"Te l'avevo detto che facevano il cazzo che volevano: T. è in B, capisci? Era in A e poi, puff, preso e spostato! In B! Che tanto lì son tutti dei giochi strani, fan tutte il loro interesse. E anche la mamma di E. è incacchiata che sua figlia è da sola come una spia, come una cretina. E' nella A, ma è incacchiata lo stesso e c'ha ragione. Eh, ma io ci pianto una giostra! Era nella A e ora è in B! E come mai? Eh? Come mai?"
Dania:"Eh, non saprei..."
Amica:"Eh lo so io, lo so! Via, ti faccio sapere come va a finire e ci si vede alla partita."
Click.
Urka.


...ma si, ma dai e diccelo anche a noi...

giovedì 10 luglio 2008

Mio marito, il Mancio, mi fa onestamente presente che l'ultimo post non è di suo gradimento.
Son soddisfazioni.
Grande il Mancio ieri sera alla partita. Forma smagliante: uscite, rinvii, parate da favola.
Peccato che io stia al calcio come una cicciona alla dieta, come i marziani alla luna: un altro pianeta.
Per me la passione calcistica si esaurisce nell'appendere la bandiera se gioca l'Italia e nello sperare che segni per sentire quella certa sensazione di appagamento, che quella si, la sento anch'io, che sono un'italiana.
Cazzo, 3-0 ieri sera.
Peccato che quando hanno segnato il primo goal io stessi ascoltando la mia amica che inveiva contro le maestre, quelle troie, che fanno il bello ed il cattivo tempo, spostando bambini a destra e a manca, da una classe all'altra. Ok, grazie a nome della categoria. Un rigore, comunque, credo.
Peccato che quando hanno segnato il secondo goal io stessi ascoltando la mia amica che ce l'aveva con l'idraulico che tradisce sua moglie e con lei, povera cornuta, che non dice nulla. Che se lo sa è una cretina, se non lo sa è una cogliona.
Peccato che quando hanno segnato il terzo goal io stessi ascoltando la mia amica "Ma quella non è la Titti? Sta sempre con Marchino?" "Ma no, è da anni che sta con uno.." "Si, va bè..comunque se ne è fatti a decine, questo è sicuro." "Ma, non so...può... GOAAAAALLL.
Boato, tripudio dalla tribuna.
Mi volto verso il campo e vedo il Mancio che corre verso i suoi compagni, si abbracciano, saltellano, si danno pacche di complicità. Mi ri-volto e vedo la mia amica che, assoggettata all'isteria collettiva, si è aggrappata alla rete e la scuote, gridando frasi incitanti. La gente sulla gradinata è in piedi, applaude, grida, si abbraccia. I bambini saltano, esultanti e male informati: "2 a 1!! 2 a 1!!".
A quel punto sento il preciso dovere di entrare in scena anch'io: agguanto mia figlia-piccolo mostro e la lancio in aria una volta, due volte e poi ancora 3-4 volte. "Evviva, evviva! Forza Pozzo!" Lei ride divertita, "Forza pozzo!" dice a suo modo.
Cazzo, 3-0.

Poi plof, in un attimo l'atmosfera si ricompone, si smette di saltare e di urlare. Il pubblico si rimette a sedere.
"Ok, andiamo via" mi fa la mia amica.
"Ok" rispondo io.
Certo però un po' mi dispiace andare via così, a metà del secondo tempo.
Cazzo, 3-0 si stava vincendo.

mercoledì 9 luglio 2008

torno adesso da un corso di recupero por los duros de los durones a scuola.

ok, giù la maschera.

Sono un'insegnante pur avendo una laurea che potrebbe farmi guadagnare un sacco di soldi (dicono).

- Si, cosa scelta deliberatamente e (in)consapevolmente.

- No, no, non l'ho scelto perchè è un lavoro comodo per una donna con figli, ma perchè realmente mi realizzo facendo questo.

- Si, anche se la gioventù non è quella di una volta.

- Eh, ci vuole coraggio, hai ragione, ma sono sempre stata una crocerossina delle cause perse.

- Si, davvero, hai capito bene, penso che i giovani di oggi siano identici ai giovani di ieri. Idioti nella stessa maniera. Io per lo meno ero idiota e quindi, che ti devo dire, mi ci riconosco perfettamente.

- No, ce l'avevo uno straccio di lavoro da ingegnere, ma mi faceva cacare (si, scusa il francesismo)

- No, non era una co.co.co, era a tempo indeterminato e nel pubblico, una botta di sicurezza, avevo vinto un concorso - si, ero stata brava e culosa - ma ciò non bastava a renderlo nemmeno gradevole.

- No, non mi hanno sbattuto fuori, mi sono licenziata io.

- Si, le ho sentite le idiozie del nuovo ministro. Tali e quali a quelle dei vecchi. Ci manderanno tutti a casa, si.

- No, ci vorranno anni prima che entri di ruolo, farò prima ad andare in pensione.

- Eh già, precariato a vita.

- No, fattene una ragione, non mi pento. E mi piace studiare. E anche i giovani li trovo pieni di stimoli.

- Si, forse mi devo far vedere. Da uno bravo, si.

Ecco, ho risposto già a tutte le domande. Sollevati dall'onere del colloquio non vi resta che fustigarmi.

- Si, le ho le mie soddisfazioni. Un giorno, dopo un'ora che cercavo di spiegare delle cose, un ragazzo chiede la parola e mi pone la domanda: "Mi chiedo cosa spinga una persona sana di mente a fare l'insegnante".

lunedì 7 luglio 2008

La ballata delle prugne secche

L'altro giorno sfinita dalla sopportazione della mia bimba piccola, che palesa, alla tenera età di 20 mesi, tutti i sintomi di una futura e indomita stronzaggine e che il cambiamento di temperatura rende ancor più, if possible, insostenibile, intrattabile, incoercibile, digito su google il rimedio omeopatico PULSATILLA, che periodicamente le appioppo per ripristinare una sorta di equilibrio quo ante, per vedere se anche per il caldo i granulini possano avere il loro magico effetto.
Mescolato ai vari siti con le indicazioni terapeutiche, becco il blog di Pulsatilla recente successo dell'editoria italiana, fresca di pubblicazione del suo secondo romanzo. Vago un po' nel blog e penso "fantastica, come diavolo ho fatto a non beccare prima il suo blog".
Presa dall'impulso irrefrenabile di leggere il suo primo libro esco, prole al seguito, diretta alla libreria del paese (una delle due, tanto siamo fortunati noialtri).
In un caos fatto di turisti che si affannano a trovare il libro per il sotto ombrellone, stretti fra gli scaffali di una libreria 4x5m (praticamente impossibile non far cadere libri per un adulto, figurarsi per le mie figliole), e di caldo afoso, spiego alla commessa che sto cercando un libro La ballata delle prugne secche, ma che non riesco a trovare niente.
Lei, dopo avermi guardato con aria perplessa, digita sul computer, osserva il monitor, alza la testa e mi fa "Non ce l'abbiamo". "Ah, l'avete terminato, eh?- ribatto io- ok, grazie e arrivederci"
Esco imprecando per il fatto di aver ceduto ad un acquisto by hand, visto che non ricordo più l'ultima volta che ho comprato un libro in una libreria che non fosse online, e mi dirigo speranzosa all'ultima libreria possibile (si fa presto ad esaurire le scorte).
Ok, ne hanno un'ultima copia. Aspetto, in crescente sudorazione, con una figliola in braccio e una attaccata alla coscia mentre la commessa si affanna a cercare nei vari scomparti.
"Eppur c'era..."
Niente, non si trova.
E' necessario l'intervento della capa, che vivaiddio in un attimo trova l'unica copia del romanzo posseduta dal fornitissimo negozio.
Arrivata a casa, sbologno una fanciulla alla televisione, un'altra alla sua propria saccoccia e mi dedico alla lettura.
Si divora, questo libro è spettacolare. Adoro questo modo di scrivere. Adoro questo modo di masticare pane e parole, di perdersi in divagazioni, digressioni e incisi. Questa capacità di raccontare il niente, di ironizzare. Fantastica, caustica e dissacratoria.
Leggete La ballata delle prugne secche di Pulsatilla, giuro non ve ne pentirete.

domenica 6 luglio 2008

hobbies

Si..no..cioè (e ora speriamo che non mi esca Morgan con la cuffia girata sulla fronte a prendermi per il kiulo, che proprio non lo richiederei), diciamocelo, gli hobby sono hobby e ognuno c'ha il suo. Sembra banale, ma non lo è.
Il mio hobby è internet, inutile girarci intorno. Vaga quanto volete, questa dicitura, difficile da accettare ai più, questo hobby, ma che ci devo fare: questo è.
Vorrei con tutta me stessa averne altri, tutti quegli hobby stereotipati che si mettono sul curriculum per fare bella figura: lettura, trekking e viaggi (provate a prendere 100 curricula e, statene certi, troverete un'omologazione alla voce hobby da far paura, provare per credere), che anche la sottoscritta, mentendo, ha aggiunti al suo c.v. (tranne la voce trekking, che proprio sarebbe stato mentire spudoratamente). Ma la realtà, ahimè, è un'altra.
Io adoro internet e questo è il mio hobby, se per hobby si intende un'attività facendo la quale le ore ti volano via in un lampo, perse indiscutibilmente, che ti rilassa e della quale difficilmente puoi fare a meno.
Ma non è così semplice.
Gli hobby non si contestano, sono manie, piccole malattie, diciamocelo, ma averne ti rende perfino più interessante: se una persona ti confessa di non avere hobby la rifuggi come un'appestata. 'sticazz che noia.
Gli hobby non si contestano, no. Nessuno, tranne l'hobby internet. Quello rode, non va giù. Se ti provi a dire che il tuo hobby è internet stai pur certo che verrai subissato di domande tese a motivare questa tua insana passione: ma che vuol dire internet? "cosa" di internet? I forum? Le chat? I siti? (domanda quest'ultima che non ha proprio senso per chi conosce un minimo il mezzo).
Ecco, rispondo, a me di internet piace tutto: il fatto che ci puoi trovare la risposta ad ogni domanda insulsa che ti viene in mente, il fatto che se cerchi una cosa futile, tipo il nome di una canzone della quale ricordi due parole sentite alla radio, o un documento più serio e utile attendi non più di venti secondi perchè la ricerca dia i suoi esiti, le mail, i forum, le chat, skype, msn, i blog, l'HTML, il fatto di essere simultaneamente in Europa, in Giappone e in America, ebay, l'e-commerce, l'e-learning e molto, molto altro. Mettete la e- davanti a qualcosa e state certi che le mie antenne si drizzano.
E' tutto l'insieme, tutta la filosofia di internet che mi piace e che non si può smontare per capirla: sarebbe come chiedere a uno che si diletta nel fare i mosaici di smontare tutta l'opera e spiegare il significato del singolo tassello, o a una appassionata nel ricamo il significato della singola perlina. Assurdo.
Eh si, ma queste spiegazioni non bastano, cari miei, e, se i vari hobby sono piccole malattie, innocue e non fastidiose, l'internet-mania va studiata, va capita, ci va creato un caso. Insomma un po' di polverone va smosso. Esistono libri che analizzano questa nuova malattia, non so se lo sapete: per tutti gli altri hobby quello che puoi trovare in giro è una raccolta più o meno cospicua di manuali con le dritte necessarie per diventare insuperabile nella tua mania, per internet no. Se sei appassionato di internet, rassegnati: verrai messo sotto osservazione come un topo di laboratorio e analizzato.
Anni fa, mentre preparavo un lavoro sulla tecnologia per un corso che seguivo, incappai nel libro di un sedicente esperto che addirittura aveva avuto il coraggio di stilare una lista di comportamenti "anomali", che se la sventura vi aveva fatto lo scherzetto di appiopparvi, facevano di voi, a tutti gli effetti, dei malati.
Eccola, la lista, che infischiandomene del copyright, copio diligentemente affinchè anche voi, sventurati, mettiate a fuoco la vostra malattia (o internet addiction, per gli anglofoni):

1. usare ogni giorno i servizi on line e senza la possibilità di rinunciarvi; (è evidente, su internet non ci si va una volta alla settimana. Come minimo le mail le scarichi tutti i giorni)
2. perdere qualunque riferimento con il tempo mentre si sta navigando nel cyberspazio; (ovvio)
3. uscire di casa sempre meno; (ovvio)
4. impiegare sempre meno tempo per mangiare, consumando un panino davanti al computer; (ovvio, un'abitudine consolidata)
5. Negare di passare troppo tempo in internet quando viene obiettato da qualcun altro; (!)
6. Gli altri membri della famiglia, nonchè gli amici, si lamentano del troppo tempo passato a guardare il monitor; (ovvio)
7. Controllare la posta troppe volte in una giornata; (ovvio)
8. Pensare di avere la più bella homepage personale sul www e far di tutto per cercare di dare l'indirizzo alle persone con cui si viene in contatto; (ahah)
9. Collegarsi a internet mentre si è già occupati al lavoro; (ovvio)
10. Aspettare che tutti i membri della famiglia siano fuori casa (e non rompano i maroni n.d.r.) per "sgattaiolare" in Internet, provocando una forte sensazione di liberazione e di vittoria; (e un sorrisino sadico)

Quando con dapprima una divertita constatazione, poi con un crescente sgomento per ciò che questo avrebbe comportato, scoprii di aderire perfettamente a tutti i 10 punti iniziai a fare l'unica cosa rimasta da fare, già contemplata nella esaustiva lista di cui sopra al punto 5 (qui non si inventa niente): come un animale braccato iniziai a negare spudoratamente, anche l'evidenza, come gli alcolisti anonimi, per i quali, in un momento, sviluppai un senso di fraterna simpatia. Dopodichè sguazzai felice nel punto 10.
Certo, a volte qualcuno ti sgama, è naturale. Tipo qualche giorno fa: esco da lavoro alle 13.40 e, tempo di salire in macchina e arrivare a casa, alle 14.00 sono già loggata su msn, in pieno possesso del punto 4. Tempo due secondi arriva il messaggio di un diciassettenne che ho nei contatti: " Ehi, ma è GIA' lì, non ha nemmeno mangiato!" ....grrrRRR.... a parte il "lei" che ti potresti amabilmente ficcare, visto che ho 34 anni, mica l'età di mia nonna, poi devo sbrigare un lavoro importante......... pieno punto 5 (con l'aggressività di chi è stato beccato con le mani nel sacco).

***
Detto per inciso, il plurale di hobby è hobbies, non crediate che non lo sappia.

venerdì 4 luglio 2008

Ecco, ho sistemato un po' di cose.
Prima di tutto l'ora. Tutti i post uscivano con un orario assurdo (cosa insignificante di per sè, ma che mi urtava e neanche poco).
Vado a controllare nelle impostazioni e vedo che chissà come mai il blog ha pensato che abitassi affacciata al pacifico, a 8 ore di differenza (che poi questa cosa del tempo, relativo direbbe Einstein, mi ha sempre affascinato e un po' sgomentato: io mi appresto a vivere il mio 5 luglio e qualcuno dall'altra parte del mondo l'ha già vissuto. Cool direbbe qualcuno. Che poi, senza saper nè leggere nè scrivere, mi sono sempre chiesta a quale fuso si riferissero gli avvenimenti storici, tutte quelle date nelle quali "nello stesso momento, Austria, Francia ecc. preparavano la loro rivalsa.... ecc. ecc.", quale stesso momento? Quello reale o quello legale a 8 ore di differenza? mah).
Forse avrà percepito l'odore del salmastro dei miei polpastrelli attraverso la tastiera, chissà, certo è che qui non siamo assolutamente affacciati al Pacifico, ma al Tirreno e scusa se è poco, immersi nella più grigia vita di provincia.
E si sogna di emigrare a migliaia di km di distanza e cambiare vita, ma niente più.
E l'altra cosa era questa Daniuccia, che non andava nè su nè giù, tipo l'Ovo sodo di Virzì.
Si perchè nessuno mi chiama abitualmente Daniuccia, nè io lo gradirei, per dirla tutta. Ma quando tu vai a creare il tuo blog ti devi adattare e andare a beccare il posto lasciato dagli altri, molto più alla moda di te, che il blog ce l'hanno da un pezzo.
Quindi, dunque, vediamo.... DANIA.... manco per idea. Si chiameranno Dania in 15 nel mondo, ma il posto è già preso. Allora...caspita non ho nomignoli, me ne potrei creare uno per l'occasione, ma è un po' da sfigati...a no, mio marito mi chiama DAN... niente, c'è un tipo oltreoceano che ha preso il posto. Il suo blog si chiama bubble bobble (?) ed ha un unico post che recita "lala" e stop, scritto nel 2000. Bè, poteva anche evitare e lasciare il posto. Ok, proviamo DA. Niente, è di un Disturbed Adolescent. Due post: bored and confused, recita il secondo. Mah.
E allora? Mi viene in mente la mia amica Ida, che a volte, quando inizia le chat, mi chiede "Daniuccia, come va?".
Ok, daniuccia può andare ed è libero. Ci posso anche trovare significati reconditi: Daniuccia come va?= il blog delle mie emozioni e varie altre amenità.
Vada per Daniuccia. Faccio una ricerca su google e vedo che di Daniucce ce n'è uno svariato numero, ma che hanno occupato altri blog, per fortuna.
E allora va bene, va bene tutto, ma non che ogni commento esca firmato da Daniuccia, che mio cognato ha iniziato già a prendermi per il julio. Mettiamo Dania vah, e pace se in questo paese da 100 anime tutti sapranno i cacchi miei.
Mi viene in mente un'alternativa: DANIETTI'. Ed è anche libero. Ma no, no. Mi chiamava così uno dei miei ex, il fetente che mi ha rovinato l'adolescenza, quello che pensavo fosse amore e invece era un calesse, ma neanche.
Soprassediamo, va là.

c'è chi sta peggio

Ecco, questo voglio dire: c'è chi sta peggio. Il che, si sa, è una consolazione mica da ridere.
Si viene al mondo, si cresce un po' e uno dei primi insegnamenti che ci viene impartito alla prima lamentela è questo: pensa a chi sta peggio di te!
Mamma, non ho più fame! Pensa ai bambini che non ne hanno!
Mamma, vorrei il motorino! Pensa a chi non ha nemmeno la bicicletta!
Mamma, ho la cellulite! Pensa a T. in classe tua, che ha un julio come una balena!
Mamma, il ragazzo mi ha mollato! Pensa a quegli sfigati che il ragazzo non lo trovano nemmeno a pagarlo! E così via...
E dunque, alla fine, uno si convince che nei momenti di sfiga basta trovare anche uno che sta messo peggio di te e, insomma, un sospiro di sollievo lo puoi tirare.
No, questo perchè quando si apre un blog il primo pensiero va ai possibili lettori. Ti chiedi: ma chi sarà quel disgraziato che viene a leggere le mie elucubrazioni? Ce ne sarà qualcuno? Almeno 1?
Certo che no, se non trovi dei contenuti... Gia, i famosi contenuti....
E allora, mentre navighi nella rete, senza una meta stabilita, nella spasmodica ricerca di contenuti, becchi una blogger che posta: "Perchè non mi scrivete più un commento?? vi prego, vi scongiuro, scrivete ancora qualcosa, prima commentavate un sacco... a me serve sapere che ci siete!"
Cacchio, questa sta peggio di me. Almeno io ho ancora la mia dignità. E pfiuuu. Sospiro.
Tipo quel compagno delle medie di mia sorella. Molto effeminato e smancerioso. Un bimbo ancora, certo. Ma per il quale i compagni senza mezzi termini e senza mezze parole avevano già decretato: " E' un frocio". Ebbene, questo poveraccio era in gita in Francia con la scuola e aveva con gli altri fatto amicizia con un gruppo di ragazzi del posto. I quali, tutto il mondo è paese, avevano iniziato a chiamarlo pedet, o come diavolo si scrive, cioè finocchio alla francese, e a scherzarci, senza che lui sapesse il significato della parola. Quando alla buon ora, dopo qualche giorno, questi la piantarono di sbeffeggiarlo, lui tutto triste, sentendosi messo da parte, andò da loro a chiedere perchè non lo chiamassero più pedet e a pregarli di continuare.
E cacchio se questo stava messo peggio di me.

giovedì 3 luglio 2008

Il bricco dei vermi

Ho un amico scrittore.
Caspita, se lo sentissi dire ad un altro penserei che questo ha una gran fortuna. Mica è roba da tutti conoscere uno scrittore.
E invece, quando penso a questa cosa mi inorgoglisco per lui e basta. Perchè con Fabio eravamo, come si suol dire, amici fin dai tempi del liceo e qualche esperienza insieme l'abbiamo fatta. C'è stato un momento che andavamo insieme ai funerali di tutti gli sfortunati scomparsi che conoscevamo. Mica eravamo gli unici del gruppo della classe ad averli conosciuti, quegli sfortunati, però ai funerali ci si andava solo noi. Mi telefonava, mi passava a prendere e ci andavamo. E un giorno ci chiedemmo come avremmo fatto se fosse trapassato uno di noi due, sarebbe stato un bel casino.
E poi c'era Amnesty che ci univa. Grande esperienza formativa quella. Successe che era venuta a scuola una signora piccola e rugosa a presentare l'associazione per sensibilizzare la gioventù alla nobile causa. E, come al solito, noi eravamo stati gli unici due ad aderire all'iniziativa. E ad entrare così nel tunnel di S.L.. Come in tutte le associazioni, anche in questa il noviziato lo facevi prendendo parte ai tavolini che si allestiscono per la strada ed in cui fermi la gente per elemosinare una firma per questa o quella petizione. C'era gente scafata, che riusciva a far fermare tutti i passanti, che li obbligava ad ascoltare tutte le motivazioni delle petizioni senza che questi poveracci potessero fiatare e che alla fine li costringeva a firmare. E loro, sottomessi e anche un po' impauriti all'idea delle fiamme dell'inferno, firmavano. Si perchè in ultima battuta il riferimento al cristianesimo ci scappava sempre: insomma, se sei un buon cristiano questa firma la devi mettere. E loro firmavano perchè erano altri tempi quelli, in cui la religione godeva ancora di un certo rispetto.
Noi avevamo un po' più di vergogna. Ci avvicinavamo ai passanti timidi e un po' titubanti e nessuno però si fermava. Per questo dopo qualche tavolino l'entusiasmo iniziò a impallidire, ma uscirne non era così facile. Era un po' come quei contratti di vigilanza notturna che ti incastrano: viene il rappresentante e ti propone, per la sicurezza tua e di tutti i tuoi beni, un servizio ronda ineguagliabile. Tu firmi e poi vedi in una nota scritta in carattere 8 che non ne puoi uscire prima dei 3 anni, che tu lo voglia o no, anche sei tuoi beni scomparissero dalla faccia della terra. E così, allo stesso modo, c'era S.L. a ricordarti che c'era un tavolino. Il venerdì pomeriggio scattava la telefonata: "Ciao, sono S.L. di Amnesty" e noi non si riusciva a trovare delle scuse. "Ciao, sono S.L., il tuo incubo peggiore" e la domenica ti ritrovavi a fermare i passanti.
E Fabio era brillante. Una delle persone più interessanti e divertenti che abbia mai conosciuto. Geniale e ironico. Colto e leggero. Le chiacchierate con lui erano preziose, sapeva farti sbellicare senza cedere al grotteco, solo rendendoti partecipe di quello che lui osservava e intuiva. Che quando riluttava la compagnia qualcuno diceva: non c'è Fabio stasera, sai com'è ha le sue manie. E invece non erano manie, erano creazioni.
E ora eccolo qua, scrittore: un libro già uscito e uno in uscita a luglio.
Il bricco dei vermi: divertente, ironico, pungente. Il miglior libro che sia mai stato scritto sulla Versilia. Se del mare e dell'aria della versilia vi siete già nutriti, non potrete non lasciarvi conquistare da questo libbriccino. Se il mare della Versilia non vi ha ancora mai bagnato le caviglie, niente paura: mettetevi comodi, il sollazzo inizia anche per voi.

Fabio Genovesi- Il bricco dei vermi e altri racconti - Franche Tirature

non sto invecchiando

sto invecchiando..lo vedo, è inutile far finta. cerco contenuti e questo non va, proprio no. Oddio, andrebbe bene se uno poi ne trovasse di contenuti, ma qui il piatto piange. Leggo i blog e tutti hanno tante cose da dire, tante che tu dici "caspita, ma la mia vita è proprio un piattume" e pensi che vorresti avere un blog perchè oltre al fatto che è di moda, oltre al fatto che ce l'hanno tutti, hai un sacco di cose da dire anche tu, diamine!
E allora eccoti lì a cercare contenuti, e profondi, perchè tu non sei mica una tipa leggera. Ti prendi sul serio e mica è da un'ora che cerchi contenuti, sono mesi.
Allora eccolo lì, il contenuto. Non sto invecchiando e ho un blog. E che diamine.